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Un braccialetto elettronico controlla-spazzini

Livorno, l'apparecchio al polso dei dipendenti “dialoga” col cestino per controllare che il lavoratore lo svuoti. Sindacati sul piede di guerra

LIVORNO. «Mi metterò anche a fare bip bip come Rosie, il robot casalinga dei Pronipoti di quando eravamo ragazzini». Ha pulito centinaia di chilometri di strade e svuotato migliaia di volte i cestini dell’immondizia: nient’altra attrezzatura tecnologica che una scopa, un giubbetto arancione shocking e la forza delle braccia. Non sarà più così: avrà al polso un braccialetto elettronico che manda un bip tutte le volte che svuoterà un cestino. Come? Grazie a un “dispositivo di prossimità” che, applicato a ciascun cestino, “dialoga” con l’apparecchiatura che ogni lavoratore ha al braccio.

Quando è saltato fuori che Amazon aveva acquisito un brevetto per qualcosa del genere, è esplosa una polveriera di polemiche che ha incendiato per giorni il mondo politico e quello sindacale: in campo il premier Gentiloni, i ministri Calenda e Poletti, il leader dell’opposizione M5s Di Maio. Eppure in questi giorni il braccialetto controlla-lavoratori è sbarcato alla chetichella qui da noi, in provincia: nell’indotto dell’ex municipalizzata Aamps. Lontano dai riflettori ma mica poi tanto: stiamo parlando dell’azienda a totale capitale pubblico (100% Comune) che, nella città-simbolo del governo a Cinque Stelle, è diventata a sua volta l’emblema di quello che il M5s sbandiera come la propria via al risanamento dei guai causati dagli altri partiti.
Beninteso, il braccialetto è destinato non ai dipendenti diretti di Aamps bensì agli addetti della società che ha in appalto i servizi di pulizia stradale: come si vede dal logo sui furgoncini, la capofila è Avr, il colosso romano della famiglia Nardecchia (10 milioni di capitale sociale, servizi in mezza Italia) in alleanza con Manutencoop Pontedera.

«Ma è stata Aamps a spingere perché si arrivasse a dotare i lavoratori di questo congegno personale», ne è convinto Giovanni Golino, dirigente sindacale Cgil funzione pubblica. Eppure, poche settimane fa, era stato proprio il candidato premier dei Cinque Stelle Luigi Di Maio, ad accusare il Pd e Renzi di aver spianato la strada – attraverso le normative collegate al Jobs Act – a questo ulteriore azzoppamento dei diritti degli operai.
I sindacati promettono battaglia: stanno mettendo a punto una strategia comune a Cgil, Cisl e Uil insieme agli autonomi del Fiadel. «Questa è una scelta sconsiderata», sbotta Golino: «Hanno tentato di metterci di fronte al fatto compiuto. I lavoratori devono essere liberati da uno strumento di controllo così odioso: noi sindacati siamo stati in trincea contro una multinazionale quale è Amazon, non esitiamo a farlo adesso sul fronte di un servizio pubblico, sulla base del diktat di una azienda pubblica quale è l’Aamps».

«Non ce l’ha fatta Amazon, figuriamoci se accettiamo che la spunti Avr», afferma Filippo Ferrari, esponente proprio di quest’ultima sigla sindacale: «L’azienda ha deciso di punto in bianco di dotare i lavoratori di questo apparecchio: niente confronto con il sindacato, nessuno sa se sono state chieste autorizzazioni, se è provvisto di Gps o no. Dicono che non serve per il controllo, ma chi ci crede?». «Se era qualcosa di messo in campo con le migliori intenzioni, perché hanno dribblato il dialogo con il sindacato?»: a chiederselo è Claudio Sodano, dirigente Uil, e ha più di un dubbio: «Nessuno ci ha dato garanzia che non esistano problemi di interferenza con apparecchiature elettromedicali». Dev’essere per questo che i sindacati stanno valutando se chiamare in causa non solo il Comune ma anche l’Asl e l’Ispettorato del lavoro.

Sui social – a cominciare dalla pagina Facebook “Sei livornese se...” – c’è chi si schiera dalla parte dei lavoratori senza “se” e senza “ma”: in casi come questo vede quel che sarà il proprio futuro orwelliano da lavoratore iper-controllato. Non manca però chi tiene a sottolineare che finalmente c’è qualcuno che se la prende con chi sul lavoro cerca di fare il furbo. O magari semplicemente ricorda che strumenti come questi si stanno estendendo in varie realtà lavorative: spesso a partire dalle imprese della logistica, dove si comincia dalla geolocalizzazione dei veicoli, poi si passa a quella dei lavoratori (magari padroncini o comunque autonomi).

«Ma è proprio per questo – avverte l’esponente Cgil – che qui non si parla solo di addetti Avr o Aamps: se all’uso improprio delle tecnologie non riesce a resistere una realtà sindacalizzata, è difficile impedire che quest’onda devastante travolga gli addetti delle micro-ditte, dove il padrone ti dice: o ti metti il braccialetto o te ne vai».
Serve però per migliorare un servizio a favore della collettività: lo svuotamento dei cestini. Ma Golino contesta anche questo. «Primo: la città negli ultimi anni appare più pulita e non c’è stato bisogno di nessun braccialetto. Secondo: il controllo lo fa la gente, i netturbini lavorano sotto gli occhi di tutti. Terzo: il controllo dev’essere umano, con la tecnologia digitale può essere talmente devastante da risultare disumano.

Quarto: quando apri le porte a tecnologie così invasive, sai che in futuro potranno dirti anche che fra un cestino e l’altro devi muoverti a tot chilometri orari, e allora non c’è lavoratore migliore di un robot: fa tutto come programmato e non si sogna di protestare. È questo il domani?».

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