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Bocconi avvelenati in via Terreni: morto un cane

Livorno, l’animale si è spento dopo una agonia durata 24 ore. Era dell’ex consigliere comunale Federici: «Sono distrutto» 

LIVORNO. Era un cane birbante e amico di tutti, giocherellone e tutt’altro che diffidente. Proprio quest’ultima peculiarità probabilmente gli è stata fatale: il suo fiuto canino non aveva messo nel conto di incrociare la mano di qualcuno che aveva nascosto bocconi avvelenati nel giardino fra via Terreni e via Emilio Zola, alle spalle dell’ex Pascoli e del liceo Cecioni. Adesso il dolore e la rabbia per la tragica fine di Ettore – un cane meticcio di taglia media – rimbalzano sui social, a cominciare dalla pagina di “Sei livornese se...” gestita da un gruppo di giornalisti del Tirreno. Anche se fino alla mattina di giovedì 15 marzo non risultavano segnalazioni all’ufficio municipale che si occupa di diritti degli animali.

«Sono distrutto, si soffre troppo quando il tuo cane muore così». Sono le parole di Giampietro Federici, classe 1951, esponente noto del mondo della politica e del sindacato: ex operaio della cooperativa del Cantiere Fratelli Orlando, casa in via Garibaldi, per tre mandati ha dato battaglia a sinistra in consiglio comunale (era stato eletto nel ’90 con il Pci-Pds, nel ’95 era tornato a far sentire la sua voce fra i banchi di Rifondazione Comunista e poi, dal ’99, nel gruppo consiliare dei Comunisti italiani).

«Il cane – racconta – lo portavo il pomeriggio all’Arci Camper in zona Limoncino dove poteva correre in pace mentre la mattina, in genere presto, andavo con lui nell’area verde di via Terreni. L’ho fatto anche l’altro giorno. Poi l’ho portato a casa e sono partito per andare a trovare i miei familiari verso Prato. Ero sulla strada del ritorno quando mi ha chiamato mia figlia: il cane stava male, l’ha visto vomitare». Federici si precipita a casa: trova il cane in cattive condizioni e decide di portarlo dal veterinario di fiducia in via Provinciale Pisana: «Hanno fatto il possibile e l’impossibile, le hanno tentate di tutte: evidentemente il veleno era così potente da stroncare ogni possibilità di resistenza».

Una agonia durata 24 ore per Ettore, che – spiega Federici – «aveva appena compiuto dieci anni: era un cane che faceva compagnia con quel suo modo di fare. Gioviale con tutti: salvo quando c’era in giro qualche cagnolina, allora sì che non aveva paura nemmeno dei pitbull». Se Federici ha accetatto di raccontare la sua storia è anche per «mettere

in guardia altri proprietari di cani»: bisogna far sapere – aggiunge – che c’è il rischio di trovare bocconi avvelenati. L’ex “tuta blu” del consiglio comunale conferma che «nella mia zona già girava voce che qualcuno avesse messo bocconi avvelenati in piazza Due Giugno e dintorni».

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