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Operaio morì annegato in porto: condannati sei tra dirigenti e imprenditori 

Livonro, la tragedia sul lavoro avvenne il 15 giugno 2010 tra il Bacino e la banchina 78. Gli imputati erano accusati di omicidio colposo in concorso

LIVORNO. Quel maledetto 15 giugno 2010 per Dashnore Qualliaj, 38 anni e due figli , era il primo giorno di lavoro nel porto di Livorno. Insieme ai colleghi della cooperativa sociale Ma.Ris. di La Spezia è salito tra il bacino galleggiante Mediterraneo e la banchina 78 per le operazioni di sabbiatura in sub-sub appalto della nave Amoretti. Indossava una tuta usa e getta, la cintura e scarpe antinfortunistiche ma nessuno gli aveva fornito il giubbotto di salvataggio previsto per quel tipo di intervento.

Di più. Secondo gli accertamenti della Procura «la ristrettissima fascia della banchina non era utilizzabile come luogo di lavoro dopo i lavori di manutenzione seguiti al sequestro effettuato dall’Asl e al successivo dissequestro avvenuto il 15 ottobre dell’anno precedente». Ecco perché intorno alle 9 il trentottenne di origini albanesi è scivolato giù per quattro metri morendo annegato. A distanza di otto anni da quella tragedia si è chiuso il processo di primo grado con la condanna di sei imputati tra manager e imprenditori. Inizialmente erano dieci le persone iscritte nel registro degli indagati dalla pubblico ministero Antonella Tenerani.

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L’accusa per tutti era quella di omicidio colposo in concorso «per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia», in particolare riguardo «la violazione della normativa a prevenzione degli infortuni sul lavoro». Ma l’aspetto più complicato, a livello investigativo, è stato quello di ricostruire il percorso che ha portato la cooperativa ad avere l’appalto dei lavori dopo due passaggi che hanno interessato la Gestione Bacini Spa, impresa capo commessa dei lavori, la Amico Luigi spa, società appaltante le operazioni di sabbiatura alla Ma.Ris.

Il primo ad uscire dal procedimento, durante l’udienza preliminare è stato Antonio Maria De Giovanni, 58 anni, presidente della cooperativa sociale, che ha patteggiato. Al centro del dibattimento le testimonianze dei colleghi di lavoro della vittima, il verbale di sequestro da parte dell’Asl e le due consulenze: la prima sulle cause della morte e la seconda sulla ricostruzione dell’incidente. Al termine delle udienze il giudice Carlo Cardi ha assolto due degli otto imputati per non aver commesso il fatto: Fabrizio Augello, 51 anni, consigliere e direttore tecnico della cooperativa e Paolo Clemente, 52, uno dei componenti del Cda della Ma.Ris.

Sei invece le condanne. A cominciare da Luigi Vieri, 55 anni, in qualità di responsabile della sicurezza della Amico Luigi srl, impresa appaltante delle operazioni di sabbiatura e proprietaria dei macchinari e Fabrizio Nelli, 65, amministratore delegato della Gestione Bacini spa. Per entrambe la condanna è stata a un anno e sei mesi di reclusione. Un anno, invece, nei confronti di Marco Fiorillo, 52 anni, presidente del consiglio di amministrazione della Gestione Bacini, Salvatore Masiello, 55, Stefano Ambrosini, 56, e Fiorenzo Giacomo Falcone, 63, questi ultimi tre in qualità di consiglieri del Cda della Ma.Ris. e dunque datori di lavoro della vittima.

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