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Il teatro arriva sotto casa: va in scena la periferia

8-23 settembre. Simone Cristicchi eJacopo Fo i nomi in cartellone per undici spettacoli al calasole di settembre

LIVORNO. L’hanno chiamato il “teatro fuori dal teatro” e niente potrebbe spiegarne meglio l’intenzione: evitare che la forza della scena sia circoscritta a uno spazio sacro, al recinto del teatro come una sorta di cattedrale laica, l’unico luogo in cui si può celebrare la liturgia dello spettacolo. Ecco che invece, proprio dal cuore dell’universo teatrale livornese, il teatro Goldoni, salta fuori quest’idea controcorrente: portare il teatro nelle periferie, a fine estate, sotto la denominazione di “Scenari di quartiere”.

Dopo la prima edizione che ha portato i riflettori del palcoscenico nei rioni popolari nord e dopo che lo scorso anno si è spinto questo circuito itinerante fino alla falsa braga della Fortezza Nuova o agli scali delle Barchette dentro il cuore antico della città, ecco che stavolta l’edizione targato 2018 fisserà lo sguardo fra Fabbricotti e Montenero, fra Pontino e Ovosodo, fra Stazione e San Jacopo, Antignano e Borgo, Ardenza e Venezia.

Ma il cartellone non è ancora del tutto definito: si sa però che questo caleidoscopio di spettacoli teatrali zigzagherà nelle strade e nelle piazze di Livorno a settembre da sabato 8 a domenica 23. Una sfilza di eventi, tutti gratis: le date da scrivere in rosso nell’agenda sono sabato 8 e domenica 9, poi giovedì 13, venerdì 14, sabato 15 e domenica 16. Infine, nell’ultima settimana la rincorsa comincerà ancora prima: da mercoledì 19 a domenica 23 uno spettacolo al giorno. Tutti al calasole, cioè attorno alle 19.

A quanto è dato sapere, però, dovrebbero figurare nell’agenda degli appuntamenti sia Jacopo Fo che Simone Cristicchi. Quest’ultimo aveva già aperto l’edizione dello scorso anno portando la propria arte di raccontastorie nella piazza del mercato (Cavallotti), cuore popolaresco di Livorno, presentando “Li Romani in Russia”: l’odissea umana di un gruppo di soldati nella campagna di Russia.

Ma un assaggino dovrebbe essere anticipato il mese prima a Effetto Venezia: Andrea Scanzi porterà “Gli eroi dello sport” alla “fiesta” di inizio agosto.

Non è l’unica novità della prossima edizione: Fondazione Goldoni e Comune di Livorno stanno lavorando a portare in piazza anche filosofi di rango nazionalenel nome della capacità di raccontarsi: per ora niente nomi, ma anche questi eventi saranno gratis.

In effetti, già il Goldoni in sé ha qualcosa che sta fuori dai canoni: il riferimento non può che essere a quel “tetto di vetro” che lo copre come una cupola trasparente che fa entrare il cielo dentro la struttura ottocentesca. Ma qui c’è da fare qualcosa che, all’opposto, anziché far entrare il firmamento dentro il Goldoni scaraventi il Goldoni al di fuori di sé stesso e lo porti ad «abitare veramente Livorno«, come dice Marco Leone, direttore generale della Fondazione teatro Goldoni. Come? Trasferendo il teatro là dove non è mai stato: «Nelle periferie, nei luoghi anche meno conosciuti», ripete Leone. Anche perché se l’arte del Novecento ci ha insegnato che l’arte figurativa non può restare rinchiusa dentro la gabbia di una cornice, così vale per il teatro. «Si fa ovunque ci sia qualcuno che voglia raccontare una storia e qualcuno disposto ad ascoltarla», parola di Fabrizio Brandi, direttore artistico di “Scenari di Quartiere” («le piazze sono dei luoghi perfetti perché quelle storie prendano il respiro», giura lui).

Questo traslocare la scena vale anche come invito. Ai livornesi: perché pensino al teatro in forma meno sacrale come uno spazio fisico che può esistere solo in centro. Ma anche a chi livornese non è: perché conoscano l’altra faccia della città, viaggino con la fantasia dentro il cuore dei quartieri.

Proprio Brandi ha messo in scena nel cartellone di “Scenari” un testo (“Blocco 3”) per evocare i grandi blocchi di case popolari in zona la Guglia: li abbiamo visti nel film di Paolo Virzì – con il titolo “Ovosodo” curiosamente pescato dal nome di un altro rione labronico – con Marco Cocci nei panni del rampollo bene ma un po’ freak che si lascia andare a una definizione icastica («è bellissimo qui, sembra Napoli, Berlino, Bucarest...»).

Ma Brandi va oltre: nel monologo scritto insieme a Francesco Niccolini, in scena solo lui e una sedia, rende teatro uno “scenario di un quartiere”: anni ’70-80, i ragazzi sono proletari che sembrano presi da Pasolini anche se qui di lucciole non se ne vedono.

Brandi ha

avuto il coraggio di portare lo spettacolonon solo in Argentina ma soprattutto nel cuore del vero “Blocco 3” dove ha abitato da piccolo: davanti alla novantenne Gina che è il personaggio-cult dello spettacolo e che abita ancora lì e si fa in quattro per la gente in difficoltà.
 

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