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Ascoltiamo la paura e la rabbia

Paura e rabbia. Due sentimenti popolari al centro della vita pubblica. Affollano le periferie urbane e sociali del nostro Paese. Ma anche i quartieri residenziali dei ceti medi, impoveriti da una crisi economica lunga dieci anni. Stati d'animo, paura e rabbia, tipicamente individuali, soggettivi. Eppure sono diventati senso diffuso, elementi unificanti di una nazione sfibrata nel suo tessuto connettivo. Temi trattati nel corso della festa PD di Livorno in una mia intervista pubblica a Marco Minniti che è stato ministro dell'Interno prima di Salvini.

Le sonore sconfitte elettorali del PD - referendum costituzionale, elezioni politiche del 4 marzo, elezioni comunali in Toscana del giugno 2017 e di quest'anno - vanno lette anche con questa chiave. Sono conseguenza dell'incapacità di un partito - storicamente espressione delle classi sociali più disagiate - di intercettare e comprendere gli umori profondi della popolazione e di trasformare la sofferenza economica in un progetto politico di cambiamento. Per troppi anni il disagio sociale è stato negato; banalizzati o trattati in modo insoddisfacente temi caldi come la sicurezza nelle città grandi e piccole o come la gestione degli immigrati accolti in Italia. Negare un problema infatti non lo risolve, semmai lo aggrava. E definire razzista il cittadino che si scontra con la dura quotidianità è ancora peggio.

Alle politiche il PD ha perso in Toscana 200mila voti, abbandonato da un elettore su quattro. In politica il vuoto non è ammesso. Quei sentimenti popolari, rabbia e paura, hanno trovato dunque nuovi interpreti. Un'illusione immaginare che quei consensi possano ritornare alla casa madre come se nulla fosse accaduto. Anche in caso di crisi anticipata del governo lega-stellato, in evidente difficoltà sui provvedimenti economici, bisogna prendere atto che è accaduto qualcosa di irreversibile nel sentire di una nazione. Buona domenica.