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Alluvione, l’ex assessore Grassi: «Nogarin non è l’unico colpevole»

Livorno, l’attuale direttore di #Italiasicura sull’urbanistica livornese: «Venivano in Comune per costruire dove non potevano. La soluzione? Città più moderna con grattacieli che lascino spazio al verde»

LIVORNO . A lanciare un messaggio di solidarietà al sindaco di Livorno Filippo Nogarin e a tutti i primi cittadini indagati dopo eventi eccezionali come l’alluvione, ci pensa un renziano della prima ora come Mauro Grassi. Ex assessore all’ambiente e all’urbanistica del Comune di Livorno per un anno – «silurato da Cosimi proprio perché renziano», ricorda – adesso è direttore di #Italiasicura, struttura ministeriale di missione contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche. «Non considero Nogarin un buon sindaco – scrive – Troppo distante dalle mie aspettative. E credo anche dalle aspettative dei livornesi. Detto questo sono molto dispiaciuto dall’indagine che lo coinvolge per concorso in omicidio. Tanti sindaci si sono trovati in queste condizioni e, al di là delle colpe oggettive, mi ha sempre fatto umanamente pena chi deve rispondere di responsabilità così alte a fronte di una preparazione non sempre adeguata al compito, e non solo per responsabilità individuale. Specie quando questi commettono colpe e non doli».

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Cos’è che le ha dato fastidio?

«Trattare una persona come una canaglia perché riceve un avviso di garanzia per omicidio colposo, quindi un fatto grave, penso non sia corretto. A Livorno come a Genova è avvenuto un evento millenario, non una pioggia di due ore».

I sindaci dunque sono per la legge dei parafulmini?

«Sì, è così. Il sindaco deve fare in modo che la struttura della protezione civile funzioni bene, ma non è il capo operativo, dobbiamo andarci cauti».

Secondo la Cassazione però il primo cittadino è proprio il garante della sicurezza…

«Da un punto di vista giuridica ok, ma da un punto di vista politico e umano, anche se ha fatto degli errori, non si può crocifiggere. Mica voleva uccidere otto persone. Un evento simile nessuno se lo aspettava. Allora sono colpevoli anche quelli che hanno tombato i fiumi. Lui deve rispondere per la legge dopodiché c’è la separazione dei poteri, il sindaco è responsabile ma c’è una struttura come la protezione civile. Lui deve fare in modo che in caso di allerta la struttura che funzioni».

Secondo la Procura è stato proprio questo a non funzionare la notte dell’alluvione…

«È vero so anche che ha cambiato il responsabile un mese prima, ma a me infastidisce quello che è stato fatto anche con la sindaca di Genova Marta Vincenzi: non si può trattare come un delinquente. Perché con eventi catastrofici succedono queste cose. Ma la politica deve avere il senso di una comunità. E quando succedono disgrazie simili la comunità si unisce, non cerca un capo espiatorio e lo butta in mezzo di strada. Che sia dei grillini, di destra e sinistra. Dice: i grillini lo fanno? A me non sta bene sparare su un sindaco per queste cose».

È garantista fino in fondo.

«Non è garantismo, è qualcosa di più, certi eventi devono portare all’unione delle comunità. Si può dire che quello successo all’Ardenza sia colpa di Nogarin? No, hanno colpa in tanti. Quando ero assessore venivano a chiedere di costruire in aree in cui non si poteva...»

Da ex assessore all’ambiente, come definisci l’urbanizzazione di Livorno?

«Sono atti eseguiti eccessi urbanistici e scelte senza senso. Si poteva costruire la città in equilibrio, invece è stata costruita, in alcuni casi, male. Ma questo è accaduto dal dopo guerra ad oggi, non è un problema degli ultimi tre anni. Poi certe scelte proprio non mi piacciono…»

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Tipo?

«Porta a Terra, mentre di porta a mare mi piace l’idea ma non l’esecuzione. Oppure in piazza del Luogo Pio non ero d’accordo con la costruzione di nuovi palazzi. Insomma, Livorno è stata tirata un po’ via, penso anche a tutti gli abusi. Sinonimo di una città che non si è voluta tanto bene ed è stata pressapochista. Il piano strutturale era l’occasione per intervenire: consumo zero del suolo, ristrutturazione e rigenerazione urbana andando anche in alto. Livorno non ha particolari pregi architettonici come il Duomo di Firenze o la Torre di Pisa. Forse si potrebbe fare una città più moderna con grattacieli che liberino la città di sotto facendo spazio al verde».

E questa idea come si combina con il pressapochismo e gli abusi del passato?

«Le ferite, come in un corpo, non è che le recuperi, restano le cicatrici. Però Livorno è un tipo di città dove si può lavorare. È meglio 100 metri cubi in più nel piano strutturale per fare un città bella. Non sono i metri cubi a fare la bellezza, ma l’equilibrio tra verde e costruito con un sistema di trasporti che tenga unita la città».

Un rimpianto della sua permanenza a Livorno?

«Non aver lavorato sul piano strutturale, ciò per cui ero venuto».


 

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