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Il bimbo motoso all’università: «Così sono rinato dopo l’alluvione»

Livorno, a dieci mesi dal tragico evento una storia di speranza. Il racconto di Valerio: «La tragedia mi ha fatto crescere»

LIVORNO. La pioggia distrugge, uccide, spazza via. L’acqua è un solvente implacabile. Livorno lo ha imparato, suo malgrado, nella tragica notte tra il 9 e il 10 settembre 2017, che costò alla città otto vittime e milioni di euro di danni. Ma, a dieci mesi esatti dalla terribile alluvione che colpì la nostra comunità, c’è una storia di rinascita che merita di essere raccontata e, al pari della straordinaria mobilitazione dei “bimbi motosi”, per testimoniare la voglia di rimboccarsi le maniche e ricominciare daccapo: di rialzare la testa e rimettersi in piedi, nonostante tutto.

Valerio Dainelli, classe 1998, quella pioggia assassina ha portato via tutti i suoi beni materiali: la casa dove viveva (in via Pacinotti 52), le certezze, gli oggetti, e anche i documenti e tutto il necessario per chiudere in tempo la domanda per la borsa di studio (di cui aveva pienamente diritto) all’Università di Pisa: scadenza 15 settembre 2017. Un appello della famiglia per prorogare il bando fu lanciato dalle pagine del Tirreno il 3 ottobre e fu raccolto, nel giro di poche ore, dalla Regione Toscana, dal Governatore Enrico Rossi e dall’Azienda regionale per il diritto allo studio che, grazie alla segnalazione del Tirreno, riaprì le iscrizioni, eccezionalmente, per i “bimbi motosi” (il 6 ottobre 2017).

E Valerio ce l’ha fatta. Così, a 300 giorni da quella notte, è possibile raccontare il suo (lento) percorso verso la normalità. La casa di via Pacinotti è stata dichiarata inagibile. Valerio, suo padre e sua nonna hanno vissuto un mese al Calambrone (ospiti delle strutture messe a disposizione da “Uappala Hotels” di Mirco Peiani), poi si sono spostati in una nuova casa a Livorno, con le spese di affitto coperte dal Comun. Una vita stravolta per un ventenne che, già solo in condizioni standard, ha un milione di infinite piccole difficoltà quotidiane. Ma Valerio Dainelli ha avuto la sua borsa di studio, i suoi pasti gratis alla mensa universitaria, si è iscritto alla facoltà di Scienze Naturali (un ramo di Biologia) e ha sostenuto diversi esami con buoni risultati. I genitori, seppur separati da più di un decennio, sono molto contenti dei risultati del figlio.

L’unico non soddisfatto è lui: «Dopo un anno di studio sodo – spiega Valerio – ho capito che devo provare a cambiare facoltà, voglio tentare il test di ingresso a medicina». Un cambio di programma non del tutto casuale. «Forse, il merito o la colpa di questa spinta verso medicina – continua Valerio – viene proprio da questa tragica esperienza che ho vissuto. Mi piacerebbe specializzarmi in psichiatria».

Ma il “bimbo motoso al quadrato”, come fu definito all’epoca dei fatti (perché si fermò per giorni a scavare e spalare con gli altri ragazzi nella sua strada), come si ricorda quella notte? «Le prime parole che mi vengono in mente – dice – sono buio e paura. La nostra abitazione era al pian terreno, con una parte di seminterrato. Quando ci siamo accorti di quello che stava accadendo, erano circa le 3 del mattino, l’acqua era entrata in casa e le auto, in strada, galleggiavano in un metro e mezzo d’acqua.

A un certo punto, la porta d’ingresso del palazzo è esplosa sotto il peso dell’acqua e noi ci siamo lanciati sulle scale salendo al terzo piano.

L’acqua, per fortuna, si è fermata al primo». L’appuntamento con il test di medicina per Valerio è il 4 settembre (a 360 giorni esatti dalla tragedia), nuovo gradino nella vita dell’ex bimbo motoso, simbolo di un’intera città che cerca di riprendersi ciò che è suo di diritto.
 

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