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Adescava ragazzine in chat: condannato

Livorno, quattro anni e mezzo di reclusione nei confronti di un operaio di Stagno: il 45enne aveva decine di video pedopornografici 

LIVORNO. Più di quello che aveva chiesto il pubblico ministero. Il terzo collegio del Tribunale è andato oltre i 3 anni invocati dal pm e ha condannato un operaio originario di Pontedera e residente a Stagno a una pena di 4 anni e mezzo per una sfilza di reati a sfondo sessuale con ragazzine al di sotto dei 18 anni. La sentenza è stata letta mercoledì 6 dicembre dopo alcune ore di camera di consiglio. Antonino Verde, 45 anni, dipendente di un’azienda pontederese, è stato riconosciuto colpevole dal Tribunale (presidente Dani, a latere Idaresta e Grieco) di atti sessuali con minorenne, adescamento sempre di minori, detenzione di materiale pedopornografico, tentata violenza sessuale con l’aggravante della minore età dei 14 anni delle vittime, corruzione di minorenne e sostituzione di persona. Alle 8 parti civili, buona parte delle quali assistite dall’avvocato Marco Massara, è stata riconosciuta una provvisionale (anticipo sul risarcimento del danno) di 5mila euro ciascuna.

Al centro del processo una sequela di comportamenti ai danni di ragazzine in zona e anche nel resto di Italia che l’operaio contattava su Facebook fingendosi un coetaneo. Difeso dall’avvocato Riccardo Ghilli, Verde è stato giudicato con rito abbreviato. Il 45enne nel novembre 2016 fu arrestato dai carabinieri di Marina di Pisa dopo essere stato trovato in una piazzola del litorale in auto in attesa di incontrare una ragazzina di 11 anni con cui aveva un appuntamento concordato in chat. In aula, quella che ora è diventata una tredicenne, in aula aveva confermato l’adescamento da parte dell’imputato e anche l’appuntamento nei pressi della pineta. All’inizio aveva dichiarato nello scambio di chat di avere 20 anni. Poi, alla fine, aveva svelato la sua età. La risposta contestata all’imputato era stata: «Per me va bene lo stesso anche se hai 11 anni». Quell’incontro si doveva concludere con un bacio. Solo che all’arrivo dell’allora undicenne, l’imputato trovò i carabinieri e anche il padre che aveva scoperto la tresca sul computer della figlia. Gli accertamenti su tablet e due smartphone dell’operaio aprirono un mondo agli investigatori che trovarono almeno duemila video porno di cui una quarantina contenenti immagini con teenager usate come attrici dell'hard.

Stando alle indagini svolte anche con l’aiuto di un ingegnere informatico erano almeno 20 le parti offese, ragazzine rintracciate attraverso

foto e chat che da Torino a Caltanissetta erano entrate in contatto con l’imputato. Nessun rapporto fisico completo. Scambio di foto con bimbe nude in cambio di ricariche telefoniche. E tentativi di palpeggiamento. Fino all’ultimo appuntamento a ridosso della pineta concluso con l’arresto.

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