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Muore a 55 anni infermiera di chirurgia

Livorno: Stefania Spagnoli si occupava dell’accoglienza dei pazienti: lascia due figlie, lunedì 15 i funerali

LIVORNO. Accoglieva i pazienti prima dell’operazione, li accompagnava in reparto, spiegava loro il percorso che avrebbero affrontato. Li rassicurava, certo, e teneva anche i contatti con i loro parenti. Una spalla su cui poter contare durante il ricovero, una figura fondamentale per tutta l’area chirurgica del nostro ospedale. Fino a poco più di un anno fa, quando è iniziata la sua battaglia contro una tremenda malattia: mesi di cure, di alti e bassi, di voglia di vivere, di dolore e complicazioni.

«Si è arresa lunedì scorso - spiegano i colleghi - ha chiesto di essere ricoverata, non aveva più forze per lottare». E se n’è andata ieri mattina, dopo quasi una settimana in un letto del reparto di Cure palliative. Stefania Spagnoli aveva 55 anni e dal ’94 era un’infermiera referente di Chirurgia multidisciplinare, al primo piano del sesto padiglione. Ed è stata, per quasi venticinque anni, il punto di riferimento per migliaia di pazienti che dovevano affrontare operazioni molto delicate. Un attaccamento unico e un amore infinito per la sua professione, tanto che ha chiesto di essere sepolta con il camice da infermiera: i funerali verranno celebrati domani mattina, alle 10 alla cappella di San Giuseppe, la chiesa dell’ospedale.

Spagnoli, nata il 30 aprile del 1962, lascia il marito Roberto Paolinetti e le figlie Serena, 23 anni, infermiera come la madre, ed Elena, 20, oltre alla sorella Daniela. «Una famiglia unita, una famiglia d’altri tempi - sottolineano amici, conoscenti e colleghi - sono sempre stati al suo fianco e non l’hanno mai lasciata da sola. Stefania era una professionista eccezionale e una donna meravigliosa: buona, disponibile, piena di attenzioni. Insomma, tutto quello che si può desiderare in una persona. Il dolore è immenso». E immensa era anche la sua voglia di aiutare gli altri, di fare il possibile per tutti: lo conferma non solo il lavoro che svolgeva ogni giorno all’ospedale, ma anche la donazione delle cornee. «Tutti i pazienti restavano sempre impressionati dalla sua disponibilità e dalla sua generosità», confermano dal reparto di Chirurgia guidato dallo storico primario Maurizio Viti.

La 55enne era entrata all’ospedale come ausiliaria nel corso degli anni Ottanta, diventando infermiera nel 1988 e iniziando pochi anni dopo la sua carriera professionale nell’area chirurgica: coadiuvava la coordinatrice infermieristica della week surgery e recentemente aveva ottenuto proprio il master in coordinamento, un traguardo a cui teneva molto

e fondamentale per la gestione e l’organizzazione di un reparto. Ma a colpire era soprattutto la sua umanità, il suo modo di accogliere e tranquillizzare i pazienti prima di un intervento. Livornesi che oggi, guardando la sua foto, ricordano le sue rassicurazioni con il dolore nel cuore.

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