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Alluvione, 5 mesi dopo: "Io e i miei dipendenti lasciati soli e senza alcun aiuto"

Livorno, il dramma delle 11 persone che lavoravano al ristorante la Terrazza

LIVORNO. Volevano essere anche loro parte di quella Livorno bellissima e solidale. Lei, Vanessa Carletti insieme ai suoi 10 dipendenti rimasti senza lavoro dallo scorso 10 settembre. Dieci famiglie che da 5 mesi fanno fatica anche solo ad andare fuori a mangiare una pizza e in tanti casi devono rinunciare.

10 settembre, ore 5: Livorno finisce sott'acqua Le prime immagini dell'inondazione: il video di Manuel Golfarini - L'ARTICOLO


Tutto per colpa di un mostro di melma e fango che ha spazzato il ristorante "La Terrazza", in piazza delle Carrozze, a Montenero. Il loro posto di lavoro. Eppure di quel cuore grande dei livornesi loro non ne hanno fatto parte. «La situazione attuale a 5 mesi dalla tragedia è assurda e scoraggiante: a me non è arrivato un euro di tutta la solidarietà dimostrata dai livornesi. Questa è purtroppo la triste realtà. Il ristorante in cui sono cresciuta da 27 anni non esiste più. Davo lavoro a dieci famiglie che da 5 mesi fanno fatica ad andare avanti e di cui mi sento responsabile, eppure non ho ricevuto alcun aiuto economico se non quello di 2600 euro della festa che noi della piazza abbiamo organizzato qui a Montenero e un piccolo contributo della Cna», rabbia e disperazione sono stampati negli occhi di Vanessa Carletti.

Alluvione a Livorno, Montenero devastato dall'esondazione Una grande distesa di melma e devastazione. Si presenta così Montenero, una delle zone più colpite dall'esondazione dei torrenti che ha messo in ginocchio Livorno. Nel paese tanti volontari e residenti stanno cercando di liberare le case e rimuovere macerie, rami, macchine e lamiere trascinate dalla furia dell'acqua e del fango.- H24, immagini di Davide Bevilacqua, montaggio di Valerio Argenio


Oggi, a cinque mesi esatti dall’alluvione, la 43enne livornese si ritrova a vivere un secondo inferno, dopo quello dell’alluvione in cui lei e altri 5 dipendenti sono miracolosamente riusciti a salvarsi scappando da una finestra del primo piano mentre l’acqua aveva allagato completamente il piano terra. Il secondo inferno è quello di essere stata esclusa – come lei il collega e amico Luca Bardi del vicino Caffè Bardi – dal cuore grande della città. Non per volere dei cittadini. «Caritas, Fondazione Livorno, Regione: zero aiuti economici per ripartire. Qualche settimana dalla Caritas ci siamo sentiti dire che i fondi raccolti sono stati destinati esclusivamente alle famiglie alluvionate, niente per le imprese. Ci hanno dato una lista di associazioni da contattare: l’ho fatto e anche loro mi hanno detto di aver già distribuito le donazioni a famiglie alluvionate».

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Carletti si guarda intorno. Per ripartire servono, da preventivo, circa 325mila euro. Ci sono solo macerie in quel ristorante che da 27 anni è un pilastro di piazza delle Carrozze. Oggi è formalmente inagibile. Sul retro sembra poggiare su un baratro: la porta che indica il bagno dà su un corridoio di mattonelle che pare aggrappato ad un filo per sostenersi. La scala che portava giù al giardino è in bilico tra quel che c’era e un argine che ad adesso sta ancora franando e che aspetta da 5 mesi i lavori di messa in sicurezza.

«Io non ho mai abbandonato la nave: ogni giorno vengo a vedere la distruzione che ancora regna qua dentro e se fino a metà gennaio ancora speravo di poter ripartire qui a Montenero, oggi io e i miei 10 dipendenti ci ritroviamo soli, privati anche moralmente della forza della solidarietà cittadina e l’opzione di abbandonare per sempre questa mia adorata piazza è sempre più concreta». La rabbia è tanta. «Non dovrebbero esistere distinzioni di aiuto: dietro ad ogni impresa esistono famiglie che hanno e che danno lavoro, esistono persone, abitanti, cittadini, esiste il rispetto verso chi con grande difficoltà economica ha aiutato, donando, pensando anche a me e ai miei dipendenti, così come ad altre imprese», continua Carletti.



È c’è delusione e disperazione anche nelle parole di Elisa Giannini e Daniele Carletti: sono marito e moglie. Entrambi lavoravano nel ristorante. Era la loro unica fonte di reddito. «Anche andare a mangiare una pizza per noi è diventato un lusso: da un giorno ad un altro ci è cambiata la vita, non per colpa nostra – si sfogano – Pensare di essere stati discriminati rispetto agli aiuti è un altro colpo difficile da accettare. Le imprese a livello familiare come la nostra dava da mangiare a 11 persone: perché non siamo stati contati negli aiuti?».

Al “relitto” della Terrazza c’è anche Riccardo Roccasecca: lui era cuoco là dentro da 2 anni e mezzo. «Era la nostra unica fonte di reddito: mia moglie è casalinga, ho due figli - racconta la sua storia - Ho preso la disoccupazione per tre mesi e ora siamo a zero». Difficile ritrovare un lavoro: «Ho avuto tante di quelle porte sbattute in faccia: sembra che nessuno a 50 anni ti voglia a lavorare. È mortificante». Anche Renza Bernardeschi, che per 15 anni è stata aiuto cuoca è un fiume in piena: «Quindici anni, la mia seconda famiglia: tutto spazzato via in poche ore . Il nostro morale è sotto i piedi, speravamo che chi di dovere ci aiutasse, e invece solo utopie». E aggiunge: «Nessuna certezza per il futuro e nel mio caso neanche la possibilità di arrivare alla pensione minima». Anche il cameriere Luca Biagi vuole dire la sua: «Sono rimasto in un attimo senza lavoro: dopo 5 mesi niente è cambiato». Chiude l’aiuto-cuoca, Mara Volpi: «Sono passati 5 mesi dall’alluvione e, purtroppo, per noi è tutto come il primo giorno. Mi chiedo con quale criterio siano stati ripartiti i fondi raccolti: bene aiutare i privati, ma le imprese? ».

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