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Guerra al gioco d’azzardo, nuovo ko per il Comune

Livorno, il tribunale amministrativo per la seconda volta accoglie i ricorsi dei gestori della sale con le slot. Da agosto il regolamento bis limitava l’apertura. «Dati e studi approssimativi»  

LIVORNO . Il Comune di Livorno insiste nella sua lotta contro il gioco d’azzardo ma perde un’altra partita. A distanza di nove mesi – era il 5 agosto scorso – dall’entrata in vigore del nuovo regolamento che limitava l’apertura dei casinò cittadini a due fasce orarie (10-13 e 17-23), il tribunale amministrativo di Firenze ha accolto il ricorso di alcuni gestori annullando l’ordinanza bis del sindaco Filippo Nogarin. L’effetto immediato del dispositivo firmato della seconda sezione del Tar è semplice: tutte le sale gioco – a differenza di quello che era l’obiettivo del Comune – potranno stare aperte in qualsiasi orario senza andare incontro ai 500 euro di multa previsti dall’amministrazione nei confronti di chi non avesse rispettato le indicazioni. Insomma, i tentativi della giunta M5s continuano a infrangersi contro lo scoglio giudiziario: pare che contro il gioco d’azzardo non ci sia nulla da fare...

LA PRIMA ORDINANZA. Ma per capire quanto la guerra al gioco sia – a giusta ragione visti i numeri dei malati di ludopatia in provincia – importante per l’amministrazione, è necessario tornare al 13 ottobre 2016 quando il sindaco, dalla sua pagina Fb, annunciava l’entrata in vigore di una prima ordinanza che limitava l’apertura di nuove sale a meno di 500 metri dai luoghi sensibili: ospedali, case di cura, strutture sanitarie, parchi pubblici, ippodromi, palestre, centri sportivi, sportelli di ascolto, ma anche centri commerciali e negozi di compravendita di oro. Sette mesi dopo ecco la prima doccia fredda, sempre da parte del Tar: o rdinanza annullata e tutto torna come prima . Il motivo? «Le pur lodevoli intenzioni di contrastare il gioco compulsivo e le conseguenze negative che ne derivano – scrivono i giudici – non può esprimersi in atti che finiscono con lo svuotare completamente l’esercizio della libertà di iniziativa economica». Dunque, brava amministrazione ma a livello legislativo i contrappesi sono altri. Ecco allora che sindaco e giunta si mettono al tavolo e varano una seconda ordinanza che stavolta punta il dito nei confronti degli orari legati alla salute pubblica.

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IL RICORSO. Due i soggetti che ad ottobre si rivolgono al Tar: Enrico Polo, della Bingo Amico Srl, società che gestisce la sala di via Puini e che due giorni dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza è stata multata per non aver ottemperato al regolamento e la Marinara srl, società che gestisce diverse sale. Scrivono i giudici nella premessa giustificando l’accoglimento del ricorso: «L’ordinanza del sindaco di Livorno appare essere assistita da una serie di riferimenti a studi e contributi, di diversa natura e provenienza, che appaiono però del tutto insufficienti a giustificare, sulla base dei principi affermati dalla giurisprudenza del giudice amministrativo, l’emanazione di una disciplina restrittiva degli orari degli esercizi di gioco».

I MOTIVI. Se questa è la cornice, sono tre i motivi che vengono elencati in sentenza e che di fatto bocciano i riferimenti dell’amministrazione. «Irrilevante – si legge – appaiono gli studi del Cnr pubblicati nel 2014 (peraltro neanche depositati in giudizio) che, oltre a riferirsi ad un periodo (il triennio 2008-2011) eccessivamente risalente, si riferiscono all’intero contesto nazionale e non possono evidenziare particolari problematicità nel comune di Livorno». Irrilevante – secondo i giudici – anche la relazione del 28 aprile 2016 del Dipartimento delle dipendenze dell’Asl che, contrariamente a quanto affermato nell’atto impugnato, si riferisce all’intero Dipartimento e non al solo territorio del comune di Livorno e reca comunque dati che si fermano al 2015. Inidoneo, infine, «il riferimento alle linee-guida approvate dalla Giunta regionale con la deliberazione 6 settembre 2016 che si riferiscono all’intero territorio regionale (nel primo caso) o al territorio dell’intera Asl e non del solo Comune (nel secondo caso), così manifestando le stesse carenze dell’altra documentazione già esaminata». Ecco perché – concludono – «anche l’ordinanza restrittiva degli orari di esercizio del gioco emanata dal sindaco di Livorno non appare pertanto essere supportata da studi scientifici relativi al territorio comunale».


 

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