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Alluvione, 5 mesi dopo: «Noi imprenditori in fila a mangiare alla mensa Caritas»

Livorno, la provocazione di Luca Bardi titolare del Caffè di Montenero. «Escludere le imprese va contro allo spirito di chi ha donato» 

LIVORNO. Tre figli. Moglie casalinga e quel Caffè-tabacchi di famiglia che era l’unica fonte di reddito. Lui è Luca Bardi: insieme al fratello David hanno aperto l’attività a conduzione familiare negli anni Ottanta, in piazza delle Carrozze, a Montenero. Da cinque mesi a questa parte, dal giorno dell’alluvione, tutto è stato spazzato via. Il locale. Il lavoro. I soldi. E adesso pure dal grande cuore dei livornesi che hanno donato si sente spazzato via. «La cosa che fa più rabbia è che la scelta che ha fatto la Caritas di convogliare tutte le donazioni solo alle famiglie escludendo le imprese che come la nostra sono a conduzione familiare è un ulteriore colpo a quello che abbiamo già subito: bene che siano state aiutate tante persone che con l’alluvione hanno perso tutto, ma non comprendiamo la nostra esclusione», si sfoga lui che, in stivali e tenuta da lavoro sta cercando di far ripartire l’attività che, secondo i piani, dovrebbe riaprire a maggio. Con uno sforzo economico di circa 220mila euro.

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«Si tratta di una scelta che, per come la vedo io, va contro anche allo spirito di chi ha donato: in tanti lo hanno fatto anche per me e per la collega della Terrazza, ce lo sono venuti a dire, e sono rimasti male quando hanno saputo che a noi non è arrivato neppure un piccolo segnale di vicinanza».

Ecco che scatta la proposta-provocazione, condivisa anche da Vanessa Carletti titolare del ristorante La Terrazza: «Noi imprenditori con i nostri dipendenti andiamo a mangiare alla mensa della Caritas, forse così ci daranno un aiuto», dice. Insieme a Carletti ripercorrono quanto accaduto dal dopo-alluvione. «Alla Caritas abbiamo riempito i moduli richiesti per il risarcimento danni, abbiamo portato loro i preventivi, poi sono venuti alcuni loro addetti a fare sopralluoghi: tutto questo per scoprire qualche settimana fa che la commissione valutativa nell’ultima seduta di fine gennaio ha scelto di destinare quanto raccolto solo ed esclusivamente alle famiglie alluvionate escludendo le imprese - raccontano - Quando siamo andati alla Caritas per capire i motivi di questa scelta che ci escludeva, ci hanno riferito che la commissione così aveva deciso e ci hanno dato una lista di associazioni che avevano fatto anche loro la raccolta fondi, da chiamare». E ancora: «Abbiamo chiamato queste realtà e tutte avevano già destinato le donazioni ricevute alle famiglie alluvionate». Carletti va oltre: «Il caro presidente della Regione Rossi che è venuto a fare le sue giratine in piazza, con un ristorante da demolire e 10 persone (famiglie e abitanti a casa) come unica soluzione ha suggerito di andare a prendermi un micro prestito di 20mila euro: un prestito, vi rendete conto», esclama. Entrambi concordano su un fatto. «Se avessimo saputo che andava a finire così, subito dopo l’alluvione avremo dato il nostro Iban bancario alle decine e decine di amici, conoscenti e clienti che sono venuti a chiederci come potevano aiutarci». Luca Bardi chiude ricordando e ringraziando le due associazioni Reset e Lions: «La prima ci ha offerto di comprarci una macchina da caffè e l’altra un frigorifero».
 

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