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Per Lonzi e Rari spuntano due acquirenti

Livorno, lavoratori da due mesi senza stipendio, i sindacati chiedono l’attivazione della cassa integrazione

LIVORNO. Due aziende del settore rifiuti, una di La Spezia e una di Brescia (la Systema Ambiente), si sono fatte avanti per entrare nel capitale sociale della Lonzi Metalli e della Rari.

La proposta è arrivata all’amministratore unico delle due aziende, Robi Morreale, che ieri, insieme al consulente Massimiliano Farnesi e all’avvocato Laura Formichini (che è anche legale della famiglia Lonzi), era presente in Provincia nell’incontro con Gianfranco Simoncini, a cui erano presenti anche rappresentanti del Comune.

Il percorso è appena all’inizio, ma è una ciambella a cui i sindacati si aggrappano con forza per far ripartire le due attività : perché – spiega Giovanni Golino, segretario della Funzione Pubblica Cgil – il lavoro che fanno Rari e Lonzi deve comunque essere fatto, e allora è meglio che si mantenga sul territorio, perché l’impatto sull’ambiente è minore e perché si garantisce l’occupazione.

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Se l’interesse per rilevare le due aziende sarà confermato, dovrà essere predisposto un piano industriale da sottoporre alle banche creditrici di Lonzi e Rari, poi al custode giudiziario Riccardo Forgeschi e al magistrato che dovranno eventualmente approvarlo.

Al tavolo di Palazzo Granducale i vertici delle due aziende hanno fatto presente che le ordinanze della magistratura non mettono in discussione la continuità aziendale e hanno inoltre riferito che stanno mettendo in campo una serie di misure finalizzate a garantire la ripresa delle attività nel pieno rispetto delle normative vigenti.

I sindacati hanno chiesto che i lavoratori possano nel frattempo usufruire degli ammortizzatori sociali. Per questo è stato concordato per venerdì 19 gennaio un incontro con l’azienda, in cui sarà chiesta o la cassa integrazione in deroga o la cosiddetta Fis, il fondo integrazione salariale, una sorta di solidarietà.

«Non entriamo nella vicenda giudiziaria», dice Golino. «Ma riteniamo che l’attività debba riprendere nel rispetto delle normative. Dopo due mensilità più la tredicesima non pagate ci sono famiglie con il conto corrente a zero, che stanno subendo una situazione di cui non hanno colpe».


 

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