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Caritas: «Siamo vicini alle famiglie, altri dovevano aiutare gli imprenditori»

Livorno, parla la presidente suor Raffaella Spiezio che, comunque, apre al dialogo

LIVORNO. «Noi fin da subito avevamo dichiarato la nostra attenzione prioritaria alle famiglie alluvionate, affinché potessero tornare alla normalità: nell’ultima commissione valutativa che si è riunita a fine gennaio abbiamo deciso di destinare a loro il nostro piccolo segno di speranza», suor Raffaella Spiezio, presidente di Caritas seppur con dispiacere non nega l’esclusione delle imprese dai fondi convogliati alla fondazione che ha sede in via delle Cateratte. Ma vuole essere chiara e spiegare le motivazioni. «Subito dopo l’alluvione, alla conferenza stampa che facemmo per la questione raccolta fondi, Confcommercio aveva detto che avrebbe accantonato una somma da destinare alle imprese in ginocchio: a me dispiace di cuore ma principalmente ad aiutare le aziende non dovevamo pensarci noi, ma altri enti».

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Suo Raffaella conosce bene la situazione vissuta dal ristorante La Terrazza e dal Caffè Bardi. «Noi abbiamo detto loro che nel momento in cui avessero avuto una data di riapertura certa, allora la commissione valutativa poteva decidere di destinare alcuni fondi derivanti dalla solidarietà anche a loro: ma visto che non è così, la commissione ha deciso di dare priorità alle famiglie fragili che hanno perso tutto, anche in base alla nostra missione e alla nostra vocazione», continua suor Raffaella Spiezio.

Ma anche gli imprenditori costituiscono famiglie. Dietro ad un’impresa ci sono dipendenti, con altrettante famiglie.

«Con duemila euro non si tira su una struttura distrutta e certo non potevamo pensare di dare loro un contributo, per essere a sua volta versato ai dipendenti: non fa parte della nostra missione, non compete a noi questo tipo di aiuto, ma ripeto, devono intervenire a questo proposito altri enti - e aggiunge - Io capisco perfettamente lo stato d’animo di questi imprenditori, ma voglio che sia chiaro che la Caritas ha fatto tutto questo con grande impegno, attenzione ai problemi reali, e serietà perché lo vuole fare, non perchè lo deve fare. Ognuno fa quello che può, in base alla propria vocazione».

E comunque suor Raffaella ribadisce che la porta di Caritas è aperta: «Il dialogo è aperto - ribadisce - nei prossimi mesi lavoreremo ancora a fianco delle persone messe in ginocchio dall’alluvione: se queste aziende hanno una data certa di riapertura, tornino pure da noi che cercheremo di aiutarli in qualche modo. Non c’è chiusura, ma vicinanza e apertura».(f.s.)
 

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