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Compra il ristorante ma scopre che è abusivo: "Persi migliaia di euro, siamo disperati"

Livorno, Giulia Natali e il padre Rossano sono gli ex proprietari de “Le Mura Medicee”: "Ci sentiamo raggirati"

LIVORNO. Compra il ristorante per la figlia, lo ristruttura, ma quando decidono di venderlo perché i costi di gestione rispetto ai ricavi non sono più sostenibili, scoprono che all’interno della struttura esiste un abuso edilizio insanabile e mai emerso prima che però blocca la compravendita e manda padre e figlia economicamente a gambe all’aria.

Il risultato di questo corto circuito burocratico lo spiega Giulia Natali, titolare della Baracchina “Le Mura Medicee”, in via Sant’Anna, all’ingresso della Venezia, appena sotto al ponte Santa Trinita.
«Ad oggi – racconta mostrando permessi e contratti che si sono rivelati carta straccia – dentro l’immobile ci sono ancora attrezzature di mia proprietà, o meglio ciò che è rimasto a causa di furti che si sono susseguiti in questi ultimi due anni circa. La veranda da quando mi è stata revocata la concessione è in stato di abbandono. Sono consapevole – va avanti – delle mie responsabilità nei confronti del Comune riguardo la morosità degli affitti, ma ero comunque riuscita a risolvere il problema con la vendita dell’attività. Se questa fosse andata in porto avrei risanato il mio debito con l’amministrazione pubblica. Purtroppo ad oggi non sono ancora state accertate eventuali responsabilità su quanto è successo: ho cessato la mia attività, mi è stata impedita la vendita e mi hanno revocato la concessione».

Per capire dove sta l’inghippo e il motivo per cui padre e figlia si sentono raggirati è necessario tornare al 2009 quando la famiglia Natali acquista l’attività per 60 mila euro. «Mia figlia – ricorda il padre – era senza lavoro. Io avevo una piccola ditta di infissi e per darle un futuro ho deciso di investire i miei risparmi in quel ristorante nei pressi del porto». Il ragionamento è semplice: la zona è turisticamente in espansione, c’è un bel via vai di passeggeri e quel bar osteria può diventare un punto di riferimento. È vero, ci sono da fare alcuni lavori di ristrutturazione, ma l’attività di Rossano è quello che serve per dare una rinfrescata all’ambiente. E il risultato, esteticamente, alla fine si vede.

«Non riesco a comprendere – va avanti la titolare – perché al momento dell’acquisto da parte mia dell’attività è risultato tutto in regola tanto da permettermi di investire centinaia di migliaia di euro di lavori di ristrutturazione per di più con tutte le autorizzazioni necessarie, e al momento della vendita è uscito questo abuso edilizio cosi imponente da impedirmi la vendita e crearmi un danno economico non indifferente. Spero che sensibilizzando l’opinione pubblica si possano accelerare i tempi per cercare una soluzione a questo problema».
Giulia e il padre mostrano gli esiti dei vari controlli da parte della polizia municipale anche dopo gli interventi di ristrutturazione. «In riferimento a quanto in oggetto – si legge – si comunica che personale di questo ufficio in data odierna (11 giugno 2009) ha effettuato un sopralluogo all’indirizzo constatando la sostanziale conformità»
Il problema dell’abuso insanabile emerge nell’agosto del 2014 quando l’acquirente con il quale è stata avviata la trattativa per la cessione dell’attività ed è stato firmato un preliminare di vendita si presenta in Comune all’ufficio patrimonio per effettuare la voltura.

«Mi telefonò – ricordano Rossano e la figlia – e mi disse che non era possibile completare il passaggio perché gli era stato comunicato che esiste nell’immobile un abuso dichiarato insanabile. Pertanto non è possibile effettuare nessuna operazione in merito. Certa di un errore sono andata anche io in Comune, all’ufficio patrimonio per avere delucidazioni su questo abuso edilizio portando con me tutte le autorizzazioni in mio possesso. L’unica cosa che riuscimmo a sapere tra lo sconforto fu che l’abuso edilizio non era imputabile ai lavori che avevamo eseguito, ma ad un precedente abuso risalente

addirittura al 1998 e dichiarato insanabile. Alla richiesta di ulteriori informazioni ci fu detto che non potevano rilasciarne alcuna oltre a quanto già comunicato verbalmente». Da quel momento in poi inizia una battaglia legale che fino ad oggi non ha portato alcun risultato.
 

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