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Maxi frode al Fisco, condannati sette imprenditori - I nomi

Livorno, il giro di fatture false è di 9 milioni di euro. Un altro degli imputati ha patteggiato, in quattro sono stati rinviati a giudizio per reati fiscali. Due i prosciolti

LIVORNO . La finanza aveva ribattezzato l’inchiesta “Ghost Truck”, camion fantasma. Ma più che i mezzi pesanti, a sparire, sono stati milioni di euro che gli imprenditori dovevano al Fisco e che invece non sono mai stati versati. Come? Attraverso l’utilizzo di società cartiere che fatturavano a vuoto. La ricostruzione del sistema ha infatti consentito di svelare una frode da nove milioni di euro che ha visto coinvolte diverse aziende nel settore dei trasporti sul territorio livornese, alcune delle quali, attive tra il 2010 e il 2013. Spiega chi ha indagato: «Le “cartiere” emettevano fatture gonfiate per prestazioni di trasporto a favore delle imprese beneficiarie, consentendo a queste ultime – reali titolari dei mezzi di trasporto e dirette beneficiarie delle prestazioni rese dagli autisti, dalle medesime “di fatto” dipendenti – l’indebita deduzione dei relativi costi, la detrazione dell’Iva esposta in fattura e il mancato pagamento degli oneri contributivi e previdenziali connessi al personale».

Livorno, fatture false: così il meccanismo fraudolento Nell'ambito dell'operazione Olympus, sono finiti agli arresti domiciliari 7 livornesi - 3 imprenditori e 4 dipendenti delle società nel mirino - accusati di associazione per delinquere. Le immagini fornite dalla Finanza - L'ARTICOLO


LA SENTENZA. A distanza di un anno e mezzo dall’arresto di Paolo Tanozzi, 55 anni, titolare tra le altre della Stp Srlu, società di autotrasporto, e considerato il fulcro del sistema criminale, si sono chiuse la stragrande maggioranza delle posizioni dei quattordici indagati. Sette imprenditori, alcuni considerati sono dei prestanome, sono stati condannati in abbreviato. Un altro imputato, invece, ha patteggiato, mentre altri quattro sono stati rinviati a giudizio. Infine due degli indagati sono stati prosciolti. Si tratta di Carlo Rolle, 75 anni, e Laura Meoli, 53. Entrambi erano finiti nei guai per il reato di associazione a delinquere che il giudice Marco Sacquegna non ha riconosciuto né per loro né per gli altri imputati.

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I NOMI. Decaduto il reato più grave sono rimaste però una serie di bancarotte fraudolente legate a società decotte fatte fallire nel corso degli anni generando di fatto la maxi evasione. Paolo Tanozzi è stato condannato a quattro anni, sei mesi e venti giorni di reclusione per aver fatto sparire oltre 1, 8 milioni di euro a cui si aggiungono una lunga lista di reati fiscali. Francesco Errante, 47, socio nell’omonima ditta di autotrasporti, a due anni, tre mesi e dieci giorni, Salvatore Gioacchino Sorrentino, 58, titolare di fatto della Agenzia Trasporti di Sorrentino Gianvito a un anno e otto mesi, Dawid Albert Tanozzi, 28, figlio di Paolo e titolare della Logitrans, a due anni quattro mesi e venti giorni, Andrea Pisani, a due anni di reclusione. E infine Vilmo e Renzo Dovicchi a un anno e otto mesi.

«Per le posizioni di Vilmo e Renzo Dovicchi – spiega l’avvocato Danilo Adoncecchi – esprimo la soddisfazione mia e miei assistiti. Anche se dalla lettura del solo dispositivo non è possibile comprendere appieno il ragionamento svolto, ci sembra che il giudice abbia accolto le nostre osservazioni ed abbia correttamente riqualificato il fatto inquadrandolo nell’unica e ben più lieve fattispecie di reato ipotizzabile (da riciclaggio a ricettazione ndr). È una sentenza che – va avanti – per quanto ci riguarda potrebbe anche non meritare di essere appellata, rendendo merito all’equilibrio dimostrato dal giudicante». Nei mesi scorsi, un altro degli indagati principali, Giuliano Carocci, aveva patteggiato due anni di reclusione.

PENE ACCESSORIE. Oltre alle condanne il giudice nel dispositivo ha disposto per Palo Tanozzi e Francesco Errante la pena accessoria dell’inibizione all’esercizio di una attività commerciale e l’incapacità di esercitare uffici direttivi in qualsiasi impresa per dieci anni. Infine ha disposto la confisca dei beni fino a coprire le imposte evase.

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