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Inchiesta sui rifiuti tossici, «Così Lonzi aumentava il fatturato»

Livorno, dall’informativa dei carabinieri spuntano discariche compiacenti nel sistema di smaltimento di sostanze pericolose

LIVORNO. «Discariche compiacenti», è l’accusa formulata dalla Procura di Firenze-Direzione distrettuale antimafia nei confronti degli impianti dove venivano conferiti i rifiuti che arrivavano dalle aziende livornesi “Lonzi Metalli” e “Ra. Ri”, entrambe dello stesso Gruppo. È il 18 dicembre 2015 quando la polizia giudiziaria decide di eseguire un «riscontro su strada», come si legge nella voluminosa informativa portata all’attenzione del Gip per i provvedimenti di competenza. Finiscono così sequestrati tre carichi di rifiuti: i primi due con il codice Cer 191212, ed il terzo con Cer 190203, indicanti entrambi «rifiuti non pericolosi e con ecotassa ridotta». Tutti e tre i carichi arrivano dall’impianto della Lonzi Metalli.

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Il carico – si legge nelle carte degli inquirenti – «risulta essere stato accettato incondizionatamente per intero dalla ditta Rea Impianti, in discarica a Scapigliato». La Procura dispone un accertamento tecnico irripetibile che fissi sulla carta la tipologia di rifiuti sequestrati. Ed affida l’operazione a Paolo Sommaruga, geologo ed esperto ambientale. Il quale scrive: «Sulla base dei prelievi e relative analisi di laboratorio è possibile attribuire a tutti e tre i carichi in sequestro il codice Cer 191121» che indica «altri rifiuti, compresi materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti, contenti sostanze pericolose». Materiali, conclude il tecnico incaricato, «da gestire e smaltire come rifiuti pericolosi». Sommaruga ricorda, inoltre, che «l’impianto di discarica di Scapigliato non è idoneo né autorizzato allo smaltimento di rifiuti pericolosi».

Attraverso le intercettazioni che si protraggono per dieci mesi gli inquirenti arrivano a «confermare lo stretto rapporto tra Lonzi Metalli ed il sito finale dei rifiuti, la Rea». Mettendo anche in evidenza il fatto che i controlli sulla discarica «risultano essere pressoché inesistenti e, se effettuati, con procedure superficiali».

Nell’occasione «la dirigenze di Rea in merito ai tre vettori oggetto di sequestro ha proceduto al respingimento del carico». Ma – si legge ancora nell’informativa degli ufficiali di Pg del Corpo Forestale dello Stato – «un altro autoarticolato prima dei tre sequestrati, era stato segnalato dal personale per avere caricato gli stessi rifiuti pericolosi e che il personale su strada non era riuscito ad intercettarlo prima del suo arrivo in Rea». Dove il carico «identico per composizione a quello dei tre sequestrati, è stato interamente accettato».

Già dal settembre 2015 – ricordano gli inquirenti – «Rea impianti aveva già raggiunto il quantitativo di rifiuti massimo annuo fissato dall’Aia. Ed agosto 2016 Rea ha richiesto ed ottenuto dalla Regione Toscana un incremento di 5.000 tonnellate al quantitativo massimo annuo autorizzato perché erano già prossimi al limite». Un incremento ottenuto «per pubblica utilità» in quanto Rea riceve i rifiuti urbani della Lonzi Metalli «che a sua volta svolge il servizio raccolta per conto dell’Azienda municipalizzata di raccolta rifiuti urbani di Livorno».

Ma – mettono in luce le carte della Dda – «il quantitativo di rifiuti gestito dalla Lonzi per conto di Aamps è molto basso rispetto al complessivo dei rifiuti gestiti che vengono inviati in Rea. E, quindi detto incremento è volto esclusivamente a fare aumentare il fatturato di Lonzi Metalli che, avendo maggiori spazi a disposizione in discarica, può incrementare i propri accordi commerciali esistenti».




 

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