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Alluvione, la vedova di Roberto Vestuti: «Lì è annegato mio marito, ma tornerò nella nostra casa»

Livorno, Luisa Matteini parla per la prima volta dopo quel maledetto giorno: «Era sulle scale dietro di me, è sceso giù per prendere il computer e poi non l’ho visto più»

LIVORNO. L’ultima immagine nitida che ha del suo Roberto è quella di loro due. Sulla scala che dalla lavanderia porta su alla zona giorno. Lei davanti, lui uno scalino dietro che decide di tornare giù a salvare il pc, in quelle stanze dove cominciava ad entrare acqua. «Un attimo, mi giro, lui non c’era più e davanti a me avevo un muro d’acqua poi non ricordo più niente, dove sono andata per mettermi in salvo, che cosa ho fatto in quelle ore: è come se avessi perso temporaneamente la memoria fino all’arrivo della polizia che mi ha portato fuori». Luisa Matteini per la prima volta parla pubblicamente di quella notte che le ha cambiato la vita.

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Di quel mostro di fango e di acqua che le ha sfondato tre porte per inondare e devastare la sua villetta di via Sant’Alò, in Collinaia. Quell’onda che le ha portato via per sempre Roberto Vestuti, l’uomo che per 56 anni le è stato accanto. Decide di buttar fuori quel macigno a Caffè Tirreno, davanti ai tanti amici di quartiere e conoscenti venuti a raccontare il loro rione al circolo Arci di via Grotta delle Fate, tra i più feriti e danneggiati, oggi, a quasi 7 mesi dall’alluvione del 10 settembre. «Mi ricordo che quando non ho più visto Roberto ho pensato che fosse da qualche parte a nuotare e che si sarebbe salvato: era un grande sportivo e nuotatore. Invece».

Il pensiero di Matteini va a quelle famiglie che l’altro ieri, come lei, hanno dovuto improvvisamente fare i conti con la morte. «So cosa vuol dire perdere una persona cara da un momento all’altro, penso a quei genitori che hanno perso il loro figlio, alla famiglia e alla moglie dell’altra vittima: non ci sono parole, posso solo dire loro che se hanno bisogno di me io ci sono». E aggiunge: «Chi crede, in questi momenti, può confortarsi con la fede: non è il mio caso».

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Domenica, per Pasqua, è il 72esimo compleanno di Matteini che per 45 anni ha portato avanti un panificio e poi un alimentari in centro, in via Nardini. Anche quel giorno sarà nella sua villetta. Svuotata. Ma piena di ricordi. Perché lì vuole tornare, non appena saranno finiti i lavori. «Questa è la nostra casa da 23 anni, io non mi arrendo nonostante tutto, nonostante mi abbiano rubato anche i vasi dei fiori qui davanti e i pali dei lampioni che avevo in giardino: queste persone mi fanno pena». Dal circolo al numero 6 di via Sant’Alò. Matteini apre la sua porta e il suo dolore al racconto. Lo fa con quello spirito e quell’ironia che, nonostante la tragedia, fanno parte di lei.

«Mi raccomando si pulisca le scarpe per entrare», ci scherza su, mostrando quel mondo ancora velato da una patina di fango e devastazione.

«Adesso abito da mio fratello, mio figlio vive a Firenze: la forza che mi tiene su è proprio la famiglia e i nipoti». Le foto in quella casa hanno due facce: quella dei momenti felici in cui sono state scattate e l’altra che porta il velo giallastro e drammatico del mostro di fango. «Quella notte ci aveva svegliato il rumore della pioggia, eravamo in cucina a prendere il caffè e latte, Roberto scende giù in lavanderia insieme a me a prendere una borsa che era appoggiata in terra in cui aveva dei documenti per gli esami alla vista, torna su e ci accorgiamo che era bagnata - racconta - Torniamo su, poi lui decide di scendere ancora per mettere in salvo il pc: io l’ho perso in quel momento».

Luisa Matteini sulle scale: qui ha...
Luisa Matteini sulle scale: qui ha visto suo marito per l'ultima volta (Marzi/Pentafoto)

Matteini non ricorda alcun boato. Non c’è nella sua testa un rumore particolare che tira una riga tra la vita e la morte del marito. «La memoria mi è tornata quando intorno alle 7.30 del mattino è venuta la polizia e mi portato fuori: non so dove sono andata io per mettermi in salvo dall’acqua che aveva inondato tutto il seminterrato ed era arrivata nella zona giorno per oltre un metro. Di sicuro sono salita su nelle camere ma non lo ricordo». Matteini una volta fuori comincia a far domande, chiede dove sia Roberto. Poi la triste verità. Qualche tempo dopo. «Roberto è stato ritrovato da mio figlio, nella stanza dove sono gli impianti elettrici». Da quel giorno il dolore nel suo cuore è incolmabile. «Ci siamo conosciuti quando avevo 15 anni, il primo regalo fu un mazzo di fiori: nel bigliettino scrisse “I prossimi 15 anni spendili meglio”, Roberto aveva un grande senso dell’umorismo: amava la vita, adorava la montagna e la sua famiglia». I ricordi cullano e fanno male. «Ci siamo sposati nel ’69 e siamo andati in viaggio di nozze in auto in Spagna, un’avventura: è stato anche un grande nonno».

 

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