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Risarcimenti fantasma, boom di richieste ma l’Asl non ha i moduli

Livorno, in tanti hanno chiesto ai Cup di compilare il rimborso da 25 euro, ma gli addetti hanno risposto di non saperne nulla

LIVORNO. «Sono stato all’Asl in via del Mare per prenotare una visita a mia moglie. Me l’hanno fissata a maggio: allora ho chiesto il modulo per il risarcimento di 25 euro previsto dalla Regione ma l’addetto allo sportello mi ha guardato come se fossi un marziano: “Non so neanche di che cosa parla”, mi ha risposto». Mario Pellegrini è uno dei tanti livornesi che dopo l’articolo del Tirreno hanno chiesto al Cup di ottenere il rimborso per visite ed esami erogati oltre i tempi di legge. Ma tutti, a quanto risulta, sono rimbalzati in un muro di gomma. L’Asl infatti non ha neanche i moduli da far compilare e la maggiorparte degli sportellisti dei Cup, sia al poliambulatorio che nei distretti sanitari, non è informata dell’esistenza di questo diritto a favore dell’utenza. Insomma, l’azienda è assolutamente impreparata. E a rimetterci sono i cittadini.

L’ASL: STIAMO UNIFORMANDO I MODULI. Lo ammettono in qualche modo anche dalla sede dell’Asl dove spiegano che nell’ambito della riorganizzazione in corso «stiamo cercando di uniformare il sistema per la richiesta di risarcimento e sicuramente si andrà verso una semplificazione».

LA REGIONE: SOLO ALCUNE ASL CONSEGNANO SUBITO I MODULI. Anche gli uffici della Regione confermano che la questione risarcimenti è gestita a macchia di leopardo sul territorio toscano: «Per facilitare l'accessibilità al rimborso alcune aziende sanitarie consegnano al momento della prenotazione il modulo per la richiesta di rimborso». Altre no, come appunto accade a Livorno. E anche in altre sedi dell’Asl Toscana Nord Ovest.

MA LA LEGGE DICE IL CONTRARIO... Eppure le indicazioni della Regione sono chiare: sono i Cup a dover fornire immediatamente la modulistica ai cittadini e certificare la mancanza di disponibilità nei tempi di legge per le prestazioni richieste. Si legge alla lettera e) della delibera regionale 143 del 2006: «Il personale del Centro Unico di Prenotazione attiverà immediatamente, ove l’utente intenda avvalersi di questa possibilità, la procedura di rimborso per l’utente, certificando la mancata prenotazione della prestazione, sia direttamente con il rilascio di opportuna modulistica, sia tramite invio postale al domicilio dell’utente, nell’eventualità di prenotazione telefonica».

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Non solo: la stessa delibera prevede che la popolazione venga informata adeguatamente di questo diritto e di quali siano gli sportelli a cui potersi rivolgere per incassare il risarcimento: «Le Aziende forniranno opportuna conoscenza degli Uffici ove l’utente si rivolgerà, tramite posta o direttamente, per esigere il risarcimento previsto. Il risarcimento sarà erogato, a carico del bilancio aziendale, nel tempo massimo di sei mesi dal giorno del rilascio dell’attestato». Tutti passaggi che sono diventati lettera morta: ai Cup infatti, in mezzo a decine di avvisi di ogni tipo, non c’è alcun cartello che ricordi questo diritto dei cittadini. Né agli sportelli gli addetti informano l’utenza che avrebbe diritto ad essere risarcita: lo hanno constatato i livornesi che in questi giorni hanno provato a chiedere il modulo, ricevendo in risposta un emblematico “non so di cosa parla...”. E lo confermano i numeri che dicono che negli ultimi tre anni un solo cittadino su duecentomila prestazioni ha ottenuto i 25 euro.

E pensare che nel 2016 il consiglio regionale approvò all’unanimità una mozione che impegnava la giunta a «pubblicizzare il diritto al risarcimento economico di 25 euro in caso di ritardo nella prenotazione di visite specialistiche». Anche questa indicazione però rimasta è lettera morta.

 

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