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Michelangelo Fedele condannato a 12 anni per usura

Livorno, a cinque anni dall'apertura dell'inchiesta è arrivata la sentenza: prestava denaro a persone in difficoltà per poi acquistare il loro immobile a prezzi vantaggiosi

LIVORNO . La misura della sorpresa davanti a una condanna che per anni di reclusione non ha precedenti a Livorno – esclusi i reati di sangue – sta nel silenzio più che nelle parole. È quello che per alcuni secondi cala tra l’imputato, Michelangelo Fedele, 73 anni e la residenza a Castagneto Carducci, e il suo avvocato Marco Talini, quando il presidente del collegio, il giudice Gianmarco Marinai, termina la lettura della sentenza: dodici anni di reclusione per due episodi di usura, una multa di 56 mila euro, l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e 60 mila euro complessivi di provvisionale alle parti civili. Assolto invece dalle altre contestazioni a cui nel corso del dibattimento si è aggiunta anche l’esercizio abusivo del credito in assenza delle autorizzazioni previste dalle leggi sulle banche.

Si chiude così il procedimento di primo grado dell’indagine “Real Estate” condotta dal 2013 da finanza e carabinieri che ha portato all’arresto dello stesso Fedele – è l’alba del 9 marzo 2015 – e alla confisca di una trentina di immobili in provincia di Livorno (quest’ultima revocata dai giudici). Un’indagine talmente complessa che nel corso degli anni è stata coordinata da tre diversi pubblici ministeri, l’ultimo il procuratore capo Ettore Squillace Greco che ha sostenuto l’accusa in aula chiedendo per l’imputato una condanna a undici anni e mezzo di reclusione.

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Al centro del dibattimento “il sistema Fedele” in Val di Cornia, dove il settantenne di origini calabresi vive dagli anni Settanta e che i suoi detrattori definiscono una sorta di capobastone capace di fare il bello e il cattivo tempo. E da vent’anni almeno al centro di diverse inchieste giudiziarie in mezza Italia. Un personalità tanto in vista in provincia – secondo gli investigatori – da diventare il riferimento di persone in difficoltà economiche, una sorta di ultima spiaggia per risollevarsi dalle sabbie mobili. È da questa posizione di forza e dalla volontà di accumulare beni immobili che nascerebbe la trappola che l’imputato ha nascosta in almeno due contratti preliminare di vendita in cui l’immobile diventava merce di scambio che la persona in difficoltà economiche offriva, o veniva indotto ad offrire, a garanzia del patto stipulato con lo stesso Fedele per essere aiutato.
Secondo l’accusa, infatti, è all’interno di questo accordo che poteva riguardare anche gioielli, che si è celato il trucco – almeno agli occhi della giustizia – del patto criminale che l’imprenditore stringeva con le sue vittime fino a strangolarle economicamente nel momento in cui l’accordo non veniva rispettato così da entrare in possesso dell’appartamento.

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Così è accaduto quando Fedele ha effettuato in via indiretta un prestito di 80 mila euro in favore di Roberto Cianchi e Giovanna Caffieri, due delle parti costituite nel processo. In particolare – siamo nel febbraio 2009 – i due coniugi trovandosi in difficoltà economica per continuare a pagare il mutuo ed evitare di perdere l’immobile si sono rivolti a Fedele il quale in cambio di dell’estinzione del mutuo in un’unica rata, otteneva in cambio che la proprietà della casa, un appartamento a Campiglia Marittima, venisse trasferito come nuda proprietà al figlio e alla moglie. Il vantaggio usuraio – secondo i giudici è determinato dall’enorme sproporzione fra la somma versata da Fedele e il valore del dell’immobile che secondo i valori di mercato dell’epoca si aggirava intorno ai 270 mila euro.

Successivamente, con un altro accordo sottoscritto il primo febbraio 2009 e rinnovato due anni più tardi Fedele si faceva promettere dagli stessi coniugi di riacquistare da lui gli immobili a 60 mila euro obbligandosi a stipulare il contratto definitivo entro il febbraio 2014. In tal modo Fedele si faceva dare vantaggi usurai rappresentati dalla corresponsione immediata, come caparra, di 20 mila euro e promettere il pagamento dei restanti 140 mila oltre interessi bancari e i rimanenti 128 mila entro il termine ultimo per la stipula del contratto definitivo.

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