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Troppi debiti, va all’asta lo storico circolo Arci Coteto

Livorno, istanza presentata da due ex dipendenti e da Banca Mps. Prima vendita il 23 marzo ma nessuno paga per le pubblicazioni: tutti i dettagli

LIVORNO . Il circolo Arci Farnesi di Coteto all’asta per un debito complessivo di oltre 350 mila euro. In vendita andrà tutta la storica struttura, a cominciare dal bar, la sala da ballo dove sono state organizzate migliaia di festa, la cucina per cene, sagre e cenoni di Capodanno, il gabbione e tutti gli spazi esterni. La prima data per la vendita è già stata calendarizzata per il prossimo 23 marzo davanti al giudice delegato Fabrizio Nicoletti. Base d’asta fissata in 514 mila euro e prezzo minimo da mettere sul piatto per portarsi a casa gli spazi che si affacciano su via Campania pari a 385 mila euro.

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Ma quasi sicuramente l’udienza salterà. Il motivo? A ieri né i due ex dipendenti che hanno promosso l’esecuzione, né banca Mps che vanta il credito maggiore nei confronti dell’associazione, avevano versato il denaro necessario – si parla di qualche centinaio di euro – per la pubblicazione dell’annuncio di vendita prevista per legge. «Dal momento della pubblicazione serviranno due mesi per una nuova data», spiega chi segue la pratica.
È questo l’ultimo colpo di scena di una storia giudiziaria iniziata nel 2013 con la prima procedura, poi ritirata dai creditori iniziali, prima del secondo round – siamo al 18 maggio dello scorso anno – nel quale è stata fatta nuovamente richiesta di messa all’asta degli immobili ricevendo l’ok del giudice.

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I CREDITORI. Sono tre i creditori principali che si sono insinuati nella procedura. A cominciare da due ex dipendenti del circolo: Andrea Bartoli e Susy Ricci. Il primo tra stipendi arretrati e contributi non versati ha diritto dal Farnesi a oltre 65 mila euro, la collega invece, poco più di 35 mila. A questi vanno aggiunti i 275 mila e spiccioli vantati da banca Monte dei Paschi di Siena in seguito alla sottoscrizione del mutuo da ipoteca volontaria iscritta all’Agenzia delle Entrate di Livorno il 12 maggio 2010.  «Essendo una associazione – spiega l’avvocato Bruno Neri – non è previsto il fallimento, bensì la messa all’asta per pagare i creditori». Una procedura che avrebbe permesso l’accesso al fondo di garanzia dell’Inps per il pagamento del Tfr agli ex lavoratori.

COS’È IN VENDITA. È leggendo la relazione dell’architetto Franco Mannucci, nominato come consulente del Tribunale già nel 2013, che è possibile avere un’idea più precisa dell’ampiezza della struttura. «Piena proprietà di locali adibiti a circolo ricreativo consistenti in: locale bar con annesso magazzino, servizi igienici per personale e pubblico, sala giochi; salone per feste e riunioni con annessa cucina e blocco servizi igienici in fase di realizzazione; corridoi di disimpegno e locale ufficio amministrativo. Campo di calcetto (gabbione) con annessi spogliatoi; pista da ballo esterna con annesso palco per orchestra; tettoia aperta per attività esterne; due magazzini costituiti da container semplicemente appoggiati al suolo; due tettoie in tubolare di ferro prive di copertura; forno esterno in muratura; terreno a prato, alberato e con piccole attrezzature ludiche».

I RISCHI. È invece nelle conclusione dell’architetto che si può intuire perché, ad oggi, nessuno si è fatto avanti concretamente con il curatore Fabrizio Giusti mostrando un interessamento all’acquisto. «Il futuro aggiudicatario, infatti, non può prendere visione del bene in esame ed oltretutto non ha la certezza di entrarne in possesso in tempi brevi dalla data del pagamento; non potendo, oltretutto, offrire il bene stesso in garanzia, qualora dovesse ricorrere a finanziamenti bancari». Inoltre, aggiunge: «Dal punto di vista della legittimità urbanistico/edilizia, il bene si trova in condizione di indefinitezza dovuta alla mancata ultimazione delle opere previste dal permesso a costruire scaduto a luglio 2013».

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