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Rapina in banca, pugni al direttore per rubare gli spiccioli

Livorno, il colpo nella filiale di Collesalvetti della Cassa di Risparmio di Firenze, i banditi sono fuggiti con 2mila euro su un’auto grigia

COLLESALVETTI. I rapinatori erano convinti di trovare (e rubare) un vero tesoro. Invece qualche minuto di ritardo ha mandato all’aria il loro piano (quasi) perfetto: entrare in banca dopo l’arrivo del portavalori che aveva scaricato decine di migliaia di euro, minacciare dipendenti e clienti con un taglierino, farsi consegnare il bottino e scappare.
È nel momento in cui uno dei due banditi ha capito che si sarebbero dovuti accontentare di pochi spiccioli perché la cassaforte era già stata chiusa che ha perso la testa. E ha iniziato a picchiare il direttore della filiale. Due pugni in faccia che hanno tramortito l’uomo e spaventato i tre dipendenti e il cliente che intorno alle 10 di venerdì 26 gennaio si trovavano all’interno della Cassa di Risparmio di Firenze in via Roma, a Collesalvetti.

Comincia da qui la caccia dei carabinieri ai rapinatori fuggiti con meno di duemila euro in monete da uno e due euro a bordo di una utilitaria grigia. «Abbiamo subito attivato il protocollo dell’antirapina – spiegano dal comando provinciale – con posti di blocco lungo le maggiori arterie stradali». Fino alla tarda serata di ieri, però, le ricerche non hanno dati risultati, tanto da far sospettare che i due ricercati possano aver cambiato auto appena lasciato Collesalvetti oppure che abbiano nella zona un posto nel quale potersi nascondere.

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GLI INDIZI. Il colpo è stata ripreso dalle telecamere interne della filiale che hanno registrato l’arrivo dei due uomini, entrambi a volto coperto, e la loro permanenza all’interno della banca, durata solo pochi minuti. «L’allarme – confermano i carabinieri – è scattato alla 10,12». È invece dalle testimonianze delle cinque persone presenti nell’agenzia che gli investigatori hanno tracciato un possibile identikit dei banditi, a cominciare dalla provenienza e dalla conformazione fisica. «Avevano un accento del sud, forse siciliano», hanno ripetuto dipendenti e il cliente che hanno sentito le minacce al direttore e gli ordini successivi. L’ultima immagine dei banditi e di due uomini che salgono a bordo dell’utilitaria con uno zaino nel quale poco prima avevano messo i soldi rubati dalle casse della banca.

LE IPOTESI. È su questi elementi che gli investigatori stanno lavorando. L’ipotesi più probabile è che si tratti di rapinatori trasfertisti, professionisti dei colpi in banca (passamontagna e taglierino sono due indizi) che si muovono per l’Italia a caccia di filiali da svaligiare. E proprio le filiale di via Roma e quella di Stagno sono due delle banche storicamente più colpite dai banditi. «La sua collocazione – conferma un investigatore – fa sì che i rapinatori abbiano diverse vie di fuga a loro disposizione». Ecco perché non è un caso che gli ultimi arresti in seguito a colpi come questo – siamo nel dicembre del 2016 – riguardino proprio una rapina avvenuta alla Banca popolare di Stagno. In quella occasione a finire in manette furono due rapinatori di origini siciliane che secondo gli investigatori avevano colpito non solo nel livornese ma praticamente in mezza Italia.

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