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Meningite C: «Mia moglie ha rischiato di morire e ora non lasciateci soli»

Meningite C: «Mia moglie ha rischiato di morire e ora non lasciateci soli»

Livorno, a un mese dal contagio Veronica è fuori pericolo e presto sarà dimessa. Il marito Massimiliano, che dopo un banale infortunio ha perso una gamba, lancia un appello: «Tante promesse ma nessun lavoro per la mia disabilità»

LIVORNO. Massimiliano vive nella tempesta da sette anni, da quando un banale infortunio si è trasformato in un’odissea sanitaria: diciannove interventi chirurgici conclusi con l’amputazione di parte della gamba destra che l’ha costretto a dire addio al vecchio lavoro. «Ma il peggio – sospira entrando in Comune per chiedere un appuntamento con il sindaco Filippo Nogarin – è arrivato un mese fa».

È la notte tra venerdì 13 e sabato 14 ottobre quando in casa Del Proposto, un appartamento in affitto sul viale Carducci, scende la peggiore della sciagure: la meningite C nella forma più aggressiva . «Quel giorno – ricorda – mia moglie Veronica stava male fin dal mattino, aveva la febbre alta ma è andata lo stesso al lavoro, allo chalet Mauri dove fa la cuoca. Quando è rientrata a casa la temperatura sfiorava i quaranta. Si è messa a letto e io accanto a lei. Alle 4 si è svegliata, mi ha chiesto l’acqua, ma vaneggiava, diceva frasi senza senso». Quando Massimiliano è tornato dalla cucina e ha acceso la luce ha visto la moglie trasfigurata. «Non muoveva le mani, tanto che il bicchiere le è scivolato. E poi sul corpo aveva delle strane macchie rosse: ho pensato alla varicella, al morbillo. Mi sono spaventata e ho chiamato subito l’ambulanza».

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Giorni dopo i medici che hanno salvato la donna hanno spiegato al marito che i soccorsi sono arrivati appena in tempo: «Altre due ore – mi hanno detto – e non ci sarebbe stato più nulla da fare». A distanza di un mese Veronica, 43 anni, è fuori pericolo. «Per giorni – va avanti – i medici mi hanno ripetuto che quella forma di meningite è mortale e di tenere sempre il cellulare accesso, anche di notte. Per fortuna la situazione è migliorata. Veronica anche se non era cosciente ha dimostrato di avere una voglia matta di vivere e combattere per restare con me e i nostri tre figli. Pensate che di solito nel nostro organismo abbiamo settemila globuli bianchi, lei per lottare con la malattia ne ha prodotti fino a trentaseimila».

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Vinta la battaglia con la meningite C – Veronica dovrebbe essere dimessa a giorni – è iniziata un’altra salita dalla quale, ad oggi, non si vede però il traguardo. «Mia moglie – ammette Massimiliano – era l’unica in famiglia a lavorare. Era con il suo stipendio che riuscivamo ad andare avanti: pagare l’affitto di 600 euro al mese, le bollette e mantenere i nostri tre figli di sette, sedici e ventun anni. Ecco perché sono venuto in Comune a chiedere un lavoro». Nei giorni successivi al dramma in molti si sono fatti avanti con Massimiliano per aiutarlo, chi con del denaro altri con proposte di lavoro. «Purtroppo con la mia disabilità certificata al 75% ho dovuto rifiutare alcune proposte: un posto da carpentiere a Lucca, il pizzaiolo, il corriere. Tutti impieghi che mi avrebbero obbligato a stare in piedi per ore».

Ecco perché quarantaseienne è andato a bussare alle porte del Comune. «Ormai non posso più aspettare. Quello che chiedo è un’opportunità, un posto in un ufficio che sia compatibile con la condizione di disabile. Non vorrei dare ragione all’impiegato dell’ufficio di collocamento: quando mi sono presentato per chiedere se c’erano posti per le categorie protette mi ha risposto che avrei dovuto aspettare che mi venissero i capelli bianchi...».

L’ultimo pensiero prima di uscire dal Comune e affrontare di nuovo la pioggia è per tutte quelle persone che non sono ancora vaccinate contro la meningite. «Vaccinatevi – ripete – io e mia moglie non lo eravamo e lei ha rischiato di andarsene in poche ore. I medici sono stati eccezionali e l’hanno salvata, ma non sempre ci riescono. Veronica è il settantesimo caso in Toscana negli ultimi anni: cinquanta sono sopravvissuti, venti non ce l’hanno fatta».

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