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«I radical chic erano un bluff, è tutto finito»: Capalbio e il declino del pensatoio rosso

Da Piccola Atene a stabilimento-acquario, viaggio all’Ultima spiaggia. Ormai trattata come un museo: i vip servono a preservare il business

CAPALBIO. S’è sentito un fruscio sulla ghiaia. E d’improvviso la platea della Ferriera, antico giardino dei Pietromarchi, famiglia patrizia che ospita questa giornata del Premio Capalbio all’ombra di sughere, pini e lecci, ha avuto un impercettibile sussulto. Un’attrice, è arrivata un’attrice famosa, dicono. Bionda, un tempo bellissima, ora lievemente appassita. Guarda, scruta, fruga. Accenna un saluto, cede a una smorfia delusa. Camicie di lino, foulard, l’élite rannicchiata e canuta nelle prime file ha riabbassato il capo in quella tipica posa di austero raccoglimento. Stasera c’è Giuliano Amato. Nessuno che la possa aiutare insomma

L’ex premier ha appena avviato un lungo discorso sull’Europa e sullo scontro fra sovranisti e Bruxelles. Parla di Salvini anche se non lo nomina mai. Insomma parla del potere. Ed è evidente: il potere non è certo più qui fra il borgo e le brulle colline sulla via di Pescia Fiorentina, il potere in Italia d’estate non si distende più sulle spiagge del Chiarone o di Macchiatonda, casomai gusta granite a Milano Marittima o irrompe vichingo fra bagni di folla e selfie alla Versiliana. Qui ormai si respira un’atmosfera mesta, tremebonda e decadente; perfino surreale, come se la generazione che l’ha fatto nascere il mito, adesso del mito al crepuscolo quasi si compiacesse. Amato discetta come se da qui a Catania ci fosse la stessa differenza di fuso che c’è fra Sidney e New York. Mentre il Genghis Salvini Khan è già su tutti i siti che minaccia di tagliare i fondi all’Ue, lui analizza le notizie sui quotidiani della mattina.

E allora ci sovviene il monito ricevuto da Furio Colombo alla fine di questo viaggio verso l’Ultima, l’Ultima spiaggia sì, proprio quella degli intellettuali col cachemire, dei comunisti col Rolex e tutti i cliché che l’hanno accompagnata in 30 anni. «Vi prego, ancora con questa storia di Capalbio e la spiaggia dei vip. La leggenda dei radical chic è sempre stata priva di fondamento, un’invenzione dei media. Qui ci veniva Umberto Eco un giorno all’anno, ma non era né radical né chic, ma l’autore più venduto al mondo. La classe dirigente che la frequentava invece è finita, è vero», ci ha suggerito l’ex direttore dell’Unità.

Ecco, eppure ora che ci sei, per la prima volta con i piedi sulle passerelle in tela di corda fra gli ombrelloni blu e le sedie da regista, ti sembra di poterli vedere: Occhetto, La Malfa, Fassino, Rutelli. Questo è stato il pensatoio della sinistra, se uno voleva capire qualcosa del mondo e del Paese doveva venirci, a inebriarsi di cultura e acume intellettivo. Ora? «Tre giorni fa c’era Prodi. Ma daje, credi che qualcuno venga a chiedere a lui come si risolleva la sinistra, cosa deve dire e fare per battere er Truce? Mica c’è la sinistra dei bisogni a Capalbio. La verità è che fino a qualche anno fa veniva in vacanza il potere, ora ci son gli stessi, ma er potere nun ce l’hanno più, so tutti ottantenni», raccontano un giornalista e un regista romani chiedendo l’anonimato.

Agli albori furono i prof e gli intellettuali bucolici. Alberto Asor Rosa, Nicola Caracciolo, il prof Giacomo Marramao. «Mo’ce viene la de Grenet». «E pensare che io ho comprato casa qui nel 79. Avevo scelto Capalbio per la sua natura, e perché volevo evitare ambienti come Portofino...», dice Marramao. E invece per il filosofo anche l’Ultima s’è gentrificata. Troppo sabor de pueblo. Quest’anno s’è visto Travaglio. «La crisi della sinistra? Il problema è la distanza fra élite politica e bisogni dei cittadini». «Macché declino, siamo qui da 31 anni e guarda là, tutto esaurito», dice fiero Adalberto Sabbatini, uno dei patron dello stabilimento. In realtà il “fu potere radicàl” è sotto attacco.

A Capalbio il 4 marzo il M5S è volato al 25%, la Lega al 24, 6%, il Pd inchiodato al 21%. «Non è diverso dal resto del Paese – dice Bruno Manfellotto, già direttore del Tirreno e dell’Espresso – Ma la sinistra farebbe un errore a pensare di scalzare Salvini inseguendolo sul piano del populismo, o confidando in uno scivolone. Negli anni’70 il Pci era votato da un italiano su tre, e mica erano tutti comunisti. La classe dirigente era capace di analizzare i problemi e proporre soluzioni di buon governo. Serve pazienza, ci vorrà tempo». Per ora eclissi totale. «Io ho votato Forza Italia – ammette Sabbatini – E sì, per la minaccia della Bolkestein. Salvini? Se continuano a trattarlo come un delinquente arriverà all’80%». Al Frantoio, il ristorante più famoso del borgo, Maria Concetta Monaci ammette: «Installai la libreria perché molti dei partecipanti al premio ne lamentavano l’assenza, ma oggi i clienti più interessanti sono giovani professionisti, che alle parole preferiscono i fatti». L’Ultima ormai è un acquario. Uno stabilimento-museo. In mostra un modello culturale al tramonto di cui conservare la storia per salvare il business.



Per arrivarci si percorre un vialetto di ciottoli. Unico momento in cui si vedano le mamme con i passeggini e i padri sudati e carichi come ciuchi di borse frigo camminare accanto ai signori in lino, bermuda e bassotto al guinzaglio. Poi è impossibile che i due mondi si incrocino; che dalle spiagge libere un guardo plebeo possa frugare sotto gli ombrelloni o che la confusione gentista turbi gli orizzonti chic. I separé impediscono contaminazioni.

Certo, al bar l’atmosfera è vagamente promiscua. Ci si rifornisce a una specie di mensa, ma è un effetto incongruo, accentuato dal passaggio dei bagnini che, con il volto tirato per lo sforzo, si caricano addosso tavolinetti pieni di piatti da portare sotto l’ombrellone di chi ne ha fatto richiesta. E lì si scorgono attori, politici, manager di Stato, giornalisti seduti stretti stretti al desco, quasi ostentino quel pasto fugace e frugale. «Ma chi se li fila», ridono i due anonimi. Andrea Zagami, ideatore di Capalbio Libri, dopo aver giocato sull’equazione radical chic=vita godereccia, si fa pragmatico: «Li prendono di mira perché sono una razza in via di estinzione. Resistono alcuni bluff. Ma è tutto finito. C’è però una nuova Capalbio fatta di giovani: si farà sentire».

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