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Livorno e il "mistero" dello scoglio comodo: sceglierlo è un’arte raffinata

I livornesi hanno un dono soprannaturale: la scelta dello scoglio comodo. A costo del contorsionismo

LIVORNO. No, lo scoglio no. Meglio il lettino comodocomodo in spiaggia. Spendi, ma stai da Papa. Il mare però è peggiore. È vero, meglio l’acqua agli Scogli Piatti, alle Vaschine, a Calignaia di quello sul lungo “bozzo” di Calambrone-Tirrenia o della bolgia dei bagni della Versilia. Così come è vero anche che gli scogli sono libertà. E aggiungiamoci, per citare Gaber e Celentano, che gli scogli sono anche di sinistra - e la spiaggia di destra- e poi sono anche... rock.

Ma non nascondiamocelo: gli scogli sono da mal di schiena. Facile quindi – se sei giovane – scegliere le pietre ma una volta superati gli “anta” non è che si può far finta di nulla. Eccheccavolo.

A Livorno si va dicendo che sugli scogli ci si sta bene, comodi. «A chi lo vogliono dare ad intendere?», verrebbe da commentare. E invece è vero pure questo. Il livornese nasce coi piedi palmati, si arrampica ovunque e al posto dei calli ha una suola incorporata. Non scivola neppure sul tappetino di alghe depositate sulla pietra. E lascia le scarpine ai fiorentini che prima o poi cadono lo stesso.

Ma la vera notizia – che fa la differenza – è che i livornesi hanno un dono soprannaturale: la scelta dello scoglio comodo. A costo del contorsionismo. Viene da guardarli con aria di compassione quando stanno sdraiati come a imitare le posizioni dello yoga, ma se trovi qualcuno che ti cede il posto (non succede praticamente mai) si scopre un mondo.

Lo scoglio comodo esiste. E non è come sembra. Per cominciare quello supercomodo non è perfettamente piatto, come può apparire a un occhio poco esperto.

Lo scoglio comodo segue infatti la conformazione della schiena: ha una lievissima fossetta all’altezza delle spalle per poi rialzarsi leggermente. In genere è all’interno di un avvallamento, un po’ più alto di qua e di là per infilarsi dentro come in un bozzolo. È leggermente (non sempre leggermente a onor del vero) inclinato: testa in alto, gambe in basso. Attenzione però, se sbagli nella scelta sei finito (e puoi cominciare a comprare gli antidolorifici) perché sullo scoglio piatto sopravvivi, sullo scoglio inclinato nel modo sbagliato, muori.

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Ma, soprattutto, ovunque c’è uno scoglio adatto per ogni esigenza. Basta saperlo riconoscere. Ce ne sono con dei buchi che sembrano fatti apposta per piantarci l’ombrellone, così hai il mare bello, un posto comodo e anche l’ombra. Ma sono posti rari e quindi ricercatissimi e di solito anche sempre occupati. Ce ne sono anche con dei fori da usare come portacenere naturale. Ce ne sono di matrimoniali: la buca è più larga e ci si entra in due. Ci sono quelli da camaleonte: la fossa è leggermente più fonda e da lontano non ti vede nessuno, se non dall’alto. Poi ci sono quelli a favore del sole della mattina: sembrano alla rovescia ma sei tu che non hai capito nulla. Ce ne sono per prendere il sole meglio e in ogni parte del corpo: nel punto più aperto della zona, sul cucuzzolo e “a misura”. Ci sono scogli da mattina e da sera (ma questi li riconoscono tutti, basta sapere come gira il sole). E ce ne sono per leggere, poltrone naturali: piedi a mollo e busto in alto.

Facile? No, i posti buoni si mimetizzano. La regola è: sappiate che ci sono tutti questi tipi di scoglio ovunque, basta vederli. A scegliere non si impara facilmente. Chi conosce quest’arte non la insegna, la dà per scontata: si guarda intorno e vede lo scoglio giusto. Lo “scogliaiolo” è un fungaiolo di mare. Il posto giusto non si insegna mai.




 

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