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Chiuso per 30 giorni il locale dello stupro della 17enne

Chiuso per 30 giorni il locale dello stupro della 17enne

Firenze, si contesta alla discoteca di aver servito alcol a minori e "ripetuti e abituali" episodi di violenza non gestiti. La ragazzina era stata aggredita in uno sgabuzzino mentre gli amici bussavano alla porta per tentare di salvarla 

FIRENZE.  Chiuso per 30 giorni dalla polizia amministrativa il locale 'Dolce Zucchero' di via Pandolfini, a pochi passi da piazza Santa Croce a Firenze, dove nella notte tra il 23 e il 24 settembre è stata violentata una ragazzina di 17 anni. Il presunto responsabile, uno studente universitario albanese di 22 anni, è stato arrestato nei giorni scorsi. Adesso sono arrivate le ripercussioni per il locale. La sospensione temporanea della licenza  disposta dal questore Alberto Intini per motivi di ordine e sicurezza pubblica. Perché alla festa, durante la quale era stata violentata la ragazzina, sarebbe stato servito alcol incontrollato a decine di minorenni, secondo l'accusa. Ma non solo. In base agli accertamenti della polizia, nel triennio 2015-2017 nella discoteca si sarebbero verificati "ripetuti e abituali episodi di violenza", che la direzione non si sarebbe dimostrata in grado di saper gestire o controllare. 

La vicenda che fa scattare i controlli e poi il provvedimento è appunto la violenza sessuale (presunta) contro la studentessa 17enne emersa solo pochi giorni fa. Secondo la ricostruzione, lo stupro di settembre, avviene durante una festa organizzata per celebrare l'inizio dell'anno scolastico. E accade nonostante il tentativo di alcuni amici e compagni della ragazzina di impedire la violenza. Ecco la dinamica, come ricostruita dagli inquirenti in base al racconto della vittime e dei presenti. Il Tirreno l'ha pubblicata così, il 7 febbraio.

Bussano alla porta. Picchiano, sempre più forte. La porta è chiusa a chiave, dall’interno. Dallo sgabuzzino suoni, indistinti. Nessuno apre. A un certo punto, lo studente esce, non saluta nessuno. Se ne va. Scappa proprio. Dentro resta la ragazzina. L’amica. Non subito è in grado di parlare. Poi lo ammette: «Mi ha violentata». E allora scatta la denuncia, la ricerca. Finisce ieri, con l’arresto. Ardit Prendi, albanese, studente di economia e commercio a Firenze, viene arrestato dalla polizia con l'accusa di violenza sessuale. Ieri mattina finisce in carcere anche se i fatti risalgono a settembre.

Siamo a una festa di un istituto superiore. In un locale del centro di Firenze, zona Santa Croce. Secondo l’accusa, lo studente, un po’ più grande degli altri ragazzi, individua la vittima scegliendo la più indifesa tra alcune ragazzine minorenni che stanno festeggiando l'inizio dell'anno scolastico. Poi la isola dal gruppo, la chiude in uno stanzino e la violenta approfittando dello stato confusionale in cui sarebbe finita per aver bevuto troppi cocktail. L’accusa sostiene che lo studente riesce a consumare il rapporto con calma, senza preoccuparsi degli amici di lei che battono alla porta cercando di soccorrere la loro compagna di classe. Costretti ad “assistere”allo stupro della compagna. E per questo stupro, però, avvenuto nella notte fra il 23 e il 24 settembre, ieri finisce in carcere lo studente.

Ieri, al termine delle indagini, gli agenti della sezione reati contro la persona della mobile, diretti dal vice questore Maria Assunta Ghizzoni, sono andati a prendere il 22enne in una casa dello studente dove ultimamente viveva con la fidanzata. Nei suoi confronti il gip Anna Liguori ha disposto una misura di custodia cautelare in carcere, richiesta dal pm Giovanni Solinas.

Secondo la ricostruzione, la sera della (presunta) violenza nel locale c'era una festa privata, organizzata da alcuni alunni di un istituto superiore fiorentino. Lo studente albanese, incensurato, non avrebbe potuto partecipare, ma, secondo quanto accertato dagli investigatori, aveva libero accesso alla discoteca perché a volte ci lavorava al nero. «Lavoro qui ma questa sera è la mia serata libera» avrebbe detto abbordando la ragazzina. Nel locale quella notte non ci sarebbe stato alcun controllo. I testimoni hanno raccontato alla polizia che i ragazzi, quasi tutti minorenni, avrebbero potuto ordinare e consumare alcolici senza alcun limite. La diciassettenne ha bevuto una birra, due cocktail e due shot, poi si è accasciata su un divanetto vicino alla postazione del deejay, in preda ai capogiri. Si trovava in una sorta di torpore a causa del quale non poteva reagire. Non è riuscita a difendersi dal ventiduenne. Dopo averla baciata l'ha fatta alzare e, tenendola per un braccio, l'ha portata nello stanzino dove sarebbe avvenuta la violenza.

La porta della stanza era senza maniglia, ma lui, lavorando nel locale, sapeva che era sufficiente inserire un qualsiasi oggetto nella serratura per farla scattare. A questo punto, in una piccola stanza protetta da una porta con vetro opaco, sarebbe avvenuta la violenza, durata circa dieci minuti. La giovane ha cercato di allontanarlo, ma non ne aveva le forze. I suoi compagni di classe, preoccupati avendola vista appartarsi con uno sconosciuto più grande di lei, hanno iniziato a battere alle porta, chiedendo di aprire. Il ventiduenne ha aperto solo dopo aver consumato la violenza, dileguandosi subito dopo senza lasciare a nessuno dei presenti il tempo di capire che cosa fosse davvero accaduto. Alcuni istanti dopo è stata la stessa

vittima, scoppiando in lacrime, a raccontare agli amici di essere stata violentata. Prendi, incensurato, è stato individuato grazie alle testimonianze dei presenti, ad alcune foto scattate durante la festa e alle immagini girate dalle telecamere di sorveglianza del locale.
 

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