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Alluvione, il gran rebus dei rimborsi sul ring delle elezioni

Livorno, Rossi: niente fondi nella finanziaria. Nogarin: i parlamentari locali si vergognino Ma Velo e Romano dicono l’opposto: soldi a marzo, non avete capito la procedura

LIVORNO. Inutile immaginarsi che una questione caldissima come l’alluvione – ferita aperta, anzi spalancata – potesse restar fuori dal ring della campagna elettorale. Ecco che sui rimborsi agli alluvionati si è innescato un incandescente botta e risposta che, agli occhi dei cittadini, ha trasformato in un rebus la pratica burocratica per cercare di ottenere l’indennizzo dei danni subiti.

In ballo è la tempistica. Da un lato, c’è il sospetto che i soldi arriveranno in ritardo, magari aspettando un anno in più (e poco importa che sia quel che è accaduto in occasione di altre inondazioni anche nella nostra stessa regione); dall’altro, si ribatte dicendo che chi lo dice ha proprio preso un granchio e non si è accorto che i fondi prenderanno un’altra strada. Su una sponda, il governatore Enrico Rossi, leader di Liberi e Uguali, forse nell’unica volta in cui è d’accordo con il sindaco M5s Filippo Nogarin; sul versante opposto, il Pd con esponenti del governo come la sottosegretaria Silvia Velo o del Parlamento come il deputato Andrea Romano.

A dar fuoco alle polveri è stato il presidente della Regione nell’ultimo sopralluogo. L’ha fatto rimarcando che la Regione ha fatto tutto quel che poteva («dando contributi fino a 8mila euro dal proprio bilancio per 500 famiglie più indigenti e concedendo finanziamenti col microcredito a 50 imprese»). Ma la cannonata è arrivata quando ha segnalato che nella legge di stabilità non c’è traccia di una voce di bilancio specificatamente dedicata all’alluvione di Livorno: va addossata «esclusivamente al Parlamento e al governo» la responsabilità dei ritardi negli indennizzi a imprese e famiglie, visto che la Regione ha fatto il suo e aveva chiesto al governo di fare altrettanto con l’inserimento nella “finanziaria”.

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«Scriverò a chi sarà eletto». Dopo aver ricordato di aver scritto (inutilmente) ai parlamentari ora in carica, Rossi annuncia che prenderà mail e mouse per chiedere impegno a chi sarà eletto dal voto del 4 marzo. Il sindaco Nogarin invece è andato all’attacco con un post tipo uppercut fin dal primo rigo: «I parlamentari eletti a Livorno dovrebbero vergognarsi». Li accusa di esser «venuti a fare passerella» nella città «sommersa dal fango». Risultato: «Alla prova dei fatti però si sono dimostrati semplicemente inadeguati».

«La finanziaria non c’entra». Balle: è riassumibile così la risposta che arriva da casa Pd: Velo e Romano, in una dichiarazione in tandem, dicono che nella legge di stabilità non c’è una voce a sé semplicemente perché non ci doveva essere. Per emergenze di questo tipo e di questa entità – affermano – «la procedura passa attraverso il Fondo Emergenza Nazionale della Protezione Civile, dal quale si attinge per il risarcimento danni una volta effettuata la ricognizione del fabbisogno». E spiegano: il governatore-commissario ha avanzato le richieste «con nota del 27 novembre», il Dipartimento della protezione civile ha inviato al commissario e alla Regione «in data 11 gennaio 2018 una nota di richiesta di approfondimenti in merito». E i tempi? Bisogna attendere «le determinazioni del ministero dell’economia (all’incirca nel mese di marzo) circa l’importo delle risorse da poter dirottare sul finanziamento degli indennizzi».

«Perché tutta quella fretta?». Ma allora, se il sentiero che devono percorrere i rimborsi non passa dalla legge di stabilità bensì dai fondi ordinari della protezione civile, come mai tutto quell’insistere sulla corsa contro il tempo per far inserire in extremis il provvedimento nella legge finanziaria? È l’aspetto sul quale insiste Nogarin nel suo post al cianuro. Tiene a sottolineare che «noi ci siamo fatti in quattro» e «abbiamo messo la nostra faccia alle assemblee pubbliche, chiedendo ai cittadini e agli imprenditori di compilare i famigerati moduli B e C al più presto». Non solo: i dipendenti del Comune «hanno fatto i salti mortali» per fare in tempo, «stessa cosa hanno fatto gli uffici del commissario». E di nuovo ecco saltar fuori il feeling d’amorosi sensi (politici) fra gli (ex) nemici giurati. Non poteva mancare un po’ di fiele: «Tutti hanno fatto la loro parte tranne i rappresentanti dei livornesi a Roma, evidentemente distratti da altro o impegnati ad alimentar sterili polemiche». Nogarin pronostica che «i cittadini e le imprese colpite non riceveranno i risarcimenti entro il prossimo autunno: dovranno attendere un altro anno». E sapranno «chi ringraziare»...

«Smettetela di speculare». Quanto basta per far infuriare i due dirigenti Pd, entrambi candidati all’uninominale: Velo e Romano chiedono agli avversari di smetterla di andare a caccia di voti «mettendo in ansia senza alcuna ragione famiglie e imprese»: tutto sta procedendo «con la massima rapidità e secondo le procedure». Tanto le norme come l’iter – avvertono – sono «definite dalla legge sulla protezione civile, tra l’altro voluta dal Pd, e attentamente vigilate dai deputati e amministratori locali Pd».

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