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Alluvione, Paolo Virzì (ri)attacca Nogarin: «Dovrebbe dimettersi»

Livorno, nuovo scontro fra il regista e il sindaco a 5 Stelle: «Finirà che lo porteranno via in manette da Palazzo Civico e questo è straziante»

LIVORNO. Esplode come un “topomatto” ai bòtti di fine anno la polemica a Livorno dopo l’avviso di garanzia al sindaco M5s Filippo Nogarin per l’apocalisse di fango che ha straziato la città in una notte di tempesta quattro mesi fa. Non erano mancate asprezze nel corso del consiglio comunale all’indomani della notizia di Nogarin indagato: inutile dire che sono piovute giù da ogni angolo dell’opposizione le richieste di dimissioni, ma non è niente a confronto di quel che è accaduto più tardi via web e social.

Il regista Paolo Virzì è stato spesso tagliente nei confronti degli amministratori M5s della “sua” Livorno eppure stavolta, in una videointervista al Fatto Quotidiano, è arrivato a dire addirittura che «finirà che lo porteranno via in manette da Palazzo Civico e questo è straziante». Non basta: secondo Virzì si giungerà a quel punto perché Nogarin ha «l’arroganza della persona che non percepisce la responsabilità di un ruolo così importante nella comunità». Di più: la sua «inadeguatezza enorme» è stata dimostrata con la vicenda dell’app dell’allerta meteo («prima mentendo ha negato di averla avuta, poi ha dovuto ammetterlo perché aveva firmato la ricevuta», infine ha detto che «con tutto quel che ho da firmare…»). A giudizio del regista, il sindaco dovrebbe avere «l’onestà di dire “non sono all’altezza” e dimettersi ma non può farlo perché l’azienda per la quale lavora, la Casaleggio Associati, glielo impedisce». E ancora: «Voglio sperare che dentro di lui senta di averla combinata grossa, stiamo parlando di una strage».

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Dal fronte opposto Il Corriere Fiorentino mette l’accento sul fatto che Tommaso Tafi, portavoce del sindaco Nogarin, ha pubblicato un tweet in cui parla di «sciacalli porporati» e dice che «nemmeno le opposizioni sotto campagna elettorale si sono spinte così in basso». Già la sequenza di sberle e punzecchiature fra il sindaco e il vescovo è così lunga da far avere più di un sospetto su chi sia il bersaglio dell’attacco, ma per non lasciar spazio a dubbi viene postata la lettera aperta del monsignore-architetto Simone Giusti pubblicata da Il Tirreno in cronaca di Livorno.

In realtà, sia il giornale on-line della diocesi che il vescovo personalmente non avevano avuto remore a mostrare in passato toni ben più caustici. La lettera si limitava a rivendicare alla Chiesa livornese l’impegno di «stare vicina alla popolazione e a fare quanto possibile cercando di creare rete con tutti» e a sottolineare che «Livorno non ha bisogno di dividersi né di fare tifoserie tanto meno su eventi come questi», ciascuno «faccia il suo dovere e apprezzi il lavoro altrui, parli poco e agisca molto». Figuriamoci però se poteva mancare un po’ di sale da strofinare sulla ferita aperta della nottata del sindaco il 10 settembre: per sua stessa ammissione, entrato in gioco quando ormai la tempesta aveva messo ko la città («meglio una o due notti in bianco che piangere donne, bambini, fratelli portati via dal fango e dall’acqua», parola di vescovo).

Virzì a Radio Capital: "Ho paura dei 5 Stelle. Hanno augurato la morte a me e ai miei figli" "Io quel movimento non lo pronuncio nemmeno perché ho paura". Così il regista Paolo Virzì al Tg Zero, su Radio Capital, intervistato da Vittorio Zucconi e Edoardo Buffoni. Paura dei 5 Stelle? "Sono un cacasotto, un fifone. Una volta rilasciai una battutina sul sindaco di Livorno (Nogarin, ndr) e sul blog di Grillo fui messo come 'regista del giorno'. E lì sotto, nello sputificio, augurarono la morte a me e ai miei figli. Mi impressionai. Ero stato per tanti anni critico verso il regime berlusconiano. Ma una cosa così violenta non mi era mai successa".


Dev’esser questa sottolineatura di Giusti che ha fatto saltare sulla sedia il portavoce del sindaco livornese e suggerirgli di affidare a un “cinguettìo” la contro-stoccata: inclusa una svista che paradossalmente in questo contesto potrebbe valere come auspicio di carriera (“porporati” sono i cardinali, non i vescovi come Giusti).

Se non bastasse, è sceso in campo il Pd per schierarsi col vescovo e chiedere alle istituzioni pentastellate di ritrovare «presto il senso della misura e il rispetto per le idee altrui». Come ultima frase da segnalare vale la pena di tornare agli ultimi dieci secondi dell’intervista di Virzì. Sotto i riflettori del cineasta non le polemiche di oggi ma quel che capiterà al prossimo round del voto locale: per eleggere il sindaco a Livorno «fra un anno si rivota a vincerà la Lega». Nella cittadella rossa dove esattamente 97 anni fa nasceva il Pci.

 

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