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Porta a Mare: tutti assolti per le case-foresteria della “Stecca”

Livorno, il giudice ha dichiarato la prescrizione, tra i sei imputati i vertici di Azimut Benetti. Secondo l’accusa 53 immobili venduti come prime case erano invece foresterie 

LIVORNO. Dopo cinque rinvii in quindici mesi, il processo sulla presunta lottizzazione abusiva all’interno della cosiddetta “Stecca” di Porta a Mare – una fila di immobili che corrono lungo via Edda Fagni – è durato poco più di mezz’ora. Il tempo che l’avvocato Enrico Marzaduri, difensore di due degli imputati, facesse notare al giudice che erano intervenuti i termini della prescrizione perché il processo venisse interrotto e chiuso con l’assoluzione di tutti e sei gli imputati.

A cominciare dall’amministratore delegato della Azimut Benetti Spa Vincenzo Poerio e dal presidente Paolo Vitelli. Entrambi erano finiti al centro dell’inchiesta del pubblico ministero Massimo Mannucci perché secondo il piano particolareggiato delle aree per le attività portuali limitrofe, approvato dal Comune di Livorno nel 2003 (giunta guidata da Gianfranco Lamberti), quegli immobili dovevano essere «destinati a uso foresteria» e quindi venduti – si legge – come «strutture per l’accoglimento e l’ospitalità di maestranze interne, di tecnici degli armatori committenti, di equipaggi di navi in rimessaggio, di allievi della scuola nautica». Dunque persone fisiche o anche società che avessero un legame con le attività nautiche. Invece – sempre secondo l’indagine dei carabinieri partita dopo la denuncia dello stesso ex sindaco Lamberti, allora consigliere comunale – siamo tra la primavera e l’estate del 2013 – all’interno di quelle che dovevano essere foresterie, sarebbe emersa un’altra realtà. Con gli immobili rogitati come prime case con tutti i benefici fiscali del caso e addirittura in molti casi con gli acquirenti che risultavano residenti in quegli immobili.

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Tra gli imputati oltre a Vitelli, legale rappresentante della società venditrice e beneficiaria dell’operazione, e Poerio quale incaricato di stipulare i contratti preliminari degli immobili, nella lista degli imputati era finito anche il notaio Mario Miccoli per aver rogitato le compravendite, altri due dipendenti di Benetti Roberto Alberghi, viareggino e Andrea Ferrucci, livornese, perché avevano effettuato l’attività di mediazione accompagnando anche gli interessati a visitare gli appartamenti senza specificare la reale destinazione d’uso. E l’agente immobiliare Roberto Fabbri per l’intermediazione di una sola casa. .

Scrive l’avvocato Marzaduri nella memoria difensiva che ha decretato la fine del procedimento. «L’ultima alienazione risale al 29 giugno 2012 ed è partire da questa data che comincerà a decorrere il termine prescrizionale di quattro anni. Difatti, con l’ultimo atto di vendita delle 52 foresterie gli imputati hanno portato a compimento quello che, secondo l’accusa, costituiva il programma criminoso oggetto di imputazione e hanno conseguentemente perduto la possibilità di far cessare la condotta antigiuridica dei soggetti eventualmente concorrenti».

Occorre poi precisare – aggiunge – che i contratti di vendita «sono stati stipulati quando l’attività edificatoria era già ultimata e ciò si deduce dalla stessa lettura dei contratti, i quali richiamano la data del 29 gennaio 2010 come il giorno della presentazione della documentazione relativa al rilascio dell’agibilità degli immobili». Come noto – conclude – trattandosi di una contravvenzione «il termine prescrizionale è di quattro anni, i quali risultano trascorsi prima della citazione a giudizio del 18 luglio 2016, e quindi, 19 giorni dopo l’intervenuta prescrizione del reato».  Una sentenza che per gli acquirenti delle case-foresteria, che si erano costituiti parte civile nel processo – non chiude però definitivamente la vicenda. «C’è ancora in corso – spiegano – un procedimento civile e uno amministrativo che speriamo possa risolvere un volta per tutte questo corto circuito».
 

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