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Elezioni, Salvini si candida in Toscana: l’obiettivo è Pisa

Il segretario toscano del Carroccio: «Matteo si presenta qui». E i sondaggi favorevoli in quattro collegi innescano una disputa tra Lega e Forza Italia. Per le rilevazioni in mano al centrdestra, contendibile la Torre, ma anche Lucchesia, Grosseto e Arezzo 

FIRENZE. «Si scatenerà una corsa forsennata ai collegi. Da quando non c’è più Verdini è così, sul territorio nessuno riceve la linea e ognuno se la fa da solo», confessa un (ex) big di Forza Italia in Toscana. Da quando la corte del re Denis si è dissolta, tenere il filo del dialogo con Lega e Fratelli d’Italia è un percorso accidentato. Il tessitore del patto del Nazareno ci sarebbe riuscito, avrebbe saputo tenere a bada le tensioni e il nervosismo, e gli scazzi che stanno montando in queste ore per l’esuberanza sovranista di Matteo Salvini. Sì perché il leader del Carroccio scalpita. «Sicuramente Matteo si candiderà in Toscana, lo ha annunciato, e non è escluso che lo faccia correndo alla Camera a Pisa», dice Manuel Vescovi, segretario lumbard in terra rossa.

Colpa e merito dei sondaggi finiti negli ultimi giorni sulle scrivanie dei vertici toscani azzurri e di quelli della Lega. Giorno dopo giorno, stanno crescendo le enclave a rischio per il Pd. Secondo quelle proiezioni, ci sono almeno 4 collegi alla Camera da strappare ai “rossi”. E fra questi, a sorpresa, è spuntata la Torre. Eppure quelle enclave di entusiasmo berlusconian-leghista rischiano di trasformarsi in corride fratricide.

Una vittoria a Pisa con Salvini, alla vigilia delle amministrative, farebbe da traino. Sarebbe l’occasione per sferrare il colpo letale all’immagine della regione-fortino della sinistra. Secondo le rilevazioni, una delle vecchie fortezze del centrosinistra starebbe per crollare. Effetto di un’onda di ritorno dello tsunami Cascina. Dopo la vittoria di Susanna Ceccardi, adesso anche nella città dei Miracoli tira tutta un’altra aria. Pesa l’effetto scissione, con i voti risucchiati al Pd dall’ex nume tutelare della SinistraDem cittadina, Paolo Fontanelli, passato con Bersani e D’Alema. Ma la miglior allieva di Salvini non perde occasione per ricordare che alle regionali 2015 a Pisa la Lega volò oltre il 20%, mentre le truppe azzurre si fermarono a una cifra. Così Salvini sarebbe pronto a rivendicare un diritto di prelazione.

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Non sarà la sindaca a correre, ma lei e il segretario regionale Vescovi batteranno i pugni. Avrebbe voluto provarci il segretario cittadino Edoardo Ziello. «Dovrò farmi da parte in nome di un big con molta più esperienza», ha confidato ai suoi. Potrebbe essere quella di Claudio Borghi, il guru anti-euro eletto in Toscana o appunto quella di Salvini stesso, finora dato come sfidante di Maria Elena Boschi a Firenze. Ipotesi dura da digerire per Deborah Bergamini, la parlamentare viareggina salita sul trono azzurro di Toscana dopo il tramonto del re Denis. È lei, insieme al coordinatore Stefano Mugnai, la vera custode di liste e segreti della nave forzista. È lei una delle poche a poter sedere nel cerchio magico di Arcore insieme a Niccolò Ghedini, l’uomo che sta disegnando la nuova geografia berlusconiana per il 4 marzo.  Da giorni scalda i motori: «Non esistono più regioni rosse. Esistono solo italiani e italiane in rosso, a causa di politiche rapinose che li hanno impoveriti. Non solo la Toscana è contendibile, ma siamo convinti di vincere», ha detto ieri a Firenze. Difficile si lasci soffiare un boccone così invitante. Lei verrà blindata in un listino bloccato, ma potrebbe decidere di surfare sui sondaggi o comunque affidare la sfida ad un’altra vestale berlusconiana, l’avvocato Raffaella Bonsangue.

Insomma, l’amazzone Debby (come la chiamavano al liceo) non cederà facilmente alle pretese della vichinga Susy. Responsabile comunicazione di Forza Italia, giornalista, laurea in lettere, borsa di studio in Massachussets ed ex responsabile marketing della Rai, in fondo Deborah rappresenta la linea dei falchi forzisti, di quelli che convinsero l’ex Cavaliere a infrangere il patto del Nazareno. È una combattente. Un tempo teneva un blog fantasy, si trasformava in Cartimandua, la regina dei celti. C’è da scommetterci: battaglierà per spostare Massimo Mallegni, finora destinato al Massa-Versilia, su Lucca, altro collegio dato per vincente in un sondaggio Tecné. Dovrà ingoiare il rospo l’ex aennino Riccardo Zucconi, esponente di Fratelli d’Italia che da settimane faceva la ola convinto di essere il prescelto.

Arezzo sembra l’unico collegio conteso su cui il centrodestra non litigherà. Lì il leader toscano dei meloniani Giovanni Donzelli è deciso a sponsorizzare Letizia Giorgianni, la presidente del comitato dei beffati di Banca Etruria. Unico antidoto ai Cinquestelle, i veri avversari. Non è un caso che i renziani si siano decisi a esiliare Maria Elena Boschi. Sarà guerra a destra anche in Maremma. Lì da settimane scalpita un ruspista del Carroccio, Mario Lolini, capogruppo in consiglio a Grosseto, anche se ieri i meloniani hanno rialzato la testa e alla notizia di una possibile discesa in campo di Leonardo Marras per il Pd, hanno annunciato di voler schierare l’assessore Fabrizio Rossi. Ma potrebbe aver fiutato la preda lo stesso coordinatore regionale azzurro Stefano Mugnai. Sarà scudato comunque con il listino. Ma una vittoria personale sul testa a testa con i dem lo rafforzerebbe anche dentro il partito. Magari contenendo così lo strapotere della signora degli anelli azzurri.

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