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La super Darsena del futuro è ai Navicelli: qui i big della nautica

La super Darsena del futuro è ai Navicelli: qui i big della nautica

Pisa: finora si è costruito lungo un chilometro a disposizione ce ne sono altri sedici. Giovandomenico Caridi: "Qui nascono le eccellenze della nautica toscana"

PISA. Si usa dire che “il diavolo si nasconde nei dettagli”. Ma da queste parti è forse vero il contrario: nei dettagli c’è una “visione”. Urbanistica ed economica in primis, ma anche saldamente legata alla storia del territorio.

Prendiamo i lampioni per esempio. Sono pieghevoli: viti e bulloni alla base consentono di piegarli per far posto al passaggio degli scafi più ingombranti. Che senso avrebbe avuto, del resto, costruire un’area produttiva per la nautica dei mega e dei giga yacht piazzando qua e là ostacoli? Già: considerazione banale. Ma non troppo in fondo se si pensa che chi ha trovato casa qui, fino a qualche anno fa, doveva lottare con i centimetri per l’altezza dei cavalcavia, sborsando migliaia di euro in servizi di vigilanza stradale per i trasporti eccezionali solo per fare qualche manciata di chilometri e trasferire gioielli da milioni di euro dalle aree produttive al mare.

Via della Darsena, Navicelli, Pisa. Il canale che costeggia l’Aurelia e porta fino al mare, a Livorno, nasce nella seconda metà del Cinquecento come via d’acqua per scambi e commerci. Oggi è un polo internazionale della cantieristica da diporto.

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Dalle finestre dell’edificio della Navicelli di Pisa srl – ex spa con socio unico il Comune ormai da febbraio scorso – i lampioni pieghevoli si vedono bene come il capannone di fronte all’ufficio dell’amministratore unico, Giovandomenico Caridi. È quello della Mec-Carpensalda che, tra le altre cose, produce gli scafi in metallo per i big della nautica mondiale. È qui che nascono gli “scheletri”, si fa per dire, dei giga yacht sopra i 100 metri firmati Benetti che poi vengono trasformati in palazzi principeschi sull’acqua a Livorno. Poco più in là ci sono gli spazi produttivi di Rossinavi, nome storico della nautica a Viareggio che sul canale dei Navicelli può contare su aree tre volte superiori per dimensioni rispetto a quelle delle concessioni nella Darsena viareggina. Andando oltre lungo il canale verso Livorno ci sono Seven Stars, Overmarine, Codecasa. Ancora Viareggio insomma. Ma in terra pisana. Perché qui c’è quello che altrove non si trova. «Spazi enormi, l’aeroporto, la comodità di tutta una serie di servizi – spiega Caridi – e un valore aggiunto rappresentato dal legame con il mondo della ricerca universitaria». E il riferimento è al Navicelli Yacht Lab, centro di ricerca e sviluppo direttamente gestito dalla Navicelli di Pisa, vero e proprio laboratorio di innovazione per la nautica e tutto ciò che le ruota attorno. Ecco spiegato perché la famiglia Balducci di Overmarine ai Navicelli di aree produttive ne ha volute due. Perché Rossinavi abbia deciso di realizzarci un nuovo capannone produttivo. Ed ecco anche chiarito come sia possibile superare in un anno 100 imbarcazioni ai lavori (gli interventi di refitting, ndr) dentro Seven Stars.

Tradotto in posti di lavoro: 1.500 addetti diretti, oltre 5.000 se si considerando anche quelli dell’indotto. Sarebbe un errore, però, pensare ai Navicelli come un ripiego per i grandi marchi della nautica: chi lo ha scelto e chi continua a sceglierlo («praticamente tutti i giorni c’è un imprenditore alla mia porta a chiedere spazi» spiega Caridi) lo fa perché trova risposte alle proprie esigenze e convenienza. «Siamo un distretto e Navicelli è a metà strada tra Livorno e Viareggio – aggiunge Caridi – qui nascono le eccellenze della nautica toscana: in trenta chilometri c’è tutto quello che occorre. Navicelli, dunque, non è Pisa ma è la Toscana».

E lo sviluppo di quest’area non è che all’inizio: oggi i grandi yacht vengono costruiti in una porzione di area produttiva lungo il canale decisamente “piccola” rispetto alle potenzialità della zona compresa tra Pisa e Livorno. «Fino ad oggi abbiamo sviluppato l’area produttiva lungo un chilometro e mezzo sul canale dei Navicelli – spiega l’amministratore unico della società – un canale di 17 chilometri lungo il quale è ipotizzabile pensare ad una darsena continua».

Numeri da capogiro: un milione di metri quadrati per la nautica e non solo. Le parole chiave del futuro dei Navicelli sono infatti anche logistica e turismo. «Nonostante gli anni della crisi – spiega Caridi – ai Navicelli si è continuato investire, non ci siamo mai fermati, ci siamo fatti trovare pronti con idee e progetti per ottenere finanziamenti pubblici e per favorire investimenti privati». E tra un progetto e l’altro sono stati raggiunti gli obiettivi “infrastrutturali” per lo sviluppo ormai prossimo. Intanto la riapertura del canale Incile che renderà raggiungibile da Livorno, via acqua, la Golena d’Arno, il porto di Marina e Pisa città: l’opera è praticamente completata. Poi la costruzione, con un finanziamento regionale di 6 milioni di euro e lavori entro il 2021, di una conca di navigazione all’intersezione tra il canale Navicelli e il ponte dell’autostrada per consentire il passaggio nel canale di imbarcazioni di maggiori dimensioni portando l’altezza massima da 11, 2 a 14, 2 metri: opera questa che va ad aggiungersi al completamento dei lavori per la foce armata dello Scolmatore. E infine il dragaggio dell’intero canale dei Navicelli anche grazie al consistente finanziamento degli Usa nell’ambito del piano di riqualificazione della base di Camp Darby che porterà l’altezza del fondale da 3 a 3, 5 metri.

Tutto questo, ne è convinto Caridi, favorirà i flussi turistici nell’area. «Per fare turismo servono tre condizioni – spiega l’amministratore unico della Navicelli – una via d’acqua, un aeroporto vicino e una città d’arte. Pisa le ha tutte e ci sono già manifestazioni di interesse a investire nel settore». Come? Dalle gite in battello alle house-boat elettriche in affitto.

Le potenzialità sul fronte della logistica non sono meno interessanti. E peraltro rappresentano una saldatura tra il passato e il presente del canale dei Navicelli, costruito proprio per il trasporto merci. «Lo abbiamo già sperimentato in passato – racconta Caridi – grazie alla collaborazione con la Saint-Gobain, che è collegata ai Navicelli da una linea ferroviaria. Nel 2011 abbiamo fatto arrivare materiali all’azienda dalla Francia via fiume e via mare». E l’esperimento vale, a fronte delle nuove condizioni infrastrutturali, forti della vicinanza di uno scalo internazionale e con la viabilità autostradale a un passo, un approfondimento che la società sta già facendo. «Sono a fine mandato – conclude Caridi – la prima volta che sono arrivato qui c’erano un vecchio edificio con pochissimo personale e una manciata di cantieri. Oggi posso dire che Navicelli rappresenta la quarta economia della città dopo l’aeroporto, l’ospedale e l’università».
 

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