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Operato al cuore, lasciano un elettrodo nell'aorta: «Ora vivo nella paura»

Paolo Fagni, 76 anni, il corpo estraneo è stato trovato nell’arco aortico dopo un intervento. Ha chiesto un risarcimento di mezzo milione di euro, Ma la risposta non è stata quella che si aspettava

LIVORNO. Paolo Fagni, 76 anni e un quadro clinico delicato, il 17 novembre 2016 viene sottoposto a un’operazione di cardiochirurgia all’ospedale del cuore Massa, uno dei centri di eccellenza per questo tipo di interventi, gestito dalla fondazione Monasterio. Obiettivo: sostituire la valvola mitralica e piazzare due bypass. Passano quattro mesi, siamo nel febbraio dell’anno successivo, e il settantaseienne, ex infermiere, viene ricoverato per la seconda volta all’ospedale di Livorno per una sospetta infezione del defibrillatore.

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È dopo la Tac che viene effettuata sul paziente per verificare l’origine di quelle strane complicanze che i medici fanno una scoperta che ha dell’incredibile: nell’arco aortico è presente un corpo estraneo, di circa sette-otto centimetri, subito identificato come un elettrodo, simile a quelli che vengono applicati sul cuore, nella fase extra corporea, durante le operazioni del tipo di quella che il Fagni aveva subito nel novembre precedente.

Inizia così la battaglia, inizialmente terapeutica, da parte della moglie affinché l’equipe che ha operato il marito rimedi all’errore. «Abbiamo iniziato a chiedere spiegazione – ricorda Sonia Carli – la prima domanda che abbiamo fatto quando siamo tornati all’ospedale di Massa è stata quella di capire come un corpo estraneo come quella potesse essere finito nel sistema circolatorio dell’aorta. A distanza di un anno nessuno ci ha risposto. Anzi ci hanno raccontato delle barzellette o peggio si sono negati».

Eppure, anche gli altri esami – siamo a maggio 2017 – ai quali il settantaseienne è stato sottoposto ha confermato la presenza del corpo estraneo nell’organismo. «Ad aggravare la disperazione dei miei clienti – interviene l’avvocato Pino Conti – ha contribuito anche il contenuto del referto concernente l’esito della Tac. In esso non compariva alcuna valutazione di merito ma si esprimeva solo la generica necessità di ulteriori accertamenti, da parte di specialisti cardio chirurghi. E così, dei clinici cardio chirurghi, che pure avevano effettuato l’intervento al cuore del signor Fagni, dichiaravano esplicitamente la loro incompetenza professionale, rinviando ad altri colleghi, più bravi di loro, la soluzione del problema. Lasciando perdere ogni ovvio ed intuitivo commento – va avanti – la considerazione è: perché non venne indicato chi erano e dove si potevano trovare quegli specialisti? La mancanza di ogni indicazione al riguardo, delinea chiaramente il senso del comportamento dei medici di Massa: essi non hanno mai avuto la minima idea di come rimediare alla situazione ed hanno deciso di lavarsene le mani piuttosto che assumersi le loro responsabilità».

Ecco perché dal piano sanitario, la famiglia del paziente, ha deciso di passare a quello legali inviando una lettera ai vertici della Fondazione che gestisce la clinica. «Ci hanno risposto – prosegue l’avvocato – che di eventuali transazioni si occupa direttamente l’assicurazione».

Così il legale si è rivolto direttamente alle Generali chiedendo un risarcimento di mezzo milione di euro. Ma la risposta non è stata quella che i coniugi si aspettavano. «È stato nominato un medico legale, è stata fatta un visita al paziente e la risposta è stata che si tratta di un danno potenziale per il quale si parla di un risarcimento di qualche migliaia di euro».

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Una beffa agli occhi dei protagonisti che ora promettano di andare davanti a un giudice civile affinché il danno subito venga riconosciuto. «Mio marito – conclude la moglie – soffre di diabete, ha broncopatia e il cuore funziona al 25%. Si tratta di un paziente ad altissimo rischio. Da quando ha saputo di aver un elettrodo nell’arco aortico non esce più di casa, non sta in piedi. Al minimo dolore al petto sbianca perché è consocio che nel caso si rompa la orta in trenta secondi muore. È un’ingiustizia, lui ha diritto a una vita di qualità e non di quantità. Ecco perché preferisce morire sotto i ferri che affogato».

LA RISPOSTA DELL'OSPEDALE DI MASSA

«L’elettrodo lasciato nel cuore del paziente può non essere una dimenticanza, ma una necessità che viene presa in considerazione in alcuni interventi». Per l’ospedale del cuore di Massa dove Paolo Fagni è stato operato il 17 novembre del 2016 per la sostituzione della valvola mitralica e l’inserimento di due bypass, dunque la presenza del corpo estraneo scoperta dopo essere stato sottoposto a due Tac potrebbe rivelarsi una scelta cardiochirurgica. Più complicato, però, capire come sia stato possibile, prendendo per buona questa eventualità, che l’elettrodo sia migrato fino a raggiungere l’arco aortico mettendo a rischio – secondo i familiari – la vita del paziente. Discorso a parte, invece, quello che riguarda la richiesta di chiarimenti presentata dall’avvocato della famiglia ospedale per poi rivolgersi direttamente all’assicurazione ma senza i risultati sperati . «In questi casi – fanno sapere da Massa – è la Compagnia che si occupa della pratica. Noi non ci occupiamo di questo aspetto».

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