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La preside: «Non è colpa dell’insegnante ma dei genitori: non educano»

Livorno, parla la dirigente Vincenza Rum

LIVORNO. Vincenza Rum, preside del complesso scolastico delle Mazzini dove un ragazzo ha colpito con un pugno il compagno di classe spaccandogli due denti, lo ripete una due tre quattro volte: «Il problema in questo caso non riguarda la vigilanza da parte dell’insegnante, ma l’educazione che i genitori danno ai propri figli».

Preside, però il fatto accaduto è grave: la famiglia affida il proprio figlio alla scuola e lo ritrova con due denti rotti...

«Guardi che prevenire una cosa simile è impossibile...».

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Perché?

«Perché tutto è avvenuto in pochissimi secondi. L’insegnante, che tra l’altro stava sostituendo una collega, non ha avuto il tempo materiale per separarli. I due ragazzini erano in fondo alla classe e tutto si è svolto senza che lei potesse intervenire. Per mettersi in mezzo prima che si spintonassero e poi arrivasse il pugno, o meglio lo sganassone, avrebbe dovuto essere un fulmine. Purtroppo non si può pretendere che un’insegnante preveda certe cose, è la famiglia a dover insegnare ai propri figli che certe reazioni vanno evitate».

La famiglia del ragazzino colpito lamenta un comportamento ingiusto da parte della scuola...

«La scuola ha fatto tutto quello che doveva. Lo stesso giorno la mamma è stata chiamata e anche quello successivo. Le abbiamo spiegato, ci siamo confrontate e abbiamo fornito tutte le informazioni per quello che riguarda la copertura assicurativa che garantisce il ministero in questi casi».

Però da quanto è emerso sia la vittima che l’aggressore hanno avuto la stessa sanzione disciplinare...

«Dopo quello che è successo abbiamo convocato un consiglio di classe straordinario per ricostruire quello che era successo e abbiamo ammonito entrambi gli studenti, un provvedimento che è l’anticamera della sospensione».

Però alla fine a cambiare scuola è stato il ragazzo colpito da un pugno. Sembra il classico caso dove oltre al danno ci si trovi davanti a una beffa...

«Per tutti noi la scelta della famiglia di far cambiare scuola al ragazzino è una sconfitta. Anche perché quello studente dopo alcune difficoltà di inserimento iniziali si era integrato bene, aveva raggiunto valutazioni decenti e se la cavava bene. Io non posso impedire a nessuno di restare nella mia scuola, ma in questo caso ho avuto una brutta sensazione...».

Scusi, che tipo di sensazione?

«Che dietro al comportamento della famiglia ci sia altro».

Si spieghi meglio...

«Non vorrei che il vero obiettivo fosse quello di avere un risarcimento dal Miur. In passato richieste simili sono già state fatte da parte di alcuni genitori ma il giudice ha dato ragione alla scuola».

Vedremo...però questo ennesimo episodio di violenza in classe è un campanello d’allarme, il termometro di una situazione difficile.

«Ripeto: purtroppo a mio avviso è colpa dei genitori. L’educazione non è più quella di una volta: non è possibile dare sempre ragione ai figli...»

E il ruolo degli insegnanti?

«Nella situazione specifica vorrei sapere come l’insegnate avrebbe potuto intervenire. Immaginate in una classe di ventisei persone due che si alzano in fondo alla classe: è un attimo. Vi rendete conto di cosa chiedere agli insegnati? Di prevedere il futuro...».

(f.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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