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Il Comune passa al setaccio gli atti della protezione civile

Livorno, dopo gli arresti gli assessori hanno chiesto al segretario di avviare una verifica sulla correttezza formale degli affidamenti diretti fatti negli ultimi anni

LIVORNO. Dopo le inchieste che hanno portato all’arresto di Riccardo Stefanini e dell’imprenditore della Tecnospurghi Emanuele Fiaschi, i vertici del Comune hanno deciso di rimettere sul tavolo e passare al setaccio tutte le procedure seguite negli ultimi anni dalla protezione civile. In particolare gli affidamenti diretti, ovvero quelli che stando sotto la soglia dei 40mila euro non passano dalle maglie più strette delle gare di appalto.

La giunta ha appena incaricato il segretario generale di Palazzo Civico, Alberto Bignone, di aprire un’istruttoria interna per verificare, insieme ai vari uffici competenti, la correttezza formale di molti di quegli atti. Insomma, una verifica a tappeto, o quasi. «Un sistema di controlli – premette il segretario generale – c’è già: vengono fatti regolarmente su tutti gli atti nell’ambito del sistema di prevenzione della corruzione».

In questo caso «faremo una verifica puntuale su tutti gli atti di affidamento esterno fatti dal 2016 a oggi», e seguiti in particolare dal settore della protezione civile. Settore che fino al maggio scorso ha visto tra le figure di coordinamento il dipendente comunale finito agli arresti domiciliari. Secondo gli inquirenti, che gli contestano il reato di turbativa d’asta in concorso e truffa ai danni dello stato, Stefanini avrebbe favorito l’imprenditore livornese nel bando “Multiservizi”: un pacchetto da 35mila euro per gestire una serie di servizi che vanno dal rifornimento dei mezzi per l’emergenza alla consegna del cibo.

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Bignone non entra nel merito, ma ricorda che «nel caso specifico delle vicende giudiziarie che sono emerse, si parla di affidamenti diretti di appalti senza l’esperimento di una procedura di gara», possibili proprio perché sotto soglia. Quindi conferma che di fatto i prossimi controlli a tappeto «riguarderanno gli affidamenti fatti entro i 40mila euro», ovvero quelli che vengono seguiti direttamente dai singoli settori, mentre sopra i 40mila euro, ricorda, è l’ufficio contratti e patrimonio a occuparsi delle gare.

Attenzione: «Il controllo formale non necessariamente fa emergere irregolarità», sottolinea il segretario. «È infatti possibile che un procedimento sia regolare dal punto di vista amministrativo (in quanto c’è una norma del codice che entro i 40mila euro consente appunto di fare procedure negoziate anche consultando una sola ditta), ma che nei fatti non lo sia». Tradotto, in generale: «Il controllo sugli atti può non consentire di verificare se l’affidamento a tizio o a caio sia fondato su un accordo corruttivo tra le parti». Certo è che è interesse dell’ente che questo non accada, considerando anche che «dietro ad affidamenti di questo tipo, se fatti male, possono nascondersi spese maggiori per le casse pubbliche». Ora, mentre vanno avanti le indagini della questura, in Comune parte così un maxi controllo sulla correttezza formale dei vecchi atti. «Se dovessimo rilevare ulteriori fatti li segnaleremo alla Procura della Repubblica». In contemporanea, «nell’aggiornamento del piano anti-corruzione che stiamo predisponendo, cercheremo di stringere ulteriormente le maglie, introducendo misure che rendano meno agevole esperire affidamenti entro i 40mila euro».

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