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Fatture false e frode, ecco chi sono i sette arrestati

Livorno, nei guai tre imprenditori, 40 indagati, sequestri per 3 milioni di euro. Dietro al raggiro una trinagolazione per non versare l'Iva

LIVORNO. Paolo Beltramini era il motore, il fulcro di un’organizzazione che - attraverso fatture false per oltre 40 milioni di euro, come ricostruito dalla Guardia di finanza - ha architettato un sistema per creare profitti illeciti ed evadere il Fisco. Il suo arresto, anticipato mercoeldì 11 aprile dal Tirreno , è al centro di una maxi-operazione delle Fiamme gialle che ha portato altre sei persone ai domiciliari, oltre a sequestri preventivi per più di 3 milioni di euro. Si tratta di sette livornesi, tre imprenditori del settore dei trasporti internazionali e quattro dipendenti delle società finite nel mirino degli inquirenti, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, reato ipotizzato anche per un’altra persona denunciata. In totale sono 40 gli indagati, che sarebbero coinvolti nell’emissione e nell’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Beltramini, 54 anni, titolare del colosso Friultrasporti, una delle prime quindici società del settore in Italia, è amministratore di fatto delle due società beneficiarie del meccanismo fraudolento, la Eurospedi di Piombino e la Trasporti industriali, inglobata a fine 2015 dalla prima. Oltre a lui, sono finiti ai domiciliari gli imprenditori Luca Di Giambattista, 52enne residente a Cecina, braccio destro di Beltramini e legale rappresentante della Eurospedi e della Trasporti industriali, e Paolo Tanozzi, 55 anni, rappresentante legale di una delle società di comodo e amministratore di fatto delle altre due create ad hoc per l’emissione di fatture false. Nei guai anche i dipendenti con ruoli di primo piano, come spiegano dal comando provinciale della Guardia di finanza, nella gestione dei rapporti con i clienti e i fornitori delle imprese beneficiarie della frode: Graziano Rossi, 69 anni, Luigi Pennella, 68, Susanna Sbarra, 40, e Chiara Ronzino, 35. «Loro quattro - aggiungono le Fiamme gialle - curavano i rapporti con le società di comodo e fornivano indicazioni puntuali sull’emissione del fatturato fittizio».

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Ma com’era strutturato questo sistema di frode fiscale? «C’era una sorta di triangolazione tra società», spiega Paolo Borrelli, comandante provinciale della Guardia di finanza di Livorno dopo quasi due anni di indagini, partite nella seconda metà del 2016 e andate avanti tra perquisizioni e intercettazioni telefoniche. La Eurospedi e la Trasporti industriali commissionavano a piccoli imprenditori di tutta Italia, dalla Toscana alla Calabria, il trasporto internazionale - dunque non imponibile Iva - di prodotti come carne, frutta, carta e cellulosa destinati poi all’estero, dall’Asia all’America meridionale: gli autotrasportatori consegnavano la merce nei porti di Livorno e Civitavecchia per essere poi imbarcata sulle navi, inoltre avevano disposizioni di emettere fatture a favore di tre imprese di comodo, una ditta individuale (Eurtrans autotrasporti e logistica) e due società di capitali (Viavai trasporti logistica e Friulitrazioni). A quel punto le tre aziende create ad hoc dall’organizzazione facevano nuove fatture intestate alle Eurospedi o alla Trasporti industriali, indicando un imponibile gonfiato di circa il 2% e l’addebito dell’Iva, che quindi veniva detratta senza essere stata versata. «Questo meccanismo garantiva un elevato profitto - evidenziano dal comando della Finanza - rappresentato da un fittizio credito Iva, che l’organizzazione usava per compensare i debiti tributari».

Per il momento sono stati quantificati 3 milioni e 100mila euro di profitti illeciti, con il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di due immobili, nove auto, due camion, cinque scooter, contanti e quote societarie di quattro imprese e altrettanti indagati. «Ma gli accertamenti sui beni - chiudono il tenente colonnello Carlo Bastone e il capitano Claudio Scarselletta - sono ancora in corso, tanto che potrebbero esserci ulteriori sviluppi».
 

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