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Moby Prince, la giustizia insieme alla verità - Il commento

Dopo la pubblicazione degli atti della Commissione d'inchiesta i dubbi e le domande su un caso che da 27 anni è rimasto sospeso tra troppe versioni contrastanti e senza colpevoli

LIVORNO. Ci sono voluti quasi 27 anni per compiere un passo importante verso la verità sulla morte di 140 persone a bordo del traghetto Moby Prince. Un’attesa che ha logorato i parenti delle vittime, che hanno però avuto la forza di continuare a lottare e che da ieri hanno una speranza in più: sapere, finalmente, che cosa è realmente accaduto la tragica sera del 10 aprile 1991 nella rada del porto di Livorno.

Già, perché la commissione parlamentare d’inchiesta - dopo 72 audizioni e 25 mesi di attività - è riuscita a spazzare via quella nebbia fatta di misteri, depistaggi, incongruenze ed errori che per tutti questi anni aveva avvolto il più grave disastro della marineria italiana nel dopoguerra. Proprio la nebbia era stata considerata dai magistrati la causa principale dell’incidente, ma da ieri sappiamo - grazie alle risultanze dei lavori della commissione - che la nebbia quella sera non c’era nel tratto di mare antistante Livorno.

I parlamentari hanno fissato anche un altro punto fermo: la petroliera Agip Abruzzo si trovava in una zona di divieto d’ancoraggio ma la sua posizione non sarebbe stata correttamente riportata nel corso delle indagini. E il traghetto? Il Moby Prince ha avuto un’alterazione della rotta ( "per fattori interni o esterni", sottolinea la relazione della commissione) e questa sì sarebbe stata una delle cause che hanno portato all’impatto.

Poi c’è il capitolo dei soccorsi, rimasti estranei alla vicenda processuale ma che dall’opinione pubblica sono sempre stati considerati confusi e inadeguati. Su questo punto, secondo i commissari c’è qualcosa di ancora più terribile: le persone a bordo non morirono nel breve volgere di trenta minuti come stabilito nei due processi, ma la vita a bordo del traghetto durò più a lungo.

Dunque, se il Moby Prince fosse stato cercato e non "trovato casualmente oltre un’ora e mezza dopo la collisione", alcuni tra i passeggeri e l’equipaggio avrebbero potuto essere salvati. Insomma, la verità della commissione parlamentare d’inchiesta ha completamente ribaltato la verità processuale che aveva chiuso il caso con due sentenze senza colpevoli, addossando ogni responsabilità all’errore umano

a bordo del traghetto. Ma ci può bastare sapere che le attività d’indagine furono "carenti e condizionate da diversi fattori esterni", come sostiene la commissione? No, di fronte a questi elementi si avverte la necessità di un nuovo processo. Perché insieme alla Verità ci sia anche Giustizia.

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