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Morì a 30 anni di overdose, spacciatore condannato a 8 anni

Livorno, le dosi vendute da Ahmed “Rayen” Chouchoui il giorno prima della tragedia. Gli altri due imputati nei guai per altri episodi avvenuti in precedenza

LIVORNO. Due dosi di cocaina vendute a 80 euro poche ore prima che un commerciante livornese di trent’anni venisse trovato morto a causa – lo dirà poi l’autopsia – di un cocktail letale di sostanze stupefacenti e metadone. Era il febbraio del 2017. È iniziata da questa tragedia l’inchiesta della squadra mobile coordinata dalla pubblico ministero Fiorenza Mararra che nei mesi successivi ha permesso di scoprire e ricostruire una rete di spaccio molto radicata in città, soprattutto tra i più giovani. Ma non solo, perché durante le indagini è emersa anche un guerra tra bande di stranieri che l’estate scorsa ha terrorizzato il centro, in particolare piazza Cavour, tra risse, pestaggi e regolamenti di conti in piena notte.

A distanza di meno di un anno dal primo arresto , avvenuto a inizio ottobre, si è chiuso il processo di primo grado nei confronti di quattro stranieri, tre tunisini e un palestinese che hanno scelto tutti riti alternativi. La figura considerata di primo piano è quella di Ahmed Chouchoui, 19 anni, per tutti i suoi clienti solo “Rayen” il palestinese, accusato oltre alla vendita delle due dosi cedute al trentenne livornese, anche di decine di episodi di spaccio ad altrettanti livornesi. Il diciannovenne – al momento agli arresti domiciliari – è stato condannato a otto anni, nove mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a una multa di 62 mila euro.

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Tra i clienti – secondo gli investigatori – ce n’erano di talmente fidelizzati che ogni giorno si rivolgevano a lui per comprare droga. Come un certo “Nico”, che durante i mesi di marzo, aprile e maggio 2017 ha acquistato cocaina in venticinque occasioni. Ma dagli atti emergono i nomi di una decina di clienti affezionati, per lo più ragazzi e ragazze livornesi, tutti intorno ai venticinque anni: Devid, Tiziano, Tommy, Edoardo, Sara, Simone. E molti altri non identificati. Consumatori nelle condizioni di spendere a ogni incontro quaranta euro per qualche grammo di cocaina. Oltre a Rayen, tra gli imputati, c’erano anche Yasseine Ammar, 26 anni, tutt’ora in carcere, e Mohamed Ahmed, 20. Entrambi, insieme al diciannovenne, nei mesi precedenti alla tragedia, avrebbero ceduto al trentenne livornese e a un suo amico, diverse buste di cocaina a 40 euro ciascuna.

Ammar, a cui veniva contestata anche la detenzione ai fini di spaccio di una decina di grammi di un mix di anfetamina ed eroina, è stato condannato a dieci anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione oltre a una multa di 82 mila euro. Ahmed, invece, imputato anche per la detenzione, nell’appartamento dove viveva in via del Toro, di una quarantina di dosi di cocaina, è stato condannato a cinque anni e sei mesi di carcere e a una multa di 31mila euro. L’ultimo imputato, Moussa Elhamri, 28 anni, ha invece patteggiato un anno e quattro mesi di reclusione perché con gli altri tre avrebbe acquistato e custodito per poi venderla imprecisati quantitativi di droga tra l’inzio del 2017 e il 14 aprile dello stesso quando il ventottenne è stato arrestato per spaccio.
 

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