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Inchiesta appalti, "patto del pandoro" per truccare la gara: «Ho le scuse per escluderla»

Livorno, nell’ordinanza firmata dal giudice una serie di intercettazioni, sms e colloqui tra il coordinatore della Protezione Civile Riccardo Stefanini e l’imprenditore Fiaschi svelano gli accordi in cambio di regali 

LIVORNO. «Ecco io con questa cosa ho le scuse per poterla escludere (dalla gara)». È la mattina del 20 dicembre scorso e, secondo l’accusa, nell’ufficio della Protezione civile del Comune di Livorno si perfeziona “il patto del pandoro”. Un piano che di lì a pochi giorni permetterà alla Tecnospurghi di aggiudicarsi, a danno dell’azienda concorrente – la Ceragioli costruzioni di Camaiore – il servizio per la gestione delle attività di allerta meteo in città per il 2018 presentando, tra l’altro ...

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LIVORNO. «Ecco io con questa cosa ho le scuse per poterla escludere (dalla gara)». È la mattina del 20 dicembre scorso e, secondo l’accusa, nell’ufficio della Protezione civile del Comune di Livorno si perfeziona “il patto del pandoro”. Un piano che di lì a pochi giorni permetterà alla Tecnospurghi di aggiudicarsi, a danno dell’azienda concorrente – la Ceragioli costruzioni di Camaiore – il servizio per la gestione delle attività di allerta meteo in città per il 2018 presentando, tra l’altro, un’offerta di ribasso «soltanto al 5%, ben inferiore rispetto al 10% offerto dalla stessa azienda» per il medesimo servizio l’anno precedente.

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Protagonisti Riccardo Stefanini, 60 anni, coordinatore dell’ufficio e responsabile della gara e l’imprenditore Emanuele Fiaschi, 37, entrambi arrestati mercoledì scorso con l’accusa di turbativa d’asta, truffa ai danni dello Stato e da quattro giorni ai domiciliari. Un colloquio registrato da una telecamera posizionata nella stanza dalla squadra mobile e ora agli atti dell’inchiesta che si conclude «con una stretta di mano» e la richiesta di Stefanini al titolare di Tecnospurghi «anche di un pandoro e un panettone» in vista dell’imminente Santo Natale.

È questo uno dei passaggi chiave dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno. Trenta pagine nelle quali viene ripercorsa e sintetizzata un’inchiesta durata dieci mesi e coordinata dal procuratore capo Ettore Squillace Greco che ha scoperchiato – si legge – «un sistema illecito ormai consolidato e ben collaudato».



Agli atti sono finite intercettazioni telefoniche, sms e mail che secondo gli investigatori dimostrano come Stefanini si sia prodigato per consentire alla Tecnospurghi di vincere la gara mettendo i concorrenti nelle condizioni di rinunciare e informando di volta in volta Fiaschi di quello che stava accadendo.A cominciare dal 19 dicembre scorso quando il coordinatore della Protezione civile scopre che anche un’altra azienda ha presentato un avviso di interesse. «C’è un’altra ditta, Ceragioli costruzioni», scrive Stefanini all’imprenditore chiedendo anche se la conoscesse.

Da questo momento in avanti – secondo il giudice – iniziano una serie di operazioni da parte del dipendente pubblico per cercare di escludere i rivali, fino a trovare nel bando alcuni cavilli: «la sede operativa nel raggio di 15 chilometri dal Comune di Livorno e la disponibilità immediata di idrovore e due macchine spargisale». Ecco come si arriva alla telefonata che lo stesso Stefanini fa alle 12,24 del 19 dicembre a Marco Manfredini, responsabile gare alla Ceragioli. «Ha visto quel che è successo – dice Stefanini – insomma si ha otto morti sulla schiena noi e la magistratura che ci morde il collo a tutti quanti e dobbiamo super tutelarci...». Due ore dopo lo stesso Manfredini invia una mail nella quale, di fatto, si taglia fuori dalla gara poiché l’azienda è «disponibile a mettere a disposizione le attrezzature richieste solo dietro preallerta e comunque non prima delle quattro ore richieste».