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Legge di bilancio, c’è la stretta sul lavoro a termine

Manovra: contratti più corti per favorire assunzioni. Dati Istat: aumentano gli italiani a rischio povertà

ROMA . Stretta sui contratti a termine. La manovra ha cominciato il suo iter alla Camera con l’esame degli emendamenti destinati a modificare il testo approvato dal Senato e il tema lavoro appare al centro dell’attenzione. Il Pd spinge per ridurre la durata massima dei contratti a tempo determinato da 36 a 24 mesi tagliando anche i possibili rinnovi, che attualmente sono cinque.

L’obiettivo, ovviamente, è quello di spingere le aziende, che con la legge di Bilancio godranno anche di un taglio dei contributi sulle assunzioni dei giovani, a privilegiare i contratti a tempo indeterminato introdotti con il Jobs act. I dem hanno anche annunciato emendamenti sulle assunzioni, con decontribuzione dei dottorandi di ricerca. In particolare, spunta l’ipotesi che il requisito anagrafico dei 29 anni possa valere già al momento dell’ammissione e non al termine del percorso di studi, poiché altrimenti molti giovani con competenze specialistiche sarebbero tagliati fuori. Palazzo Chigi, tra l’altro, starebbe valutando l’ipotesi di introdurre una indennità fissa da mille euro, a integrazione dell’assegno di ricollocazione, per i licenziamenti individuali nelle imprese con più di 15 dipendenti.

Il governo, intanto, cerca di disinnescare la grana web-tax. I tecnici di Camera e Senato hanno avvertito che la formulazione dell’imposta, che dovrebbe partire dal 2019, sembra escludere dall’applicazione il mondo dell’e-commerce. «C’è la massima disponibilità a modificare l’impianto della norma» ha garantito il viceministro dell’Economia Morando rispondendo al presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, che ha suggerito di anticipare l’imposta al 2018, magari con una aliquota ridotta all’1-2%, ma con tutte le transazioni dentro. Compreso, ovviamente, l’e-commerce.

Trasporti. La commissione della Camera ha approvato alcuni emendamenti che prevedono sanzioni raddoppiate per l’uso degli smartphone alla guida e fino a sei mesi di sospensione della patente nonché l’obbligo di dispositivi di allarme antiabbandono per i seggiolini dei bambini in macchina. In tema sanità torna l’ipotesi della tassa sul fumo, il cui gettito (604 milioni) confluirebbe del Fondo sanitario nazionale.

La commissione Giustizia della Camera, intanto, suggerisce un giro di vite alle liti temerarie, vale a dire quelle dove ci sono richieste eccessive di danni, come nel caso delle querele. Tra le ipotesi, c’è anche quella di inserire in manovra una parte della riforma del processo civile per introdurre il procedimento semplificato (il rito sommario) davanti al giudice monocratico.

La legge di Bilancio che sta per essere licenziata dal Parlamento nasce nel contesto di un Paese che si rimette a camminare ma che appare sempre più ingiusto. Ieri l’Istat ha spiegato che nel 2015 la crescita della ricchezza

ha premiato il 20% degli italiani più ricchi lasciando al palo gli altri, tanto che il 30% della popolazione, l’1,5% in più rispetto all’anno precedente, è sull’orlo della povertà, pronto a finirci dentro perdendo il lavoro, ammalandosi o semplicemente dovendo affrontare una spesa imprevista.

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