Quotidiani locali

Morì in bici in via del Levante, condannato il responsabile del cantiere

Livorno, Lando Cafaggi rimase incastrato in una rete e venne investito. Dieci mesi al presidente della cooperativa, ma ora c’è l’incognita risarcimento  

LIVORNO. Lando Cafaggi aveva 69 anni e nella tarda mattinata del 30 gennaio 2013 stava tornando a casa, in via Cimabue, in sella alla sua bicicletta. Quello che è avvenuto poco prima delle 13 ai piedi del cavalcavia di via del Levante è stato accertato in un processo lungo due anni che si è chiuso nei giorni scorsi davanti al giudice Carlo Cardi: condannato a dieci mesi di reclusione (pena sospesa) per omicidio colposo legato alle normative sul lavoro Fabrizio Marconi, 57 anni, presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa “La Variante”, la società che allora stava svolgendo i lavori lungo quella strada.

Secondo il giudice proprio il comportamento del cinquantasettenne ha causato il decesso del ciclista. Al centro del processo e delle varie consulenze degli esperti, la regolarità della rete che delimitava il cantiere. È a causa di questa – secondo la ricostruzione degli agenti della Municipale – che la vittima, dopo essersi impigliato con la ruota, avrebbe perso l’equilibrio finendo per essere travolto e ucciso da un autocarro che in quel momento lo stava (regolarmente) sorpassando. Le condizioni di sicurezza a tutela, non solo della vittima, ma di tutta la popolazione, infatti, non sono state rispettate. In particolare il presidente della cooperativa, difeso dall’avvocata Laura Formichini, avrebbe omesso di accertarsi che la rete che delimitava il cantiere non presentasse lacerazioni oppure invadesse, come invece è accaduto, la carreggiata.

Una delle ipotesi che è stata presa in considerazione è che nei giorni precedenti all’incidente il forte vento abbia strappato parte della rete. A questo punto il presidente della cooperativa avrebbe omesso di dare disposizioni affinché venisse effettuato un controllo più frequente delle condizioni della rete o, ancora meglio, facendola sostituire con una rete elettrosaldata che non è soggetta al rischio di strappi, proprio a causa del maltempo.
E dire che la vittima era un appassionato ed esperto di bicicletta. «Pedalava da quando aveva 17 anni», ha raccontato chi lo conosceva. Nato a Santa Fiora, da anni ormai abitava in città. E viveva con la moglie Elsa nella zona della Leccia.

leggi anche:



Negli anni non aveva mai abbandonato la bici e aveva anche un gruppo di amici faceva vari giri in collina. «Era una persona ottimista e sempre allegra, non portava mai rancore: dopo 5 minuti gli passava tutto – lo descriveva la figlia Debora all’indomani del la tragedia – Era pieno di vita e coltivava tanti hobby. Lavorava il legno e faceva oggetti bellissimi». I familiari, la moglie e le due figlie, si sono affidati agli avvocati Angela Galli e Mario Galdieri costituendosi parte civile nel procedimento. E a leggere la sentenza il risarcimento provvisionale di 200 mila euro riconosciuto ai parenti appare come un successo processuale rispetto al dolore della perdita. Ma come spiegano gli avvocati della famiglia c’è un problema non di poco conto. «La cooperativa “La Variante” dopo l’incidente è stata acquisita da Clc che ha rilevato appalti e dipendenti e che ha un’altra assicurazione». Inoltre la stessa Clc il mese scorso ha chiesto al tribunale fallimentare di accedere al concordato. Dubbi che non ha l’avvocata dell’imputato. «Come detto alle parti civili, per il risarcimento non ci saranno problemi. L’unica incognita che vedo è per una eventuale causa civile che speriamo non si apra».

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro