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Lo costringe a gettarsi in mare per sfuggire ai controlli: arrestato pescatore livornese - Video

Livorno: al pescatore, 47 anni, è stato contestato anche il reato di “caporalato”. A bordo faceva lavorare migranti senza regolare contratto

Caporalato, il blitz di carabinieri e guardia costiera sul peschereccio Un pescatore livornese di 47 anni è stato arrestato per avere costretto un migrante a gettarsi in mare per sfuggire i controlli della Guardia costiera

LIVORNO. “Violenza privata”, “violenza o minaccia per costringere a commettere un reato” e “sfruttamento del lavoro”. Questi i reati che la Procura di Livorno contesta ad un pescatore livornese di 47 anni, Andrea Caroti,. comandante di un peschereccio della marineria locale. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri e dalla Guardia Costiera di Livorno.

I militari dei due comandi hanno infatti dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Livorno, su richiesta del magistrato Fiorenza Marrara, a conclusione dell’indagine denominata “Catene”, attendendo il rientro dalla battuta di pesca del pescatore, ormeggiatosi con l’imbarcazione nell’abituale posto d’ormeggio in banchina in darsena vecchia.

L’indagine era partita da un salvataggio in mare, nel tardo pomeriggio dell’8 giugno del 2016, di un cittadino senegalese nello specchio acqueo di Calambrone a qualche centinaio di metri dalla costa. L’uomo, salvato da un bagnino che si era accorto di lui vedendolo annaspare nell’acqua, raccontò allo stesso assistente bagnante che per paura di un controllo della guardia costiera che in quel momento stava effettuando controlli, il comandante di un peschereccio, per il quale lavorava in maniera irregolare, lo aveva spinto in mare, pur consapevole che non avesse le capacità di nuotare per mettersi in salvo. Dopodiché, il cittadino extracomunitario si era dileguato facendo perdere le proprie tracce.

Le iniziali indagini, condotte dalla guardia costiera, che nell’occasione era giunta poco dopo sul posto raccogliendo le dichiarazioni del bagnino e di alcuni testimoni, consentivano di riscontrare come veritiero quanto dichiarato dall’immigrato e grazie ai successivi accertamenti di identificare il responsabile del gesto. Caroti, nei giorni successivi, avendo saputo che il cittadino senegalese era stato convocato dalla guardia postiera per rendere dichiarazioni su quanto accaduto, lo minacciava ripetutamente per costringerlo a non dire la verità.

Le ulteriori indagini, svolte dal nucleo investigativo dei carabinieri e dalla Guardia costiera, facevano emergere un quadro probatorio a carico dell’indagato che dimostrava come il pescatore, per gli interessi della propria attività di pesca professionale, avesse posto in essere uno sfruttamento continuo, non solo del senegalese, ma anche di altri cittadini extracomunitari per lo svolgimento di varie mansioni a bordo dell’imbarcazione. Persone che avendo necessità di lavorare venivano costrette a turni massacranti, per un compenso di 10 euro a volta ed una modesta quantità di pesce, offesi ripetutamente quando non eseguivano a dovere gli ordini. Una volta in arresto, per Caroti sono scattati gli arresti domiciliari.

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