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Quelle maglie di calcio ci parlano

C'è tanta cultura e geopolitica in quelle 211 divise nazionali esposte nella mostra a Pontedera sostenuta anche dal Tirreno. Più di tanti discorsi a vanvera di un certo ceto politico

Una maglia di calcio è una bandiera. Amata, odiata, temuta, dileggiata. Il tifo è così, passionale quanto basta per replicare moderni riti orgiastici collettivi. L’irrazionale che diventa reale. Metafora della vita. Ma tante maglie messe insieme prendono una dimensione completamente diversa. Ogni singola bandiera è il dettaglio di uno straordinario quadro pop, il più insolito e il più inedito sulla scena nazionale.

Scusate se oggi parlo di noi, del nostro/vostro giornale, “Il Tirreno”. Perché questo giornale, da una felice intuizione del vicedirettore Fabrizio Brancoli, ha reso possibile la realizzazione della mostra “Tutte le maglie del mondo” inaugurata domenica scorsa a Pontedera, allestita nel Palazzo Pretorio oggi adibito a delizioso museo civico, il Palp.

Tutte le maglie del mondo, il direttore Luigi Vicinanza: "Una mostra pop, venite a scoprirla"

La mostra contiene le 211 maglie delle altrettante nazionali di calcio riconosciute dalla Fifa; una collezione unica raccolta negli anni da un livornese visionario, Simone Panizzi, che le ha provate di tutte per recuperarle negli angoli più sperduti del globo. L’elegante allestimento è dell’architetto Luca Doveri. Ebbene tutte queste maglie – indossate nelle isole del Pacifico, sui monti dell’Himalaya, nell’Africa profonda – sono la rappresentazione colorata della globalizzazione; quel fenomeno che ci spaventa e ci interroga sul nostro presente.

Tutte le maglie del mondo, la mostra vista in grandangolo