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Alluvione, ecco la diga delle suore che ha ristretto il rio

Livorno, l’opera in cemento armato realizzata negli anni ’70 non risulta agli atti. «Dal 2014 denunciamo l’abuso e il pericolo: solo adesso sono intervenuti»

LIVORNO. Ha dell’incredibile che quella opera idraulica alta una decina di metri, in cemento armato, che restringe il corso del Fosso della Lecceta a Montenero, non risulti agli atti. La Regione, la Provincia e il Comune, interpellati nel 2015, non hanno trovato alcuna informazione né permesso relativo a quella pratica. Eppure lungo via del Governatore da decenni è lì quella “diga” realizzata nella proprietà della Congregazione delle figlie di San Giovanni Gualberto che là dentro ospitano una residenza sanitaria assistita.

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L’obiettivo? Creare una vasca di raccolta delle acque da usare, forse, per annaffiare il giardino. È la famiglia Paoletti che abita davanti, durante l’alluvione del 10 settembre (anche nel 2014) ad aver subito maggiormente gli effetti devastanti dell’alterazione del letto del corso d’acqua che confluisce poi nel rio Banditella. «Questa diga con una decina di metri di tombamento ha ristretto il corso d’acqua, obbligandolo a passare in una condotta dal diametro di 80 centimetri: la furia delle acque ci ha letteralmente travolto», racconta il proprietario, Michele Paoletti.

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La notte del 10 settembre la loro casa è diventata una sorta di isola. Con acqua e fango a destra e a sinistra. Il fiume, infatti, ha superato il muro di cemento armato, travolgendo il cancello e i muri del giardino dell’abitazione. «Già nel 2014 una precedente bomba d’acqua ci ha provocato importanti allagamenti, dissesti e danni e da allora siamo in causa con la Congregazione: è servita l’alluvione, con le nostre ennesime segnalazioni, a far intervenire il Genio Civile e qualcosa si sta muovendo per mettere in sicurezza l’area». Paoletti mostra le e-mail intercorse tra il “suo” geologo Antonio Liberato e Regione, Provincia e Comune: «È un’opera abusiva, non v’è traccia di questa pratica: da persone che vivono qui so che è stata fatta negli anni ’ 70».

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Paoletti non può più utilizzare il cancello dell’abitazione che dà su via del Governatore. «Per ragioni di sicurezza ho dovuto mettere una paratia e fare un buco nel muro per far confluire le acque». Il proprietario parla di cattiva manutenzione della proprietà delle suore. Indica uno dei muri perimetrali, lungo via del Governatore che con l’alluvione è crollato. Ad oggi la strada è chiusa. Ci sono gli operai Clc al lavoro sia lì che alla diga. Operano per conto del Consorzio di Bonifica che portano avanti gli interventi di somma urgenza legati all’alluvione commissionati dalla Regione. La diga abusiva non verrà demolita, però. «I lavori sono volti a ripristinare l’officiosità idraulica del corso d’acqua e con un nuovo argine a terra nella proprietà della Rsa si eviterà che le acque possano esondare dal Fosso e vadano ad interessare le abitazioni a valle di via del Governatore», scrive il dirigente del Genio Civile Francesco Pistone a Paoletti il 7 dicembre.
 

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