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Tasse, tariffe, multe non pagate: 3 euro su 10 spariscono dalle casse del Comune

Livorno al 30%: siamo fra le prime 12 città del Centro nord. Colpa della crisi (e dei furbetti)

LIVORNO. Tutte le volte che il Comune mette all’incasso dieci euro vede in realtà sparirne tre per strada. E stavolta non dipende dai tagli del governo centrale ma semmai dal fatto che noi cittadini non paghiamo quanto dovuto. Stiamo parlando di cifre enormi: più di 47 milioni di euro rispetto agli oltre 150 milioni se fissiamo lo sguardo sui conti solo del 2016.

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Lo attesta il dossier realizzato dal quotidiano confindustriale Sole 24 Ore sulla base dei certificati di consuntivo (dunque, non su previsioni più o meno aleatorie ma su importi accertati). Per ciascuno degli oltre cento capoluoghi di provincia del Bel Paese gli occhi sono stati puntati su tre tasselli del puzzle degli introiti degli enti locali: 1) i tributi municipali (come la Tasi, l’Imu, l’addizionale Irpef e similari); 2) le tariffe dei servizi pubblici locali (come il trasporto scolastico o gli asili nido, ad esempio); 3) le multe (senza limitarsi ai soli automobilisti bensì inserendo nel calcolo anche gli altri tipi di sanzioni per vari generi di irregolarità).

Se come da semaforo verde, giallo e rosso sono i giudizi ultra-sintetici con cui l’équipe dei ricercatori ha semplificato i dati da Aosta a Siracusa, ecco che Livorno finisce una volta in zona gialla e due in zona rossa. Quanto basta per far suonare il campanello d’allarme: in tutta la parte d’Italia che sta a nord di Roma si contano appena undici città in cui il fenomeno delle mancate riscossioni è più grave che a Livorno (due di esse sono in Toscana: Lucca e Siena).

Questi soldi-fantasma possono restare a fare da zeppa (illusoria) al bilancio ma lasciano man mano sempre più in affanno la liquidità, e le normative più recenti hanno imposto una ripulitura da entrate che non si concretizzeranno mai.

Per capirci: secondo quanto viene riportato nell’indagine, sul fronte dei tributi comunali l’incasso effettivo 2016 risulta per il Comune di Livorno esser stato di 78,9 milioni di euro, cioè ben 25 milioni in meno rispetto alle aspettative (e, ripetiamo, non previsionali ma riguardanti cifre da consuntivo). Insomma: qui è sparito un euro su quattro.

Già non è un granché ma va peggio nel campo delle tariffe dei servizi locali: 37,4 milioni di euro l’importo indicato alla voce “accertamenti”, 21,9 quello riguardante gli incassi effettivi. In concreto: qui “evaporano” più di quattro euro su dieci, visto che l’introito non arriva al 59% di quanto dovuto.

Ma questo è niente se passiamo a prendere in esame cosa accade nel campo delle multe. L’importo effettivamente incassato (5,9 milioni su 12,2) non arriva neanche al 50 per cento: più di metà restano non pagate.

Eppure, detto per inciso, Livorno non è un caso record: nella maggioranza delle città italiane l’ammontare delle multe pagate è al di sotto del 45%, a Trapani non raggiunge il 27% e a Bari fatica ad arrivare alla soglia dei 20 punti percentuali.

Guai a pensare che si tratti di un “virus” che colpisce solo nel Mezzogiorno: nel nord industriale opulento troviamo che a Como non vengono pagate quattro multe su cinque, a Lodi sei su sette, a Alessandria nove su dieci.

Dunque, non si tratta di un caso specificamente livornese: ad esempio, nella riscossione dei tributi municipali si contano venticinque città che non ce la fanno a incassare neanche il 70% di quanto accertato. Di più: in tredici città gli introiti reali riguardanti le tariffe dei servizi restano al di sotto della soglia della metà di quel che ci si aspettava. Non solo: appena in 39 capoluoghi di provincia (su 104 fotografati) le multe effettivamente riscosse arrivano alla metà del totale.

Non è neanche un fenomeno degli ultimi anni. Già nella precedente legislatura a guida Pd era emerso quanto fosse elevata la percentuale delle mancate riscossioni soprattutto di multe e tariffe dei servizi locali.


 

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