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Ospedale: duemila interventi fermi. Ora l’Asl vuole aprire più sale il pomeriggio

Livorno attese record: nel 2017 sotto i ferri 36 persone al giorno (nel 2016 erano 34).  È boom dell’attività chirurgica, ma l’ingolfamento rimane

LIVORNO. Nel 2017 nelle nove sale operatorie dell’ospedale di viale Alfieri sono stati eseguiti oltre 13mila interventi chirurgici: 13.118 per l’esattezza. Significa 36 persone operate ogni giorno, dal seno al ginocchio, dal cervello al cuore, dall’intestino all’utero fino al sistema vascolare.

Rispetto all’anno precedente siamo davanti ad un incremento di 674 interventi, quasi due in più al giorno.

È un dato importante, tra l’altro in netta controtendenza con quanto accade in altri ospedali limitrofi. Ma non basta per abbattere la lista di chi sta aspettando di operarsi: ad oggi gli interventi “in coda” in viale Alfieri sono quasi duemila. In quasi 400 aspettano una protesi ortopedica (con tempi che variano tra 5 mesi e un anno e mezzo), in oltre 300 aspettano di essere operati in chirurgia generale (con attese dai 2 ai 6 mesi), in 100 a chirurgia vascolare (qui i tempi di attesa sono normali, da 1 a 3 mesi).

Attenzione: non si tratta di interventi oncologici nè urgenti (che vengono eseguiti subito), ma di quelli programmati, per i quali tuttavia la legge prevede tempi di attesa che variano tra un massimo di 30 giorni a un massimo di 90 a seconda del rischio di aggravamento. E invece, come si è visto, i tempi sono molto più lunghi, in alcuni casi mostruosi. E non può consolarci che anche fuori Livorno la situazione sia drammatica: a Firenze, Prato e Pistoia, nel 2017, in 20mila erano in lista per un intervento programmato.

Il Tirreno aveva denunciato la situazione appena pochi mesi fa. Il problema, in particolare, è legato all’utilizzo delle 9 sale del blocco operatorio: tutte usate al massimo durante la mattina, ma decisamente sottoutilizzate nel pomeriggio, quando ne lavorano soltanto 3, tavolta 4. Perché? Perché manca il personale: per far funzionare una sala infatti, oltre ai chirurghi, servono anestesisti e una serie di infermieri.

Su questo aspetto l’azienda ora sembra decisa ad investire. «L’obiettivo è utilizzare tutte le sale anche nel pomeriggio», annuncia il direttore generale dell’Asl Maria Teresa De Lauretis.

«Sull’organico abbiamo già iniziato a lavorare l’anno scorso con 6 assunzioni di infermieri per il blocco operatorio - spiega il direttore generale -. Abbiamo di recente assunto anche un ortopedico in più».

Per aprire tutte le sale di pomeriggio tuttavia servirebbero almeno 12 nuovi infermieri. «Ma non è solo una questione di numeri - sottolinea il dg -. Chi lavora in sala è sottoposto ad un’alta tensione, per questo abbiamo attivato gruppi per la gestione dello stress correlato».

È per questo che Orazio Santonocito, primario di neurochirurgia e referente per le specialità chirurgiche dell’ospedale, elogia il personale del comparto (infermieri e tecnici) oltre ai medici: «Il loro spirito di sacrificio e l'impegno sono encomiabili e grazie a questo si è riusciti a ad ottenere queste ottime performance, sia pure in condizioni ambientali abbastanza difficili come quelle in cui versa l’ospedale», sottolinea a proposito dell’incremento degli interventi avvenuto nel 2017. «L’ospedale vanta professionalità di spessore in grado di fornire prestazioni chirurgiche di altissimo livello qualitativo», aggiunge.

Il problema dei tempi d’attesa però fa da contraltare alla qualità.

E Santonocito sposa l’obiettivo del dg: «Per agire ancora più efficacemente sulle attese bisogna incrementare l'utilizzo delle sale operatorie nelle ore pomeridiane con l'assunzione di nuovo personale infermieristico e medici anestesisti e chirurghi da dedicare al blocco operatorio».

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