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Ex venditrice porta a porta racconta: «Regole folli e schiava a 2,5 euro l’ora» - Video

Una ragazza di 27 anni ha lavorato per una settimana con la stessa società con la quale noi de Il Tirreno, spacciandoci per disoccupati alla ricerca di lavoro, abbiamo fatto un colloquio pochi giorni fa a Livorno

"Come in una setta": la testimonianza choc di una ex venditrice porta a porta

AUDIO: LA TESTIMONIANZA CHOC

LIVORNO. «Prima di uscire per una giornata di lavoro il nostro responsabile ci metteva in cerchio, come fossimo una setta. E iniziava il suo solito discorso motivazionale. Ci spingeva a vendere più contratti possibili in una giornata. Mettendoci quasi uno contro l’altro, in eterna competizione tra co ...

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"Come in una setta": la testimonianza choc di una ex venditrice porta a porta

AUDIO: LA TESTIMONIANZA CHOC

LIVORNO. «Prima di uscire per una giornata di lavoro il nostro responsabile ci metteva in cerchio, come fossimo una setta. E iniziava il suo solito discorso motivazionale. Ci spingeva a vendere più contratti possibili in una giornata. Mettendoci quasi uno contro l’altro, in eterna competizione tra colleghi. Poi in macchina, con la musica da discoteca sparata a palla alle 8 di mattina per caricarci ancora di più. E via a cercare di entrare nelle case delle persone. Dopo otto ore di lavoro, ancora musica a tutto volume. Ho resistito una settimana, poi ho mollato quella follia. Anche se il lavoro mi serviva. Perfino quelle due euro e cinquanta all’ora. Ma non ce la facevo più».

Pamela ha 27 anni e ci ha chiesto di usare un nome di fantasia. Perché di quella società, che doveva essere l’azienda nella quale tutti sognavano di lavorare, ha ancora paura. E non vuole essere riconosciuta. Pamela ha lavorato per una settimana, alla fine dello scorso anno, con la stessa società con la quale noi de Il Tirreno, spacciandoci per disoccupati alla ricerca di lavoro, abbiamo fatto un colloquio pochi giorni fa a Livorno. Noi ci eravamo candidati come magazzinieri per poi ritrovarci sul tavolo una proposta per la vendita di contratti di luce, acqua e gas con il metodo del porta a porta. Poi ci eravamo fermati, per non diventare complici di questo lavoro truffa.

VESTITI ELEGANTE E CON I TACCHI

«Dopo il primo colloquio sono stata convocata per l’indomani mattina. Mi ha spiegato il responsabile che dovevo fare una giornata di formazione e prova – racconta Pamela –. Una delle prime cose che ci hanno chiesto è stata quella di vestirci bene. Uomini in giacca e cravatta, le donne con il vestito elegante e i tacchi». Pamela è convinta di fare un lavoro di ufficio, stando a contatto con la gente. Quello le è stato detto durante il primo colloquio di lavoro. E i tacchi sembrano confermarlo. «Invece le cose sono andate diversamente, mi sono ritrovata a partire nei giorni successivi per Pisa, Livorno e Viareggio, divisi per zone, per vendere contratti Eni, porta a porta – racconta la ragazza –. Prima di partire ci hanno messo in cerchio insieme ad altri ragazzi. E il responsabile ci ha fatto un discorso motivazionale. Voleva che fossimo produttivi al massimo, stava già creando una competizione tra di noi. E ci obbligava a fare un urlo fortissimo prima di partire».



IL PESO DEI CENTO CONTRATTI

Ogni venditore parte con un fardello sulle spalle. Cento contratti. L’obiettivo per tutti è arrivare, in un folle contagiri, a zero nel più breve tempo possibile. «Per questo il responsabile ci ha chiesto di essere quasi strafottenti, ci ha come fatto un corso accelerato per ingannare i potenziali clienti – racconta ancora Pamela –. Una delle regole era quella di non guardare negli occhi i clienti. Poi bisognava chiedere di farci mostrare una bolletta e poi capire se avevano fatto aggiornamenti o meno. Di tutto pur di entrare in casa e convincerli a cambiare il loro piano tariffario». Il gioco è fatto se un cliente firma dei documenti, mostra una bolletta e un suo documento. Inviati dagli agenti alla “centrale” operativa dell’azienda madre.

CI HA FERMATO LA POLIZIA

«Io volevo lavorare, ne avevo bisogno, ma mi sentivo sempre più a disagio. Una dei primi giorni a Viareggio siamo stati fermati anche dalla polizia. Qualcuno aveva chiamato gli agenti spaventato dalla nostra presenza». Per effettuare un porta a porta fatto con una tale copertura, infatti, bisognerebbe comunicare in questura in quali zone si va ad operare.

100 EURO IN UNA SETTIMANA

«Io non ero portata per questo lavoro e l’ho detto al mio superiore, ma lui mi diceva di insistere che contava il volume, non il singolo venditore – spiega Pamela –. In una settimana sono comunque riuscita a vendere 5 contratti. Poi, alla fine della settimana, ho lasciato. Non riuscivo ad andare avanti». La società liquida comunque il compenso alla sua venditrice. «Cento euro per 5 giorni di lavoro». Il calcolo è presto fatto. Due euro e cinquanta all’ora. Senza ferie, malattie, contributi pagati. Schiavi moderni. «Il giorno in cui mi sono “licenziata”, però, il mio capo si è presentato con un’auto nuova».

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LAVORATORI SFRUTTATI: I CASI TOSCANI E LE VOSTRE STORIE

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Il Tirreno raccoglie le storie del lavoro sfruttato in Toscana. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci a inchiestadeilettori@iltirreno.it Si può chiedere di raccontare la propria storia anche in forma anonima, soprattutto se il lavoro è ancora in corso. Tuttavia è necessario inviare un numero di telefono al quale essere ricontattati per verificare le vicende che ci raccontate.