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Morto in porto, Scotto-Neri multata: «Piazzale insicuro anche dopo l'incidente»

Livorno, dalle carte emergono le irregolarità dei vertici nell’azienda indagati per omicidio colposo nell’applicazione del documento dei rischi

LIVORNO . Non sembra essere servita da lezione la morte di Mauro Filippi, travolto e ucciso il 21 luglio 2016 da un carrello elevatore nel piazzale della Scotto-Neri, affinché i vertici della ditta che ha sede all’interno del porto di Livorno si adeguassero agli standard previsti dalla legge in materia di sicurezza sul lavoro. È quello che emerge dalle carte dell’indagine chiusa nei giorni scorsi e dove compaiono quattro indagati, tutti accusati di omicidio colposo in concorso. In particolare i tecnici dell’Asl che nei mesi successivi all’incidente hanno effettuato i sopralluoghi nel piazzale hanno evidenziato alcune irregolarità e di conseguenza – come prevede la normativa – hanno impartito le necessarie prescrizioni per mettersi in regola. Ma questo – secondo gli investigatori – non è mai avvenuto.

Ecco perché le contravvenzioni contestate non si sono estinte in via amministrativa ma compaiono nel capo d’imputazione notificato agli indagati. «Solo se si adempie e si paga la sanzione amministrativa – recita la normativa del testo unico – si estinguono le contravvenzioni e rimane l’omicidio colposo». E l’adempimento consiste prima nell’apportare tutte le modifiche che l’Asl impone e successivamente si viene ammessi al pagamento. Come, ad esempio, ha fatto Ettore Chini, amministratore unico della Tcr srl, e datore di lavoro della vittima.

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Tre le principali irregolarità rispetto al documento di valutazione dei rischi riscontrate nel piazzale Scotto-Neri e contestate al presidente del consiglio di amministrazione Giovanni Arrigo, 42 anni, e all’amministratore delegato Giorgio Neri. A cominciare dal divieto di accesso di estranei all’area di lavoro; l’individuazione e segnalazione delle vie di transito e delle aree di stoccaggio nei magazzini; la segnalazione delle aree di lavoro. Invece è stato accertato che durante le operazioni di carico e scarico della cellulosa, l’area interessata non era né efficientemente segnalata, essendo consentito l’accesso a chiunque nelle zone operative, non esistevano di fatto segnalazioni circa le vie di transito e le aree di stoccaggio e neanche circa le aree di lavoro.

Inoltre la vittima, invece di rimanere in cabina, ha coadiuvato il carrrellista da terra, come da sua richiesta, nelle operazioni di carico, muovendosi a piedi in aree interdette e non delimitate dalla regolare segnaletica. Tra l’altro – come prevede la legge – avrebbero dovuto esserci dei dipendenti della Scotto a controllare che le regole fossero rispettate. Al contrario i lavoratori nominati fra i dipendenti, molti dei quali carrellisti, di fatto venivano impiegati con funzioni operative e comunque sono risultati non consapevoli delle procedure da seguire in materia di sicurezza.
Tanto che il conducente del mezzo che ha poi investito il camionista lo manovrava non in retromarcia e a bassa velocità come avrebbe dovuto.

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