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Tommy, il rider che sfida le multinazionali del cibo

Empolese, guida il sindacato dei fattorini dei pasti a domicilio: «Paga minima e un algoritmo misura i tempi. Se non voli, sei fuori». È stato ricevuto dal ministro Di Maio

EMPOLI. Il cellulare si illumina: ci sono due porzioni di sushi da consegnare il prima possibile. Tommy sa che deve fare veloce, altrimenti quel maledetto algoritmo lo farà scendere in classifica e la prossima volta, chiameranno un altro rider. Un dramma, perché ogni consegna significa portare a casa qualche spicciolo. Sono diversi anni che Tommaso Falchi fa il fattorino. Ha 28 anni e ha iniziato a fare questo lavoro appena sbarcato a Bologna per iscriversi all’università. Ma alla fine lo studio è rimasto in stand by e quello che era un modo per pagarsi l’affitto e la facoltà è diventato un lavoro a tutti gli effetti: anche se chiamarlo così è quasi un insulto.

Diritti e tutele praticamente azzerati, con chilometri da percorrere nel traffico per pochi spiccioli. Per questo con i suoi amici e colleghi ha messo su Riders Union, movimento che in molti hanno ribattezzato il sindacato dei fattorini. Partito dal basso, sotto i portici di Bologna, è poi arrivato a Roma, nelle stanze del ministro del lavoro Luigi Di Maio. Qui è iniziata una battaglia contro i colossi del food delivery che fatturano centinaia di milioni di euro come Deliveroo, Foodora o JustEat: una battaglia per avere condizioni di lavoro dignitose. Un braccio di ferro da Davide contro Golia, ma qualcosa sta iniziando a cambiare. Falchi e i suoi ci credono.

Tommaso Falchi (secondo da sinistra)...
Tommaso Falchi (secondo da sinistra) accanto al ministro Di Maio nella riunione al ministero del Lavoro

Durante il giorno Tommaso porta la spesa nelle case dei bolognesi e la sera, col motorino, è rider per le multinazionali del cibo a domicilio. «Questo è il destino della mia generazione – racconta – lavoro precario tra mille difficoltà per uno stipendio minimo. Ma adesso vogliamo provare a cambiare le cose». Tommaso e i suoi amici ci stanno provando. Vogliono avere dei diritti, non essere pagati a cottimo, ma soprattutto non essere dipendenti di un algoritmo.

Un mese da ciclofattorino nell'economia digitale per 5 euro lordi a consegna Diventare ciclofattorino per le piattaforme digitali di food delivery è facilissimo. Basta avere una bicicletta, uno smartphone, iscriversi al sito e iniziare ad attendere che l'algoritmo delll'applicazione inizi ad incrociare la propria posizione gps con le richieste di consegna di cibo dai ristoranti della città. Quello che sembra un gioco o un modo per fare sport 'pagato' per migliaia di persone è un lavoro che costituisce un'importante integrazione al reddito se non la fonte principale di sostentamento. Per un mese abbiamo provato in qualità di rider la piattaforma di Deliveroo, leader mondiale nella consegna di cibo a domicilio con sede principale a Londra. Pedalando per le strade di Roma geolocalizzati dall'applicazione abbiamo incontrato molti lavoratori delle piattaforme e abbiamo ascoltato cosa pensano di questo lavoroVideo di Fabio Butera

Anni di attività alle scuole superiori, al Csa Intifada di Empoli, all’università di Pisa prima e di Bologna poi, sono serviti a Tommaso per capire come combattere un mondo del lavoro spietato. «Mi sono sempre occupato di politica nei centri sociali e a Empoli. Mentre studiavo ho iniziato a fare le consegne per arrotondare, poi è diventato il mio lavoro. Ho un contratto part-time per consegnare la spesa per la grande distribuzione e nei momenti liberi, la sera o all’ora di pranzo, faccio le consegne in motorino. Così porto a casa uno stipendio minimo per sopravvivere».

Un rider di Foodora nel centro di Roma
Un rider di Foodora nel centro di Roma

È il simbolo di quella che è stata ribattezzata la “generazione 1000 euro”, precari che hanno dovuto chiudere i propri sogni in un cassetto. Ora però quel cassetto va riaperto e sotto questa spinta è stato creato Riders Union. «Siamo nati per strada, è lì che lavoriamo. Parlando abbiamo capito che così non potevamo andare avanti. Siamo partiti in pochi, ora siamo centinaia. Quando ho cominciato eravamo tutti studenti ora non è più così. Per molti questo è un secondo lavoro, ma anche una vera occupazione. Ci sono ragazzi di 20 anni ma anche persone di 50».

Falchi in una manifestazione di...
Falchi in una manifestazione di piazza per i riders

E allora ecco che tutto non può essere ridotto ad una semplice e asettica app. «A gestirci tutti è un algoritmo. Geolocalizza ognuno di noi e decide chi deve fare la consegna in base alla posizione e al ranking». In base alla velocità di consegna viene stilata una classifica dei rider. «Mi arriva l'ordine di consegna sul cellulare e io parto. Più sei veloce, più hai possibilità di essere chiamato a fare consegne». La paga è in media dai 5 e i 7 euro all’ora, a cui vengono aggiunti 1,20 euro a ogni consegna. L’algoritmo calcola quanto tempo impieghi e se sei troppo lento scendi nel ranking e vieni chiamato sempre meno. Fino a che non vieni messo da parte. «Il sistema mette a rischio la nostra sicurezza. Qualche mese fa un collega è andato all’ospedale per un incidente. Servono un contratto di lavoro subordinato, un’assicurazione e attrezzature adeguate».

Per ottenere tutto questo i ragazzi di Riders Union sono arrivati fino a Roma, fino al governo. «Prima ci ha appoggiato il comune di Bologna che ha chiesto un tavolo di confronto. Le multinazionali non ci hanno ascoltato così abbiamo deciso di andare a Roma. Vogliamo un lavoro e un futuro migliori. Siamo solo all’inizio».

Lavoro, Di Maio: "Su rider tavolo per contratto, se non va bene faremo norma" Aprire un tavolo tra i riders e le piattaforme digitali per costruire un nuovo modello di contratto che garantisca diritti e tutele ai lavoratori. E’ questa la proposta avanzata dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio alle cinque aziende convocate a Palazzo Enzo Biagi: Deliveroo, JustEat, Foodora, Domino's Pizza e Glovo, in alternativa a una norma contenuta nel cosiddetto 'decreto dignita'. "Magari - ha detto Di Maio in conferenza stampa - creerà un nuovo modello di contrattazione, chissà che non si arrivi al primo contratto della gig economy". Il ministro ha poi spiegato che se non dovesse andar bene il tavolo, è pronto a "procedere per via normativa". Video di Cristina Pantaleoni

 

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