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Quell’avviso rafforzerà l’uomo forte

Da quando è nato, il governo lega-stellato cresce nei consensi registrati periodicamente dai sondaggi: Salvini dà la linea, Di Maio la insegue, Conte acconsente

La suggestione dell’uomo forte. Il compiacimento della frase a effetto. Il ribaltamento dei ruoli istituzionali. La difesa degli interessi nazionali nei confronti di un’Europa senz’anima. La sensazione che sull’immigrazione ci sia finalmente un modo di procedere deciso. Il cinismo del gesto plateale fino a incassare come una medaglia l’avviso di garanzia ricevuto, come era prevedibile, dalla magistratura siciliana. Alla maggioranza degli italiani garba molto stare sulle barricate. Anzi, garba molto che sulle barricate si siano piazzati i due vincitori delle elezioni del 4 marzo scorso. Da quando è nato, il governo lega-stellato cresce nei consensi registrati periodicamente dai sondaggi: Salvini dà la linea, Di Maio la insegue, Conte acconsente.

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Salvini infatti è in sintonia con gli umori di un’Italia profonda, sfibrata nei valori e nel portafoglio da una crisi devastante lunga ormai dieci anni. Che ci fosse il rischio di una tenuta democratica del Paese lo aveva intuito più di un anno fa il suo predecessore, quel Marco Minniti di cui il Pd ha provato imbarazzo per come ha gestito il Viminale riducendo il numero degli sbarchi. Era evidente: il rischio paventato da Minniti non riguardava un impossibile colpo di stato o uno sconvolgimento delle istituzioni democratiche. No, anticipava un sentimento diffuso tra le fasce più deboli della popolazione, tradite dalla sinistra. Pezzi di società si sono sentiti più ultimi degli ultimi, mentre il Pd è stato incapace di elaborare una strategia coerente per gestire l’immigrazione né ha saputo dar voce alla sofferenza delle periferie urbane e sociali della realtà italiana.

E’ accaduto in questi anni qualcosa di profondo e di irreversibile nella coscienza della nazione. La negazione della sofferenza economica e sociale, di cui Matteo Renzi è stato l’arrogante epifenomeno, ha inasprito il risentimento verso le classi dirigenti del passato, come si è visto in modo plateale durante i funerali di Genova con i fischi al segretario dem Martina e alla ex ministra genovese Pinotti mentre gli uomini di punta del governo in carica hanno incassato applausi.

Non basta a ciò che resta della sinistra maledire l’informazione falsata dalle fake news per spiegare il consenso che Salvini sta accumulando giorno dopo giorno. Fino a quando non deciderà di capitalizzarlo in anticipo, quel bottino di voti, portando la stessa maggioranza di governo a nuove elezioni ravvicinate per regolare i conti con il secondo vicepremier. Più di Di Maio, è Salvini oggi a interpretare la paura e il risentimento diffusi nella società, al Nord come al Sud. Una realtà in cui i diritti civili appaiono un lusso e dunque possono essere persino calpestati se non sono accompagnati dalla sicurezza economica e sociale. Dentro la formula “prima gli italiani” si raggruma un malessere troppo a lungo ignorato. All’uomo forte si affidano cittadini speranzosi di una soluzione miracolosa. La cura sarà lunga e niente affatto indolore. Buona domenica.