Quotidiani locali

Vai alla pagina su Moby Prince

Moby Prince, gli atti della commissione d'inchiesta in procura a Livorno

Il presidente della commissione: "La trasmissione degli atti alla magistratura livornese  che ha già aperto un fascicolo mesi fa e che ci ha espressamente chiesto di acquisire anche il nostro lavoro, confidiamo possa contribuire a ristabilire, dopo 27 anni, la realtà dei fatti".

LIVORNO. Gli atti conclusivi della commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause del disastro della Moby Prince sono stati trasmessi alla Procura di Livorno. Lo annuncia il presidente della commissione, il senatore sardo Silvio Lai (Pd), confermando quanto anticipato in occasione della presentazione del rapporto finale. "La trasmissione degli atti alla magistratura livornese - spiega Lai - che ha già aperto un fascicolo mesi fa e che ci ha espressamente chiesto di acquisire anche il nostro lavoro, confidiamo possa contribuire a ristabilire, dopo 27 anni, la realtà dei fatti".

LE DICHIARAZIONE DEL SENATORE LAI:

Commissione Moby Prince, Lai: "Ora ci sono tutti elementi per ricucire la verità" "Due anni fa la verità giudiziaria era quella di un incidente dovuto alla nebbia con un traghetto condotto male e un incendio velocissimo che uccide tutti senza che i soccorsi potessero fare nulla. Molte tessere di questo puzzle però non tornavano". Così Sergio Lai - presidente della commissione d'inchiesta sulla Moby Prince - a margine della presentazione della relazione finale dell'organismo parlamentare sulla collissione del 1991 a largo del porto di Livorno tra una petroliera e un traghetto che costò la vita a 140 persone. L'esito dei lavori della commissione offre nuove verità su molti elementi della vicenda, dalle cause dell'impatto ai motivi per cui la petroliera si trovava dove non avrebbe dovuto essere, dai ritardi nei soccorsi alle carenze delle indagini. di Marco Billeci


   "Le sentenze di assoluzione - ricorda il parlamentare sardo - si sono basate su riscontri che a seguito del lavoro svolto dalla commissione non possono essere confermati. La nebbia non c'era, la petroliera Agip Abruzzo era ancorata in zona di divieto, i tempi di sopravvivenza a bordo almeno per una parte dell'equipaggio e dei passeggeri del Moby Prince furono superiori ai tempi stabiliti allora, le operazioni di soccorso furono svolte senza un adeguato coordinamento e furono di fatto assenti nei confronti del Moby Prince. Non possiamo escludere, inoltre, che ci sia stata una turbativa della navigazione da parte del Moby Prince che l'ha portata all'impatto con la petroliera Agip Abruzzo. La Procura ora - ribadisce il senatore -  in grado di conoscere, con la trasmissione degli atti, anche nuovi elementi da valutare e approfondire: penso al tragitto dell'Agip Abruzzo prima di arrivare al porto di Livorno e il materiale trasportato, agli accordi assicurativi, avvenuti rapidamente durante le indagini e prima dei processi, tra gli armatori del Moby Prince e l'Agip Abruzzo, ai bilanci delle società armatoriali precedenti e successivi al disastro".
   Soddisfatta l'associazione dei familiari delle vittime. "Un concreto e sostanziale passo verso la verità - commenta il presidente Luchino Chessa - Adesso attendiamo fiduciosi che le Procure interessate - l'auspicio dell'associazione  che se occupi in particolare la Procura di Roma, ndr - iniziano a lavorare riprendendo gli atti della commissione parlamentare e possano in breve tempo fare giustizia. Noi ci saremo sempre e seguiremo passo per passo il lavoro delle Procure. Nel frattempo saremo sempre in prima linea per non far cadere nell'oblio una strage dimenticata per tanti anni".

I FAMILIARI AVEVANO CHIESTO DI RIAPRIRE L'INCHIESTA:

Moby Prince, i famigliari delle vittime: "Fu una strage, ora riaprire i processi" "La magistratura deve aprire gli occhi di fronte a questa vicenda e riaprire il caso giudiziario, tenendo conto del forte giudizio della commissione". Le conclusioni della commissione di inchiesta parlamentare sul disastro del Moby Prince, nel quale persero la vita 140 persone, vengono accolte positivamente dai famigliari delle vittime. Loris Rispoli, presidente dell'associazione 141, chiede agli inquirenti la riapertura del caso: "I reati sono andati in prescrizione, ma qui siamo di fronte ad una strage, c'è il dolo e dobbiamo far sì che la magistratura usi il reato di strage per riaprire anche l'inchiesta penale". Il reato di strage, infatti, non è prescrivibile.di Andrea Lattanzi

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro